Pensioni Uil:indicizzazione dal 2011(Altre News)

Bollo auto 2020, le sanzioni per chi non paga - Manifestazione delle agenzie fiscali - Fca, accordo col Fisco: chiuso contenzioso su fusione

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Pensioni Uil : indicizzazione dal 2011

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Il blocco dell’indicizzazione delle pensioni dal 2011 ad oggi ha generato "danni gravissimi e permanenti" al potere d’acquisto di milioni di pensionati. E’ uno studio della Uil a dare concretezza alla denuncia che da tempo arriva dal sindacato e a preparare le ’carte’ in vista del prossimo round di lunedì prossimo al ministero del lavoro che avrà proprio questo tema al centro dell’incontro: in 9 anni una pensione di 1.500 euro lordi mensili nel 2011, ha cumulato una perdita complessiva pari a 74,03 euro al mese, ossia 962,39 annui; un pensionato con un assegno di 1.900 euro lordi mensili nel 2011 ha subìto nello stesso periodo un mancato incremento di circa 1.378,83€ lordi lordi annui.

Di fatto, annota il segretario confederale Domenico Proietti che coordina lo studio, "è come se quest’anno il pensionato percepisse una mensilità netta in meno, differenza che sarà destinata a crescere".

"Si tratta di un danno che sarà permanente per tutta la vita del pensionato", osserva ancora Proietti. "La Uil - prosegue - chiede con forza che venga ripristinata la piena indicizzazione, prevedendo al contempo un meccanismo che restituisca ai pensionati quanto loro sottratto in questi anni. Bisogna poi aggiornare i criteri con i quali ad oggi è valutata l’indicizzazione, basati sul paniere Foi (Famiglie di Operai e Impiegati) che non rispecchia a pieno le reali spese sostenute dalla fascia più anziana della popolazione. Infine, si deve ridurre la pressione fiscale che oggi grava sulle pensioni, la tassazione media nel nostro Paese e, infatti, quasi il doppio di quella operata nei paesi Ocse".

Ragioni, queste, che il sindacato "porterà al prossimo tavolo tecnico con il Governo, che se saranno attuate restituiranno ai pensionati parte di quello che è stato loro sottratto in questi anni di crisi e, allo stesso tempo, darebbero maggiore liquidità a milioni di famiglie con effetti positivi sull’economia interna del Paese".

Bollo auto 2020, le sanzioni per chi non paga

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Cosa succede a chi non paga il bollo auto? Il pagamento del tributo regionale tocca a tutti i proprietari iscritti nel pubblico registro automobilistico. Il bollo, evidenzia laleggepertutti.it, va dunque pagato a prescindere dal fatto che la vettura circoli o meno in strada: la semplice titolarità del veicolo è sufficiente a far sorgere l’obbligo del pagamento.

La legge prevede che il primo bollo auto vada pagato entro il mese di immatricolazione dell’auto nuova; però, se l’immatricolazione avviene negli ultimi dieci giorni del mese, la scadenza viene rinviata all’ultimo giorno del mese successivo. Se il giorno di immatricolazione è un sabato o un festivo, il computo decorre dal primo giorno lavorativo successivo. Nel caso di acquisto di auto usata, l’obbligo di pagare il bollo grava su chi è il formale proprietario al momento della scadenza.

Il pagamento del bollo auto per gli anni successivi al primo va effettuato entro il mese dopo la scadenza, pena l’aggiunta di una sanzione sull’importo complessivo. Pertanto, se il bollo scade ad agosto, c’è tempo fino a settembre per poterlo pagare senza incorrere in alcuna sanzione; se scade, invece, a dicembre, si avrà tempo tutto gennaio per poterlo versare.

Chi non ha pagato in tempo, può mettersi in regola nel termine di un anno: si parla in questo caso di ravvedimento operoso. In caso di ritardo nel pagamento, la Regione chiederà di versare una piccola sovrattassa che si ottiene aggiungendo all’importo originario una somma calcolata in base ai giorni di ritardo, secondo lo schema seguente: entro quattordici giorni dalla scadenza, la sanzione è pari allo 0,1% per ogni giorno di ritardo; da quindici a trenta giorni la multa è l’1,5% dell’importo originario, oltre agli interessi di mora pari allo 0,2% per ogni giorno di ritardo; da trentuno a novanta giorni la multa è l’1,67% dell’importo originario, oltre interessi di mora; da novantuno giorni ad un anno la multa è pari al 3,75% dell’importo originario, oltre interessi di mora.

Se si supera l’anno di ritardo, allora non si potrà più parlare di ravvedimento operoso e la multa sarà pari al 30% dell’importo dovuto, oltre agli interessi moratori (0,5 per cento) da calcolare per ogni semestre di ritardo.

Se la posizione non viene regolarizzata, la Regione può effettuare un accertamento e inviarti apposito avviso di pagamento. Il termine massimo per fare ciò è di tre anni: ed infatti, il pagamento del bollo auto si prescrive dopo tre anni che decorrono dal primo gennaio dell’anno successivo a quello in cui l’imposta deve essere pagata.

Se viene notificata una cartella di pagamento, il bollo si prescrive dopo tre anni che decorrono a partire dal primo gennaio dell’anno successivo a quello in cui la cartella è stata consegnata.

L’avviso di pagamento comporta che la somma dovuta venga iscritta a ruolo, e contestualmente comunicata all’Agenzia delle Entrate – Riscossione, che provvederà alla notifica della relativa cartella esattoriale per l’importo non versato. Il termine per la notifica della cartella è di due anni, in caso contrario si verifica la decadenza del bollo auto, per cui il contribuente non dovrebbe più corrispondere l’importo mai versato.

Se, invece, la cartella esattoriale, inviata tramite raccomandata a.r. al contribuente, è ritualmente notificata in termine, entro sessanta giorni bisogna corrispondere quanto dovuto. Il mancato adempimento da parte del contribuente comporta che l’Agenzia della riscossione possa procedere con l’esecuzione forzata contro il debitore inadempiente, ad esempio mediante il pignoramento del conto corrente.

Ulteriore conseguenza del mancato pagamento del bollo auto è il blocco del veicolo, cioè il fermo amministrativo, il quale impone il divieto di circolazione. Prima del fermo viene inviato al debitore un preavviso di trenta giorni, nei quali è possibile dimostrare, per imprenditori e professionisti, che il veicolo serve per lo svolgimento dell’attività professionale (in questi casi, infatti, il fermo non può essere apposto).

Se non si paga il bollo auto per almeno tre anni consecutivi si rischia la cancellazione d’ufficio del veicolo dagli archivi del P.r.a. da parte della Regione di appartenenza. La cancellazione è una sanzione definitiva: il veicolo non potrà più circolare senza una nuova immatricolazione. Il contribuente che circoli nonostante la cancellazione può andare incontro non solo al sequestro del veicolo, ma anche ad una multa da 419 a 1682 euro ed alla confisca del mezzo di trasporto.

La cartella di pagamento è legittima se preceduta dall’avviso di accertamento e se dalla data della notifica di quest’ultimo non sono decorsi più di tre anni. Entro il 31 dicembre 2019 si potranno ricevere gli avvisi di accertamento per la tassa automobilistica non pagata del 2016. Se questo termine triennale, invece, è già decorso, la cartella non è dovuta in quanto ha ad oggetto un credito già estinto.

Il bollo auto si prescrive dopo tre anni. Il termine triennale (31 dicembre del terzo anno successivo) si applica sia prima che dopo la notifica della cartella di pagamento, dato che quest’ultima costituisce un semplice atto amministrativo e non può essere considerato come un atto giudiziale (per esempio sentenza) con prescrizione decennale del credito.

Dalla data di notifica della cartella di pagamento decorre un nuovo termine di prescrizione triennale della tassa automobilistica. Se successivamente alla cartella, l’Agenzia delle Entrate Riscossione notifica nuovi atti interruttivi della prescrizione, per esempio intimazioni di pagamento o preavvisi di fermo amministrativo, decorre un nuovo termine triennale.

L’Agenzia delle Entrate Riscossione potrebbe, dunque, legittimamente procedere all’iscrizione di un fermo amministrativo, previa comunicazione di preavviso, solo se non sono decorsi più tre anni dall’ultimo atto notificato al contribuente per esigere il pagamento della tassa.

Manifestazione delle agenzie fiscali

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Manifestazione dei lavoratori delle agenzie fiscali davanti al Mef. I rappresentati dei tre sindacati di categoria in assemblea cittadina davanti alla sede del Tesoro chiedono di essere ricevuti dal vice ministro Antonio Misiani per sollecitare un rafforzamento dell’organico di Entrate, Dogane, Territorio e Monopoli, anche alla luce del piano di contrasto all’evasione varato dal governo. Tra le richiesta anche la questione dello stanziamento del salario accessorio 2018-2019.

Fca, accordo col Fisco: chiuso contenzioso su fusione

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Fca ha chiuso un accordo con l’Agenzia delle Entrate per chiudere il contenzioso legato alla valutazione del valore di Chrysler al momento della ristrutturazione di ottobre 2014. Lo ha annunciato il Chief Financial Officer Richard Palmer in conference call sui risultati 2019. Il Fisco italiano contestava al gruppo una differente valutazione degli asset di Chrysler con un impatto diretto sulla cosiddetta ’tassa di uscita’ sulle plusvalenze realizzate quando le società spostano attività al di fuori del Paese. Fiat Chrysler pagherà 700 milioni di euro al fisco italiano, attraverso le perdite fiscali pregresse.

Redazione

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