Petrolio a 70 dollari al barile.

Dietro la decisione dell’Opec la sfida allo Shale Gas Americano

terra-nel-petrolio.jpg

A ribasso il prezzo del petrolio. Nei giorni scorsi si è registrato il livello più basso degli ultimi cinque anni. L’ Opec (l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio costituitasi nel 1960, formata da 12 nazioni che hanno creato il cartello economico più potente del mondo), ha deciso di non tagliare la produzione del greggio facendo scendere il prezzo dell’oro nero a meno di 70 dollari al barile. Da giugno il calo è stato del 30-35%. Come si traduce questo ribasso dei prezzi energetici nell’economia reale delle nazioni e dei consumatori?

cms_1518/606x340_290524.jpg

I maggiori vantaggi da questi prezzi minimi del costo del greggio (materia prima d’eccellenza per aziende e famiglie) saranno immediatamente tangibili nelle minori spese per i trasporti (traffico su gomma) che si tradurranno in minor costi per i prodotti finiti. Effetti simili a quelli derivanti dal taglio delle tasse, con più denaro (da spendere) a disposizione dei consumatori. Se con un barile a 80 dollari (rispetto ai 100 di qualche mese fa) il risparmio per ciascuna famiglia americana poteva essere quantificato in 600 dollari all’anno, con il prezzo a 70 dollari le cose andranno ancora meglio.

cms_1518/a.jpg

Però in Italia il discorso è un po’ diverso: il risparmio c’è ma, con tutte le tasse che gravano sui carburanti, si sente poco. Basti pensare che per la benzina la componente fiscale (Iva e accise) è il 62%, contro il 38% dei costi industriali. Quindi se si registra un calo del 30% sul prezzo del petrolio non possiamo aspettarci una diminuzione equivalente sul costo della benzina.

cms_1518/images.jpg

Ma quali sono le reali motivazioni di questo storico ribasso del prezzo del petrolio?

Alcuni esperti di politica internazionale intravedono dietro questa decisione dell’ Opec una mossa di strategia geopolitica a stelle e strisce : tenere sotto scacco due Paesi le cui economie dipendono fortemente dalle entrate derivanti dal petrolio. Parliamo di Iran e Russia, il primo tenuto a bada soprattutto per la questione nucleare, il secondo per le note problematiche legate all’Ucraina e alle sanzioni contro Mosca varate da Stati Uniti ed Europa.

cms_1518/putin-sospetta-complotto-politico-dietro-il-calo-del-prezzo-del-petrolio.jpg

Annientare l’economia russa significherebbe sancire definitivamente il tramonto dello Zar Putin. Un obiettivo molto importante per le aquile di Washington. Petrolio e gas sono fondamentali per la Russia, di cui costituiscono il 70% delle esportazioni. Metà delle sue entrate fiscali dipende dagli utili delle compagnie energetiche. E questo influirebbe soprattutto sulla stabilità politica di Mosca. Quando sale il prezzo del petrolio si rafforza anche il leader del Cremlino (lo si è visto nell’ultimo decennio con Putin), quando il prezzo cala il potere traballa (è successo con Gorbaciov e poi con Eltsin). A partire dal marzo di quest’anno, in coincidenza con l’invasione della Crimea, il costo del greggio ha iniziato la sua corsa all’ingiù. Ogni calo di un dollaro implica una perdita per Mosca di 1,7 miliardi.

cms_1518/102528646z.jpg

Ma oltre a questa tesi, circola un’altra ipotesi. Dietro alla mossa dell’Arabia Saudita di tenere bassi i prezzi, si nasconde la volontà di stroncare sul nascere le ambizioni americane di raggiungere l’indipendenza energetica grazie allo shail gas prodotto attraverso la nuova tecnica del “fracking”. A seconda degli impianti, gli idrocarburi estratti dalla roccia di scisto in America producono redditi a prezzi fra i 40 e i 115 dollari. Per i sauditi, tenere il greggio a 70 significa sperare di spiazzare parte della nuova produzione americana. La stessa estrazione di greggio dalle sabbie bituminose in Canada, sostenibile solo a 80 dollari, finirebbe per costare centinaia di miliardi di perdite alle compagnie occidentali che vi hanno investito. Così l’Opec con i prezzi bassi spera di rallentare lo sviluppo della nuova generazione di tecnologie occidentali che stanno rendendo il vecchio cartello sempre meno decisivo. La lunga e dura “guerra” del petrolio è appena iniziata.

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su