PUNTA PEROTTI

Bari, la lunga storia di un controverso intervento edlizio

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Sono trascorsi oltre 20 anni (dalla confisca imposta dalla procura di Bari nel 1992), da quando ha avuto inizio la lunga storia di Punta Perotti, il cosiddetto “eco mostro”, sul litorale sud di Bari, in direzione Torre a Mare, ex frazione ed ora municipio della città. Tra sequestri, dissequestri, confische, condanne e assoluzioni, tra i vari gradi di giudizio e le relative sentenze a senso alternato, si è così articolato un lungo percorso giudiziario, con le connesse implicazioni politiche e le devastanti ripercussioni economico-sociali che hanno sancito un verdetto finale, da parte della CEDU (Centro europeo dei diritti dell’uomo), in base al quale l’oggetto del contestato è stato ritenuto improprio è fuori luogo, oltre che spropositato, così come le accuse, le sentenze, le condanne e le confische.

Il tempo trascorso è tipico delle telenovele televisive che non finiscono mai ma, in questo caso, anziché di un soap opera, si tratta di un caso giudiziario (dai contorni politici) su un intervento edilizio caratterizzato da accuse, sentenze, condanne forse disinvolte e spropositate, che hanno lasciato un alone di dubbi e perplessità nell’opinione pubblica.

Tutto ha inizio quando oltre 20 anni fa, su sollecitazioni di un massiccio movimento di protesta da parte dei Verdi e degli ambientalisti, fu evidenziata e denunciata la circostanza che quel fabbricato in corso d’opera sul litorale sud di Bari fosse una “lottizzazione abusiva”, perché non rispettosa dei vincoli della legge Galasso, che imponeva la distanza di almeno 300 metri dal mare, nonché, successivamente, dal negativo impatto ambientale, perché creava l’effetto “saracinesca” nella visuale panoramica del litorale.

Nel corso degli anni e in funzione dei vari gradi di giudizio si giunse all’abbattimento del fabbricato definito “eco mostro”, con la piena soddisfazione dei fautori del movimento di protesta e il risentimento di altri che ritenevano esagerato tale provvedimento, nonché la ricaduta socio-economica sul vasto indotto edilizio, in termini di riduzione dei livelli occupazionali, contrazione dei consumi e dello sviluppo.

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Successivamente, dopo vari passaggi giudiziali a senso alternato, fu inoltrato il ricorso dei proprietari dei suoli alla CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo) che, nel 2012, condannò lo stato italiano al risarcimento con 49 milioni di euro a favore di Sud Fondi, Mabar e Iema, ditte costruttrici del complesso, perché si rilevava una difformità formale dalla sentenza del processo penale, che sanciva l’assoluzione degli imputati (le imprese) e la contestuale confisca dei terreni in oggetto, su cui era stata avviata la realizzazione della presunta lottizzazione abusiva. I giudici della CEDU rilevavano che senza quella confisca (tra l’altro allargata ad altre particelle di altri proprietari che non rientravano nella costruzione) le imprese avrebbero potuto realizzare un programma edilizio con un altro progetto conforme alle normative vigenti e, quindi, subivano un danno per la confisca disposta.

Recentemente c’è stato il definitivo pronunciamento delle Cedu che confermava la condanna dello stato italiano per quelle confische spropositate, nonché il risarcimento dei 49 milioni alle imprese, perché ciò avvenne in violazione del diritto della protezione della proprietà privata e della Convenzione dei diritti dell’uomo. Ora è il momento di voltare pagina; le imprese coinvolte nella vicenda hanno promosso un accordo di programma per riqualificare e rigenerare la zona senza l’effetto “saracinesca” e hanno preparato un progetto - redatto da un architetto di fama internazionale - che, accorpando le aree tra la scuola Verga e il torrente Valenzano, prevede un grosso comprensorio edilizio di grande pregio per la riqualificazione delle aree.

Il progetto della nuova Punta Perotti, approntato e presentato già nel 2016, prevede palazzi più bassi con un mix di residenziale e terziario, volumetrie dimezzate e tanti spazi a verde pubblico. E’ previsto un grande parco da 100 mila mq e una grande spiaggia attrezzata che comprende Pane e Pomodoro e Torre Quetta, nonché piazzette, negozi, bar e ristoranti sul mare; il tutto delimitato da due torri di 45 metri, mentre i palazzi intermedi avranno un’altezza massima di 30 metri.

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Per quanto riguarda la fatidica distanza dei 300 metri dal mare, previsti dalla legge Galasso, tale vincolo di natura paesaggistica, nel progetto e in conformità ai parametri del Pptr (piano paesaggistico territoriale), in quanto il limite dei 300 metri può essere derogato nel caso di un accordo di programma; la regione dà la possibilità ai singoli comuni di poter progettare e realizzare fabbricati, anche con picchi lievemente fuori dalla distanza dei 300 metri dal litorale, se ciò avviene in area già urbanizzata.

Nel caso specifico, l’insediamento edilizio che sorgerà arriverà fino a 22° metri dal litorale, perché finalizzato all’allineamento con i fabbricati esistenti del quartiere Japigia e di altri sul lungomare, con una opportuna e funzionale viabilità. Non resta che aspettare i tempi necessari per il completo disbrigo dell’iter burocratico tra le imprese e le autorizzazioni dal comune, e gli altri enti di competenza, nella speranza ovviamente che non ci siano altre complicazioni e intoppi e che finalmente si possa avere nel medio termine la possibilità di veder sorgere e successivamente ammirare la “nuova Punta Perotti”.

Antonio Iasillo

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