PILLOLE DI VITA

Verde acquamarina

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Ciascuna storia merita di essere raccontata con la voce di chi l’ha vissuta.

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo lo scritto di un nostro lettore,Enrico Marià di Novi Ligure (Alessandria–Piemonte),che arricchisce questa nostra rubrica "Pillole di Vita", di cui ciascun lettore potrà farsi protagonista raccontando l’aneddoto più significativo della propria vita.

Verde acquamarina

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Dopo Adele e Claudio è toccato a Stefano.

Per primi l’hanno trovato lungo i binari gli operai che fanno manutenzione agli scambi. È morto senza che nessuno si accorgesse di niente. Così, stritolato dalle ruote del treno da cui stava scendendo dopo averci dormito sopra. Colpa forse dei pantaloni impigliati, forse del sonno nella fretta di saltare giù dal mezzo in manovra.

Al funerale la chiesa era quasi vuota; sono in pochi a rimpiangerlo perché, per la maggior parte, basta sentire al bar, se l’è cercata. Non so se abbiano ragione. Quello che mi chiedo io invece è, se l’ha avuto, quale sia stato il suo ultimo pensiero. Perché io ricordo tutto. Le prime sigarette dietro scuola, quelle da nascondere tra i contatori; l’affondare d’estate la faccia dentro le angurie e l’amicizia come unica risposta per affrontare la vita con i mezzi sbagliati.

L’affetto da solo serve davvero a poco perché a mala pena nelle favole ci si salva sostenendosi l’uno all’altro, l’uno con l’altro. Noi lo abbiamo sempre saputo, ma non siamo riusciti lo stesso a trovare pace o un posto abbastanza buio in cui nasconderci.

Stefano, sai grazie agli antiretrovirali e al latte in polvere la bambina di Adele sta bene e il 9 settembre, ormai ragazza, ha iniziato le superiori. Di Claudio, al contrario, non è rimasto nulla.

È dura pensarti, ma non posso farne a meno. È voce dell’anima. Il sentire sincero. E forse non conta altro.

E penso ai tuoi sogni.

I tuoi sogni chi io non posso realizzare.

Disegnare un atlante, arrampicarti sino a diventare montagna, il pranzo della domenica, il segreto delle onde, carpirne la destinazione, sapere dove vanno a riposare dopo l’essersi sfogate.

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Amico vorrei che tu fossi ancora vivo perché mi manchi terribilmente. E stringendo tar le mani la tua sciarpa del Genoa so che ora tocca a me segnare il punto che vale la partita.

La mano nella mano
la violenza dell’amore,
papà mare impagliato stringimi
fino a farmi sanguinare
il petalo pube.

Enrico Marià “senza titolo” da I figli dei cani (Puntoacapo editrice, 2019)

Ricuci il lutto
il silenzio dio
il farmi ogni otto ore.
Per noi bambini
era il letto grande
dove saltare,
bianchi di sangue
fingerci fiori,
lacrime di bellezza
a partorire l’increato.

Enrico Marià “senza titolo” da I figli dei cani (Puntoacapo editrice, 2019)

Enrico Marià di Novi Ligure (Alessandria–Piemonte)

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