Piazza Duomo e le sue polemiche

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Neanche il tempo di piantare qualche palma in Duomo che immediatamente si scatenano le polemiche. Un coro di voci si alza contro queste povere piante. Forse avrebbero preferito pini o salici piangenti. Probabilmente neppure quelli. In un mondo in cui la critica è ormai una moda, tutto è oggetto di no. Il non piace è diventato un gusto personale da buttar fuori con decisione. Insomma se non è di mio gradimento, allora non va bene! Singolare poi il fatto che le stesse persone incarognite contro i muri di Trump, non siano in grado di accettare due palme in Duomo. Qui c’è un problema serio di accettazione della diversità. Ma il punto è che il no rappresenta chiusura. Bisogna partire dal presupposto che non esiste nulla di fossile, il mondo è vario e la diversità arricchisce. Che fastidio possono arrecare delle piante la cui funzione è semplicemente quella di regalare un po’ di vitalità ad una delle piazze più importanti d’Italia? Riflettendo con attenzione, la questione è un’altra. Il fatto che bisogna necessariamente discutere di qualsiasi cosa anche quando non ci sono le conoscenze per farlo. C’è bisogno di quel particolare entusiasmo che, non accontentandosi dell’abitudine, abbraccia con gioia nuove cose. Qualche palma in una piazza, regala colore al grigio della città.

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Chi arriva a Milano non può che esser piacevolmente stupito di veder del verde in una città in cui se ne vede così poco. Ma qualcuno ha pensato bene di distruggere un pezzo di madre natura con il fuoco. Per fortuna senza riuscir ad arrecar gravi danni. Solo una palma è rimasta parte lesa dell’agguato. In ogni caso questa è di sicuro una mancanza di rispetto. La solita insolenza di chi pensa di far del bene decidendo per tutti. Al contrario, con un -bel- po’ di vivi e lascia e vivere, mettendo il becco solo in situazioni veramente sconcertanti, si può arrivare ad un livello di pace interiore ed esteriore notevole. La soluzione è a portata di intelligenza.

Alessia Gerletti

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