PIU’ DI UN’OCCASIONE: SI APRE IL G20 DI OSAKA

I 20 big tra riforma del WTO, ambiente e lotta alle disuguaglianze

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Quella che si apre oggi a Osaka, in Giappone, rappresenta più di un’occasione da sfruttare. Un’occasione per ridiscutere e incrementare gli sforzi in vista dei principali obiettivi globali, così come definiti nell’ultimo G20 di Buenos Aires del 30 novembre e 1 dicembre 2018; ma anche, come sempre più di frequente ci capita di osservare, un’occasione per i principali leader mondiali di confrontarsi e intavolare trattative negli interessi dei propri Paesi. Dopo il briefing per la stampa di Donald Tusk e Jean-Claude Junker (presidenti uscenti rispettivamente di Consiglio e Commissione europea), che lo scorso 26 giugno hanno elaborato una lettera congiunta per mettere in risalto gli obiettivi del summit, il premier giapponese Shinzō Abe aprirà il vertice con il benvenuto e le fotografie di rito. Durante la sua prima presidenza del G20, la potenza nipponica si concentrerà su una serie di priorità che spaziano dalla riforma del WTO (Organizzazione mondiale del commercio) alla lotta contro le disuguaglianze, in una paranza di contraddizioni che vanno al di là delle divergenze persistenti tra alcuni PVS e il blocco degli avanzati.

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Tra gli otto main themes che verranno affrontati, spiccano ambiente e contrasto ai cambiamenti climatici: l’idea giapponese è quella di cercare di evitare quanto successo negli ultimi due anni, quando gli Stati Uniti si sono sottratti a una posizione comune. Ma per farlo sembrerebbe necessario evitare frasi come “riscaldamento globale” e riferimenti all’accordo di Parigi sul clima, in netto contrasto con l’UE, che ribadisce l’impegno a mantenere un ruolo di primo piano nell’attuazione del suddetto accordo in vista della riunione della COP25 di dicembre. Un rapporto curato principalmente dall’Overseas Development Institute ha segnalato che i Paesi del G20 hanno quasi triplicato gli stanziamenti destinati agli impianti di generazione di elettricità che dipendono dal carbone (da 17 miliardi di dollari nel 2014 a 47 miliardi nel 2017).

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Sorprende che, dopo Cina e India, sia proprio il Giappone al terzo posto nella classifica dei finanziatori di una delle fonti di energia più inquinanti. Il passo avanti più concreto del summit, secondo la presidenza, dovrebbe essere in direzione di una governance mondiale dei rifiuti in plastica, rafforzando la lotta all’inquinamento dei mari; tuttavia, il Giappone è il secondo consumatore mondiale di borse di plastica monouso. Il piano proposto, inoltre, non contemplerà riduzioni numeriche dei rifiuti in plastica o una precisa tempistica da rispettare. Ben si comprende, quindi, come ci sia grande attesa per i meeting bilaterali più che per il comunicato conclusivo del vertice. Se per i leader europei è l’occasione giusta per discutere dei ranghi della futura Commissione, per il premier Conte (che ha già in programma incontri con l’omologo egiziano al-Sisi e con quello indiano Modi) e per il MEF è l’occasione migliore per cercare di evitare la procedura d’infrazione che aleggia sull’Italia. Lo stesso primo ministro giapponese sarà impegnato in due face-to-face importanti con Emmanuel Macron (in ballo il dossier Renault-Nissan) e soprattutto con Donald Trump, con cui è in corso un delicato negoziato sul commercio.

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L’evento più atteso, tuttavia, resta l’incontro tra il presidente americano e Xi Jinping previsto per la tarda mattinata di sabato, da cui dovrebbe scaturire una tregua commerciale. Secondo il South China Morning Post, Usa e Cina hanno raggiunto un accordo di massima che eviterà nuovi dazi sull’export cinese negli Usa per altri 300 miliardi di dollari. L’evento rappresenta anche un’occasione per manifestare disaccordo: sono in programma dimostrazioni di protesta a Osaka, dove ci sarà una veglia degli attivisti di Hong Kong, che chiedono al G20 di occuparsi degli attacchi all’autonomia del territorio da parte di Pechino.

Lorenzo Pisicoli

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