POVERO DANTE ALIGHIERI E POVERA LINGUA ITALIANA

Che f.b. non sia con voi

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I vari commenti e considerazioni dei tanti fruitori dei “social” che pur non conoscendo la grammatica italiana ostentano una vaga conoscenza di termini in “inglese”, mi lascia totalmente basito. La cosa che reputo più grave è l’uso e l’abuso continuo di termini in inglese che vengono sovente adoperati senza conoscerne ne la pronuncia e nemmeno il significato. E’ facile sentir dire “chekup” piuttosto che visita di controllo o esami del sangue, “display” al posto di schermo o chiamare “badge” il tesserino di riconoscimento.

Gli animatori di serate con un impiantino stereo si fanno chiamare “d.j.”. Per loro un gruppo musicale è una “band”, una selezione di brani musicali “compilation”, le canzoni intramontabili “evergreen”, i rifacimenti “cover” e i concerti dal vivo “live”. Il posto o il luogo dove si terrà la serata, sia essa una pizzeria sul mare o uno spazio qualsiasi si trasforma in “location”. Grazie ai programmi televisivi la candidatura si è trasformata in “nomination” e il capo del governo, ora, si chiama “premier”.

Potrei chiudere qui ma visto che tanti colleghi adoperano spesso il termine “poster” al posto di manifesto o “workstation“ piuttosto che postazione di lavoro, non dovrei meravigliarmi se la mia donna delle pulizie racconta di frequentare l’ “outlet” (lo spaccio aziendale) visto che è sempre “open” (aperto) in compagnia del suo “partner” (marito o fidanzato).

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I coinvolgimenti affettivi sono diventati “feeling”, i pettegolezzi “gossip” e gli affari “business”. Persino il tappeto rosso di una qualsiasi manifestazione bisogna chiamarlo “red carpet”. Le voci di corridoio sono diventati “rumor”, i biglietti ferrotranviari “ticket”, il riposo “relax” e il servizio in camera d’albergo “room service”.

Anche le sagre di paese hanno i loro “sponsor” (sostenitori che sganciano pochi euro per avere il loro nome sulla locandina formato A/4) e tutti i negozietti, anche se di pochi metri quadri dove espongono i loro prodotti sono diventati “showroom” o “corner”.

Come al solito, per far sembrare nuove ed originali cose che esistevano anche ai tempi delle nostre trisavole le mutande lunghe del nonno oggi bisogna chiamarle “leggings”.

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L’italiano è una lingua così precisa che in molti casi un termine può essere utilizzato per esprimere un solo concetto. L’inglese, al contrario, non si pone questo problema. Questo rende la lingua anglofona molto meno espressiva, meno precisa e ancor meno corretta.

Infine, visto che facciamo parte di una comunità europea formata da tanti stati con lingue differenti, suggerirei di adoperare, ogni tanto, anche qualche parola di origine francese come dépliant o brochure al posto di leaflet o di flyer.

La lingua parlata permette a parecchia gente di apparire acculturata per il solo fatto di aver imparato alcuni termini ad effetto tipo “sperequato” piuttosto di sproporzionato, “pragmatico” al posto di concreto o realista, “empatia” al posto di simpatia o sintonia. Altri ripetono il termine “unicamente” piuttosto che solamente, tentando di emulare il linguaggio del personaggio comico “Cetto Laqualunque” cavallo di battaglia del comico Antonio Albanese.

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Tutto questo li rende convinti di saper parlare in maniera toscaneggiante.

Tralasciando l’uso dei congiuntivi, diventato obsoleto e sconosciuto a molti, questi soggetti tentano di mettere in evidenza la loro pseudocultura da scuole dell’obbligo nel momento in cui si espongono postando frasi, pensieri o considerazioni su face book. Una vera fiera delle castronerie.

Purtroppo, in italiano, il maledetto verbo “avere” sovente necessita della cosiddetta “ H “ o mutina che dir si voglia. E qui casca l’asino, anzi cascano gli asini. Certamente le reminiscenze scolastiche, prima o poi, affiorano, tanto che leggo quotidianamente frasi del tipo:”...oggi, al nostro bambino,“habbiamo” fatto un bel regalo”oppure “Oh finalmente avuto il piacere di conoscerti”. Ma su queste aberrazioni linguistiche ci passerei volentieri sopra...con un trattore.

Spero solo che il nostro povero Dante Alighieri non si rigiri più di tanto nella sua tomba sepolcrale.

Ninni Di Lauro

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