Pensioni come leggere il cedolino( Altre News)

Robot e intelligenza artificiale fanno paura a 1 operaio su 2 - Fca, bonus medio da 1.350 euro a dipendenti - Bper: in 2019 utile netto a 379,6 mln, dividendo sale a 14 cents - Buoni Pasto, Anseb: "Da sempre a fianco esercenti, no a massimo ribasso

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Pensioni febbraio, trattenute e rimborsi: come leggere il cedolino

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Il cedolino della pensione, accessibile tramite servizio online, è il documento che consente ai pensionati di verificare l’importo erogato ogni mese dall’Inps di conoscere le ragioni per cui tale importo può variare. Si riportano di seguito le informazioni sulle voci che compongono il cedolino della pensione di febbraio 2020.

Per quanto riguarda le prestazioni fiscalmente imponibili, oltre all’Irpef mensile, vengono trattenute le addizionali regionali e comunali relative al 2019. L’Inps ricorda che queste trattenute, relative all’anno precedente, sono infatti effettuate in 11 rate nell’anno successivo.

Proseguono, inoltre, le trattenute fiscali, sempre relative al 2019, nel caso in cui l’Irpef mensile del 2019 sia stata pagata in misura inferiore rispetto a quanto dovuto su base annua. In linea generale, si legge ancora sul sito dell’Inps, tale recupero viene effettuato in 2 rate a decorrere dal mese di gennaio e si conclude con la mensilità di febbraio 2020.

L’Istitito Nazionale della Previdenza Sociale ricorda poi che solo per pensionati con importo annuo complessivo dei trattamenti pensionistici fino a 18.000 euro, per il quali il ricalcolo dell’Irpef ha determinato un conguaglio a debito di importo superiore a 100 euro, la rateazione viene estesa fino alla mensilità di novembre.

Le somme conguagliate verranno certificate nella Certificazione Unica 2020. Le prestazioni di invalidità civile, le pensioni o gli assegni sociali, le prestazioni non assoggettate alla tassazione per particolari motivazioni (detassazione per residenza estera, vittime del terrorismo) non subiscono trattenute fiscali.

Nella pensione di febbraio vengono restituite le somme erroneamente trattenute ai pensionati a gennaio 2020, riferite al 2019. Si tratta dei casi in cui la quota di pensione relativa all’incremento derivante dall’applicazione della sentenza 70/2015, e perequata tempo per tempo, è stata defalcata dall’importo lordo da gennaio a dicembre 2019. Di conseguenza, era stato calcolato il debito per il 2019, e l’importo mensile lordo della pensione, a gennaio 2020, era risultato inferiore a quello dovuto.

Proseguono -evidenzia ancora l’Inps- le trattenute riferite all’anno corrente. È stato, inoltre effettuato il ricalcolo a consuntivo di quanto trattenuto nel corso dell’anno 2019. Nei casi in cui la trattenuta effettuata nel 2019 sia stata superiore al dovuto, viene posto in pagamento l’importo a credito del pensionato. Nei casi in cui la trattenuta effettuata nel 2019 sia stata inferiore al dovuto, viene applicata la prima trattenuta del recupero che verrà effettuato complessivamente in 3 rate.

Il rimborso fiscale riferito al recupero dell’importo a debito sarà conguagliato con il cedolino di marzo 2020, in sede di consuntivazione fiscale.

Per i pensionati delle gestioni pubbliche ai quali è stato notificato il debito, a seguito della verifica delle prestazioni collegate al reddito che erano state anticipate nel 2017 in via provvisoria (ad esempio: assegno al nucleo familiare, somma aggiuntiva, pensioni ai superstiti soggette a riduzione per limiti di cumulabilità di cui all’art. 1, comma 41 della legge n. 335/1995) viene avviato il recupero mensile.

Robot e intelligenza artificiale fanno paura a 1 operaio su 2

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Sono oltre 7 milioni di lavoratori italiani che hanno paura di perdere il proprio posto di lavoro a causa dell’arrivo di nuove tecnologie, dai robot all’intelligenza artificiale: quasi 1 operaio su 2 vede per questo il proprio lavoro a rischio. L’85% dei lavoratori infatti, il dato supera l’89% tra gli operai, esprime una "forte preoccupazione" per l’impatto atteso della rivoluzione tecnologica e digitale. Sono alcuni dei principali risultati del 3° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Eudaimon (www.eudaimon.it) con il contributo di Credem, Edison, Michelin e Snam.

I salari, d’altra parte, ricorda il Censis, sono tecno-polarizzati: fatto 100 lo stipendio medio italiano, nei settori tecnologici il valore sale a 184,1, mentre negli altri comparti scende a 93,5. "Sono i numeri di una disuguaglianza salariale in atto nelle aziende italiane che convive con le paure dei lavoratori e certifica l’esistenza di un gap tra chi oggi lavora con le nuove tecnologie e chi no", scrive il Censis.

Non più sereno il giudizio degli intervistati anche su altri fronti caldi: per il 50% infatti i ritmi di lavoro si faranno decisamente più intensi mentre per il 43% si dilateranno gli orari di lavoro. Nessun miglioramento nelle condizioni di lavoro per il 33% degli intervistati (il 43% tra gli operai) così come la sicurezza per il 28% dei lavoratori (il 33% tra gli operai), non farà passi avanti.

Il welfare aziendale può mitigare le disuguaglianze, rileva ancora l’indagine del Censis su uno strumento che sta prendendo piede all’interno dei rinnovi contrattuali per incrementare indirettamente il salario. Per 2 lavoratori su 3 che già ne beneficiano, il 66%, il welfare aziendale sta migliorando la loro qualità della vita. Le percentuali sono elevate tra dirigenti e quadri (89%), lavoratori intermedi (60%) e operai (79%). Guardando al futuro, il 54% dei lavoratori, dice il Censis, è convinto che gli strumenti di welfare aziendale potranno migliorare il benessere in azienda.

Fca, bonus medio da 1.350 euro a dipendenti

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Ammonta a 1.350 euro in media il bonus che Fiat Chrysler Automobiles erogherà questo mese a tutti i dipendenti italiani del Gruppo: il bonus - pari a poco più del 6% della retribuzione di riferimento - è stato deciso alla luce dei risultati 2019 e in relazione agli obiettivi di efficienza produttiva previsti dal Contratto collettivo specifico di lavoro di FCA. I risultati variano a seconda delle performances, misurate con il sistema WCM (World Class Manufacturing), realizzate da ogni singola unità produttiva.

"Sono confermati i risultati della maggior parte degli stabilimenti produttivi del Gruppo, tra i quali ancora una volta si distinguono Pomigliano e Verrone che per il quinto anno consecutivo hanno raggiunto l’eccellenza e riceveranno in media circa 1.675 euro. Alcune realtà del Gruppo hanno registrato un miglioramento dei risultati rispetto allo scorso anno" spiega Fca in una nota ricordando come "la politica retributiva, introdotta nel luglio del 2015 e confermata dal rinnovo del 2019, prevede di far partecipare direttamente tutte le persone ai risultati di produttività e qualità del Gruppo".

Bper: in 2019 utile netto a 379,6 mln, dividendo sale a 14 cents

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Bper ha chiuso il 2019 con un utile netto dell’esercizio pari a 379,6 milioni di euro, un dato questo non direttamente confrontabile con il risultato dell’anno precedente, pari a 402 mln che includeva utili non ricorrenti realizzati su titoli di debito, in considerazione del diverso perimetro del Gruppo e della presenza di rilevanti componenti straordinarie. Lo rende noto il Cda di Bper Banca in un comunicato dopo che ha esaminato e approvato i risultati individuali della Banca e consolidati di gruppo al 31 dicembre 2019. Il Cda ha proposto un dividendo cash di 14 cents di euro per azione, in crescita rispetto ai 13 cents nel 2018, confermando il trend di costante crescita della remunerazione degli azionisti nel tempo.

Nel secondo semestre si segnalano, in particolare: gli oneri non ricorrenti relativi alla manovra del personale pari a 136 milioni di euro (al lordo dell’effetto fiscale) confermando i target dell’organico di Gruppo previsti dal Piano industriale 2019-2021; i costi straordinari relativi alle operazioni strategiche concluse nel 2019 pari a 21,1 mln; maggiori accantonamenti su crediti, in aumento di oltre 150 mln rispetto al primo semestre, anche in coerenza con la prevista accelerazione del processo di de-risking (301,3 mln nel II semestre 2019 rispetto a 148 mln nel primo); impairment su immobili e partecipazioni per un ammontare totale pari a 34,1 mln. Tali componenti sono state sostanzialmente bilanciate dalla contabilizzazione del badwill generato dall’acquisizione di Unipol Banca quantificato in 343,4 mln di euro dopo la conclusione del processo di Purchase Price Allocation.

Il costo del credito risulta pari a 86 bps in aumento rispetto ai 47 bps dello scorso esercizio principalmente per effetto dei maggiori accantonamenti effettuati, in particolare nel secondo semestre dell’anno anche in previsione dell’accelerazione del processo di de-risking. Infatti, il gruppo Bper, tra le altre iniziative gestionali sul credito problematico, ha avviato le attività per una nuova operazione di cartolarizzazione di un portafoglio di sofferenze da finalizzare entro il primo semestre 2020 con l’obiettivo di raggiungere con oltre un anno di anticipo il target di Npe ratio lordo sotto il 9% previsto dal Piano industriale per il 2021.

Nel corso del 2019 sono state concluse alcune importanti operazioni strategiche quali l’acquisizione di Unipol Banca, con la contestuale cessione di un portafoglio di sofferenze per circa 1 mld di euro a UnipolReC, l’acquisto di quote di minoranza del Banco di Sardegna e di una quota partecipativa incrementale in Arca Holding pervenendo a detenere il 57,1% del capitale sociale. A seguito delle citate operazioni,7 Unipol Banca e Arca Holding sono entrate nel perimetro di consolidamento del gruppo Bper a far data dal 1 luglio 2019.

Nell’ultimo trimestre da sottolineare, oltre all’incorporazione di Unipol Banca, la conclusione dell’Offerta Pubblica di Scambio su azioni di risparmio Banco di Sardegna, con una percentuale di azioni portate in adesione pari a oltre l’80% e la sottoscrizione dell’accordo con le Organizzazioni Sindacali relativamente alla riduzione della forza lavoro prevista dal Piano industriale 2019-21 volto a favorire l’ottimizzazione del dimensionamento degli organici e il ricambio generazionale.

La raccolta diretta da clientela (debiti verso clientela, titoli in circolazione e passività finanziarie designate al fair value) si attesta a 58,1 mld di euro. La raccolta da clientela ordinaria risulta pari a 54,6 mld, costituita principalmente da conti correnti e depositi liberi per 47,7 mld, da depositi vincolati e certificati di deposito per 1,7 mld e da obbligazioni per 1,8 mld. La raccolta istituzionale è pari a 3,4 mld quasi interamente composta da obbligazioni.

La raccolta indiretta da clientela, valorizzata ai prezzi di mercato, è pari a 110,6 mld significativamente superiore al dato del 2018 principalmente per effetto dell’allargamento del perimetro del gruppo. In particolare, la raccolta gestita è pari a 41,7 mld, di cui 17,1 mld riferibili a Arca Holding al netto della quota di fondi collocata dalla rete del gruppo Bper. La raccolta amministrata risulta pari a 68,9 mld di euro che include i depositi amministrati di un’importante società di assicurazioni. Il portafoglio premi assicurativi riferibile al ramo vita, non compreso nella raccolta indiretta, ammonta a 6,8 mld.

I crediti lordi verso la clientela sono pari a 55,3 mld di euro. I crediti ’performing’ lordi sono pari a 49,2 mld, mentre quelli deteriorati lordi (sofferenze, inadempienze probabili e scaduti) ammontano a € 6,1 miliardi con un’incidenza dell’11,1% sui crediti lordi complessivi. Nel dettaglio, la componente di sofferenze lorde è pari a 3,4 mld; le inadempienze probabili lorde sono pari a 2,5 mld; i crediti scaduti lordi sono pari a 195,0 mln. La qualità dei crediti performing si mantiene elevata, con una percentuale dei rating a basso rischio pari al 62,7% in miglioramento dal 60,1% di fine 2018.

I crediti netti verso la clientela sono pari a 52 mld. I crediti ’performing’ netti sono pari a 49 mld mentre quelli deteriorati netti (sofferenze, inadempienze probabili e scaduti) ammontano a 3 mld, con un’incidenza pari al 5,8% sui crediti netti complessivi e un coverage ratio al 51%.

Buoni Pasto, Anseb: "Da sempre a fianco esercenti, no a massimo ribasso"

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Anseb “da anni" è "al fianco degli esercenti affinché la conformazione dei bandi di gara pubblici per la fornitura dei servizi sostitutivi di mensa al massimo ribasso venga rivista: deve essere premiata la qualità delle offerte e non soltanto il risparmio generato al bilancio dello Stato, come da troppo tempo accade”. Così Emmanuele Massagli, presidente di Anseb, ricorda la posizione dell’Associazione, sulla vicenda dei buoni pasto.

Secondo Massagli "la nota e triste vicenda di QuiGroup è stata l’inevitabile conseguenza di un insieme complesso di storture, con responsabilità da ascrivere non soltanto alle gare al massimo ribasso, ma alla stessa azienda, avente un modello di business del tutto diverso dalle altre".

Per questo è non soltanto sbagliata tecnicamente, ma anche capziosa politicamente ogni semplicistica generalizzazione: "Il mercato del buono pasto è ad oggi sano e in crescita, anche grazie alla nuova Legge di Bilancio che sta dando un forte impulso alla diffusione dei buoni pasto digitali, vero e proprio veicolo di tecnologizzazione dei fruitori e degli esercenti nella direzione della cashless economy".

L’abbassamento della detrazione fiscale sul buono pasto cartaceo a 4 euro e l’innalzamento del valore defiscalizzato dei buoni pasto elettronici a 8 euro vanno in questa direzione: "E’ una misura che riconosce ai lavoratori un incremento di 400 euro non tassati all’anno, da spendere per una pausa pranzo sana presso la rete di ristoratori e imprese della grande distribuzione", ha spiegato.

"La filiera del buono pasto è lunga ed è eccessivo il potere di forzatura nelle mani dei committenti, in primis quello pubblico. Non bisogna inoltre mai dimenticare che il buono pasto è innanzitutto una misura di welfare per i lavoratori e che le inefficienze di tutta la filiera, comprese quelle degli esercenti, si scaricano sui consumatori”, ha continuato Massagli.

Al fine di tutelare tutti gli attori del sistema, Anseb propone in ogni sede, da quando "è stato riformato il Codice dei contratti pubblici alcuni emendamenti all’articolo 144 utili a: verificare la solidità degli emettitori, a garanzia del committente pubblico e, soprattutto, degli esercenti convenzionati; incrementare la trasparenza del mercato, vietando la duplicazione dei soggetti: l’azienda assegnataria dell’incarico deve essere la stessa che rimborsa la filiera una volta che i dipendenti pubblici hanno utilizzato i buoni pasto; istituire una commissione nazionale partecipata da tutti i portatori di interesse in grado di monitorare l’andamento del mercato e intervenire tempestivamente sulle anomalie che si registrassero nella esecuzione delle gare pubbliche".

E’ quindi con soddisfazione che Anseb "apprende che anche le sigle dei pubblici esercizi e della distribuzione organizzata sono pervenute alle stesse conclusioni da anni sostenute in tutte le sedi dalla Associazione. Per questo la stessa Anseb invita tutti gli attori coinvolti, compresi i sindacati e i consumatori, a partecipare a un tavolo di discussione avente l’obiettivo di migliorare sempre di più uno strumento che è senza dubbio il benefit preferito dai dipendenti italiani".

"Siamo certi che solo una azione realmente unitaria e sincera, non corporativistica, può essere in grado di convincere il Legislatore a riformare in meglio il buono pasto, garantendo a tutti i soggetti coinvolti trasparenza ed equo riconoscimento", ha concluso Massagli.

Redazione

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