Parmitano:"Io sulla Luna? Potrei essere un buon candidato"(Altre News)

Regione Lombardia querela Gimbe:"Dati certificati da Iss"- Scuola, da distanziamento a mascherina: le indicazioni Cts - "Mascherine riducono trasmissione aerea virus", Science conferma - Ndrangheta e appalti pilotati

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Parmitano:"Io sulla Luna? Potrei essere un buon candidato"

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(Andreana d’Aquino) - "Io in una missione sulla Luna? Potrei essere un buon candidato". Luca Parmitano, l’astronauta italiano dei record, da poco rientrato dalla missione Beyond dell’Esa, guarda già avanti, conversando con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Spazio, Riccardo Fraccaro, all’Aperilink organizzato da Formiche e Airpress per presentare il docu-film #Starman, con il produttore e autore Gianluca Cerasola e il direttore Flavia Giacobbe.

"Penso - ha detto l’astronauta dell’Esa Luca Parmitano - di potere dare il mio contributo a questo sogno. Adesso però il mio compito è dare supporto ai miei colleghi che vanno sulla Stazione Spaziale Internazionale. Ci sarà poi anche per me il momento di parlare di Artemis", il programma della Nasa che punta a riportare nel 2024 il prossimo uomo e la prima donna sul nostro satellite naturale.

Regione Lombardia querela Gimbe: "Dati certificati da Iss"

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"Regione Lombardia, attraverso il proprio ufficio legale, ha deciso di presentare una querela contro la fondazione Gimbe e il suo presidente Nino Cartabellotta. Un atto inevitabile, il nostro, dopo quanto affermato dal presidente della fondazione che, parlando dei dati sanitari della Lombardia, ha dichiarato, fra l’altro, che ’si combinano anche dei magheggi sui numeri’". Lo comunica in una nota la Regione Lombardia.

"Accuse intollerabili e prive di ogni fondamento - si legge nella nota - per le quali il presidente di Gimbe dovrà risponderne personalmente. I nostri dati, come da protocollo condiviso da tutte le Regioni, vengono trasmessi quotidianamente e con la massima trasparenza all’Istituto Superiore Sanità".

Scuola, da distanziamento a mascherina: le indicazioni Cts

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Tornare a scuola in presenza, ma anche e soprattutto in piena sicurezza. È questo l’obiettivo del Governo e del Ministero dell’Istruzione, che ha ricevuto dal Comitato tecnico-scientifico istituito per l’emergenza coronavirus il documento con le misure per il rientro a settembre. “Il Governo è al lavoro per riportare tutti gli studenti in classe. Questo documento è la cornice in cui inserire il piano complessivo di riapertura: poche semplici regole, soluzioni realizzabili che ci permetteranno di tornare tra i banchi in sicurezza”, spiega la Ministra Lucia Azzolina. “A questo documento si unirà quello del Comitato di esperti del Ministero dell’Istruzione che offrirà spunti che guardano alla ripresa di settembre, ma anche oltre: l’uscita da questa emergenza, come abbiamo sempre detto, deve diventare una straordinaria spinta per migliorare il sistema di Istruzione e per promuovere l’innovazione didattica”.

“Dal Comitato tecnico-scientifico arriva un contributo importante per riaprire le nostre scuole in sicurezza. A questo obiettivo il Governo dedicherà ogni energia” prosegue il Ministro della Salute, Roberto Speranza. “Quello fatto per la scuola è stato un lavoro impegnativo, che ha l’obiettivo di conciliare il contenimento del rischio di contagio con il recupero della normale attività per studenti e lavoratori del mondo dell’Istruzione. Sarà importante, nelle prossime settimane, mantenere cautela e responsabilità nei comportamenti da parte di tutti per poter garantire il rientro nelle classi a settembre”, chiude Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico.

Il distanziamento fisico, le misure di igiene e prevenzione sono i cardini del documento. Previsto il distanziamento interpersonale di almeno un metro, considerando anche lo spazio di movimento. Questa distanza andrà garantita nelle aule, con una conseguente riorganizzazione della disposizione interna, ad esempio, dei banchi, ma anche nei laboratori, in aula magna, nei teatri scolastici. Si passa a due metri per le attività svolte in palestra.

Il consumo del pasto a scuola va assolutamente preservato, spiega il documento, ma sempre garantendo il distanziamento attraverso la gestione degli spazi, dei tempi (turni) di fruizione e, in forma residuale, anche attraverso l’eventuale fornitura del pasto in ’lunch box’ per il consumo in classe.

Andranno limitati gli assembramenti nelle aree comuni. Saranno valorizzati gli spazi esterni per lo svolgimento della ricreazione, delle attività motorie o per programmate attività didattiche.

La presenza dei genitori nei locali della scuola dovrà essere ridotta al minimo. Sempre per evitare il rischio assembramento, saranno privilegiati tutti i possibili accorgimenti organizzativi per differenziare l’ingresso e l’uscita delle studentesse e degli studenti, attraverso lo scaglionamento orario o rendendo disponibili tutte le vie di accesso dell’edificio scolastico.

All’ingresso della scuola non sarà necessaria la rilevazione della temperatura corporea. Ma chiunque avrà una sintomatologia respiratoria o temperatura superiore a 37,5° dovrà restare a casa. Sarà importante rispettare, da parte di tutti, questa regola, per ridurre le possibilità di contagio.

Ciascuna realtà scolastica procederà ad una mappatura e riorganizzazione dei propri spazi in rapporto al numero di alunni e alla consistenza del personale con l’obiettivo di garantire quanto più possibile la didattica in presenza, anche avvalendosi di spazi in più grazie a collaborazioni con i territori e gli Enti locali.

Prima della riapertura della scuola sarà prevista una pulizia approfondita di tutti gli spazi. Le pulizie, poi, dovranno essere effettuate quotidianamente. Saranno resi disponibili dispenser con prodotti igienizzanti in più punti della scuola. Sarà necessario indossare la mascherina. Gli alunni sopra i 6 anni dovranno portarla per tutto il periodo di permanenza nei locali scolastici, fatte salve le dovute eccezioni, ad esempio quando si fa attività fisica, durante il pasto o le interrogazioni, come già accadrà per gli Esami di Stato del II ciclo.

"Mascherine riducono trasmissione aerea virus", Science conferma

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Le mascherine correttamente indossate forniscono una barriera fisica essenziale, riducendo il numero di particelle virali nel respiro di individui asintomatici che sono stati infettati dal nuovo coronavirus. E’ quanto sottolineano in un articolo su ’Science’ Kimberly Prather e i colleghi della University of California San Diego.

Ormai è noto: Sars-CoV-2, il nuovo coronavirus, può essere diffuso da persone asintomatiche. Una realtà che sottolinea l’importanza di testare regolarmente e diffusamente la popolazione, di indossare mascherine e di praticare il distanziamento fisico. Le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità sul distanziamento sociale e il lavaggio delle mani per ridurre la diffusione virale si basano su studi sulle goccioline respiratorie condotti negli anni ’30. Quando sono stati portati avanti questi studi, non esisteva la tecnologia per la rilevazione delle particelle diffuse via aerosol.

Più recentemente, le misurazioni mostrano che tosse intensa e starnuti che diffondono le goccioline di saliva e trasudato più grandi possono creare migliaia di particelle aerosol che possono viaggiare ancora di più lontano. Studi recenti su Sars-Cov-2 hanno dimostrato che oltre alle goccioline, esso può essere trasmesso anche attraverso queste piccolissime entità. Un recente lavoro ha stimato che un singolo minuto di conversazione ad alta voce può generare tra i 1.000 e i 100.000 particelle aerosol contenenti virioni o particelle di virus sospese nell’aria.

Queste particelle infettive possono accumularsi nell’aria non circolante per ore, dove possono essere più facilmente inalati in profondità nei polmoni. Questo rende difficile definire una distanza di sicurezza realmente efficace, affermano gli autori.

I paesi che sono stati più efficaci nel limitare la diffusione di Covid-19 hanno implementato l’uso universale delle mascherine, fanno notare in conclusione gli esperti . È particolarmente importante, quindi - sottolineano - indossare questi dispositivi in luoghi dove si possono accumulare alte concentrazioni di virus, come strutture sanitarie, aeroplani, ristoranti e altri luoghi affollati con ventilazione ridotta.

’Ndrangheta e appalti pilotati, cartello imprenditori-pubblici ufficiali

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Appalti pilotati per agevolare la ’ndrangheta. Oltre 500 militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, unitamente al Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata ed ai colleghi dei rispettivi Comandi Provinciali, stanno eseguendo dalle prime luci dell’alba di oggi numerosi provvedimenti cautelari personali e patrimoniali nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia, Messina, Palermo, Trapani, Agrigento, Benevento, Avellino, Milano, Alessandria, Brescia, Gorizia, Pisa, Bologna e Roma. Sequestri di beni e imprese per oltre 103 milioni di euro. Coinvolti 11 funzionari pubblici.

L’operazione “Waterfront”, coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, rappresenta l’epilogo delle investigazioni condotte dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria, volte a contrastare i profili imprenditoriali della cosca di ‘ndrangheta Piromalli, operante nella piana di Gioia Tauro. Le indagini hanno portato alla luce l’esistenza di un cartello criminale composto da imprenditori e pubblici ufficiali ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta aggravata dall’agevolazione mafiosa, frode nelle pubbliche forniture, corruzione ed altri gravi reati.

63 le persone coinvolte nell’operazione scattata all’alba di stamane: si tratta di imprenditori e pubblici ufficiali accusati di aver agevolato il clan Piromalli. Agli arresti domiciliari sono finite 14 persone, venti gli indagati sottoposti ad obbligo di firma. Emessi dal Gip anche divieti temporanei di esercizio dell’attività imprenditoriale. Sono gli 57 imprenditori ritenuti parte, a vario di un illecito cartello composto da molteplici imprese, capace di aggiudicarsi, attraverso turbative d’asta aggravate dall’agevolazione mafiosa, almeno 22 gare ad evidenza pubblica, in sistematica frode ai danni della Regione Calabria e della Comunità Europea. Oltre alle 63 misure cautelari emesse a carico degli indagati è stato sequestrato un patrimonio di oltre 103 milioni di euro costituto da: 36 imprese, rapporti bancari, finanziari, assicurativi, partecipazioni societarie di 45 indagati; beni mobili, immobili, quote e azioni di società intestati a 7 indagati.

I bandi delle gare d’appalto oggetto d’indagine erano stati pubblicati tra il 2007 e il 2016 dalle stazioni appaltanti dei Comuni di Gioia Tauro e Rosarno, nonché dalla S.U.A.P. (Stazione Unica Appaltante) di Reggio Calabria e riguardavo lavori per un valore complessivo superiore a 100 milioni di euro. In particolare tra il 2014 ed il 2016 riguardano 15 opere pubbliche da realizzare nei Comuni di Polistena, Rizziconi, Gioia Tauro, Gerace, Reggio Calabria, Santo Stefano in Aspromonte, Maropati, Grotteria, Galatro, San Giorgio Morgeto, Siderno, per un valore di oltre 58 milioni di euro. L’operazione Waterfront ha individuato un illecito cartello costituito da 43 imprese aventi sede in diverse regioni articolato in cordate di imprenditori calabresi, romani, toscani, siciliani e campani che hanno partecipato alle gare determinandone l’esito, attraverso la presentazione di offerte concordate, garantendo l’aggiudicazione degli appalti sempre ad una delle imprese del cartello.

Anche laddove il cartello non era vincitore, venivano messe in atto manovre sotto forma del subappalto o nolo al fine di controllare l’esecuzione dei lavori affidata, comunque, alle imprese delle varie cordate. Sono 7 le gare d’appalto pilote, conseguenti allo stanziamento tra il 2007 e 2013 di fondi comunitari per un importo complessivo di circa 42 milioni di euro, destinati alla riqualificazione delle aree urbane di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando, e dei relativi lungomare, in attuazione di Progetti Integrati di Sviluppo Urbano (P.I.S.U.) previsti dal POR Calabria FESR 2007/2013.

L’attività criminale, secondo gli investigatori, sarebbe stata finalizzata ad agevolare la cosca Piromalli di Gioia Tauro tra imposizione ‘ndranghetistica e collusione. Un sistema che ha consentito di garantire al clan il controllo dell’intero sistema delle gare pubbliche indette dalle stazioni appaltanti calabresi. G. M. insieme al 30enne F. B. ed a F. B., classe 1997, sono ritenuti i vertici del sodalizio che ha consentito loro di appropriarsi delle risorse pubbliche destinati alla riqualificazione del waterfronti di Gioia Tauro. Un ruolo già emerso nel 2017 nel corso dell’operazione Cumbertazione.

G.M, arrestato in qualità di imprenditore e procuratore speciale delle ditte romane e siciliane appartenenti al cartello illecito, avrebbe consentito l’assunzione nei cantieri di maestranze segnalate dal referente del clan Piromalli, nonché l’utilizzo di mezzi meccanici e di un deposito riconducibili ad altri imprenditori vicini ad ambienti criminali mafiosi. Durante l’esecuzione materiale delle opere è stata rilevata, sottolineano gli investigatori, "la sistematica frode in pubbliche forniture relative a lavori nel comune di Gioia Tauro ed in quello di Rosarno e la percezione di somme non dovute, per importi quantificati complessivamente in circa 6 milioni di euro. Fondi comunitari incassati grazie a diffuse irregolarità contabili tra le quali l’utilizzo dello strumento delle ‘varianti in corso d’opera’”.

Inoltre, evidenziano, sono state riscontrate difformità nell’esecuzione dei lavori, nei collaudi (spesso omessi), nell’utilizzo di materiali rispetto ai progetti approvati di opere pubbliche quali: il palazzetto dello Sport, il parcheggio interrato ed il Centro Polifunzionale di Gioia Tauro, nonché il Centro Polisportivo di Rosarno. Le indagini hanno palesato la complicità di pubblici ufficiali (dirigenti e direttori dei lavori/collaudatori, tecnici/progettisti e/o responsabili unici pro tempore dei procedimenti relativi agli appalti) incaricati dalle relative stazioni appaltanti. "Accertato", nel corso delle investigazioni dell’operazione Waterfront, secondo gli investigatori il ruolo svolto dal dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Gioia Tauro, N.A. e dall’architetto F.M. che insieme hanno rivestito la qualifica di direttore dei lavori e responsabile unico del procedimento per la maggior parte degli appalti relativi al waterfront ed alle altre opere pubbliche indetti con i fondi P.I.S.U., "consentendo ai legali rappresentanti delle ditte aggiudicatarie, di poter lucrare ingenti profitti ai danni della Regione Calabria e della Comunità Europea".

I funzionari pubblici indagati per le opere bandite nel Comune di Rosarno sono invece P.G, A.C, M.G e V.B in qualità di direttori dei lavori/collaudatori tecnici/progettisti e/o responsabili unici pro tempore dei procedimenti relativi agli appalti, oltre ad A.C e M.A rispettivamente, Rup e segretario comunale.

Le attività investigative hanno inoltre "certificato lo stabile rapporto corruttivo tra il funzionario Anas Compartimento di Reggio Calabria G.F e l’imprenditore D.G (titolare di numerose aziende che forniscono bitume e calcestruzzo) finalizzato alla frode nell’esecuzione di diversi contratti di fornitura che celavano tra l’altro subappalti non autorizzati, nonché lavori in regime di somma urgenza sull’autostrada A2 Salerno – Reggio Calabria indebitamente affidati ad imprese riconducibili a G. per 3,5 milioni di euro tra il 2009 e il 2016 ed eseguiti con materiali di qualità inferiore a quella richiesta. In cambio l’imprenditore avrebbe regalato al funzionario Anas beni di lusso, utilità e promesse di incarichi redditizi nelle sue imprese fino ad arrivare ad un bonifico di 94mila euro a favore della moglie di F.".

Redazione

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