PILLOLE DI VITA

Di destra e di sinistra – di sinistra e di destra

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Ciascuna storia merita di essere raccontata con la voce di chi l’ha vissuta.

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo lo scritto di una nostra lettrice, Chiara Di Venanzi, che arricchisce questa nostra nuova rubrica " Pillole di Vita", di cui ciascun lettore potrà farsi protagonista raccontando l’aneddoto più significativo della propria vita.

Di destra e di sinistra – di sinistra e di destra

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Chiara Di Venanzi

Il primo dicembre 1970 nell’ordinamento giuridico italiano veniva introdotto il divorzio. Il 31 dicembre dello stesso anno mi sposai. Avevo ventiquattro anni ed una vita molto complicata perché, tra l’altro, non avevo voluto sposare il mio fidanzato storico: uno scandalo per la mia famiglia, dalle quale ero fuggita. Presi allora una folle decisione, quella di sposare il primo che me l’avesse chiesto e, nonostante avessi molti corteggiatori, scelsi il peggiore…

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1962, manifestazione pro divorzio

Il “peggiore” era un musicista che stava per trasferirsi in America, quindi il matrimonio avrebbe facilitato il mio trasferimento dall’Italia…ma le cose andarono molto diversamente.

Dopo soltanto tre mesi dal matrimonio, una sera d’inverno, cappotto e borsa, fuggii da quella casa e non vi feci più ritorno. Non intendo soffermarmi sui motivi del fallimento del mio matrimonio, ma su quello che avvenne dopo. Avevo preso una casa in affitto nel quartiere Prati, a Roma, ed un bel giorno qualcuno bussò (in senso letterale) alla mia porta di casa: un poliziotto con delle carte in mano. Ero stata denunciata dal mio ex marito per “abbandono del tetto coniugale”.

Corsi al Commissariato di zona e lì mi dissero subito a chi avrei dovuto rivolgermi: un bravissimo avvocato, famosissimo, mai persa una causa!

E da lui corsi: alto, magro, imponente, appoggiato al suo bastone da reduce di guerra (era partito come volontario), metteva in effetti un po’ di soggezione. Il suo studio era regale, la sua segretaria severa.

Ero tranquilla sotto la sua ala protettiva, ed ogni mese consegnavo alla sua segretaria la rata della parcella, ovviamente da subito stabilita.

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Tribunale ordinario di Roma

Il mio avvocato era solito ripetere: “vedrai, ti salverò, vedrai e ascolterai come ti difenderò, non farò parlare nessuno, farò il silenzio in aula...vedrai…vedrai…”.

La realtà era che le udienze venivano regolarmente rinviate e non riuscivo mai a capire perché. Un bel giorno però lo sento dire: “Ma quel comunistaccio non si ammala mai? Io aspetto che lo sostituiscano…”. Ecco svelato il mistero dei rinvii: come poteva un uomo si estrema destra avere a che fare con un uomo dichiaratamente di sinistra? Mi precipitai in tribunale, non so come riuscii a salire fino al terzo piano sfuggendo ad ogni controllo (ricordiamoci che stiamo parlando degli anni ‘70). Lessi sulla porta il nome del giudice ed entrai. “Lei chi è? Chi l’ha fatta entrare? Cosa vuole?...” gridò infastidito e, secondo me, anche un po’ terrorizzato!

Ed io: Sig. giudice, il mio avvocato rinvia sempre le udienze presiedute da lei e le augura persino che cada ammalato così potrà essere sostituito da qualcun altro perché la definisce “un comunistaccio”. Come tutti sappiamo, dal momento che è molto famoso, il mio avvocato è fortemente di destra.

“Ma io in tutto questo cosa c’entro? Mi faccia portare il suo fascicolo. Stia tranquilla, arrivederci” così mi congedò il giudice.

Il giorno dell’udienza arriva il giudice a passo veloce ed urla: “IO MI VERGOGNO! IO MI VERGOGNO! Come si fa a portare avanti una causa per “abbandono del tetto coniugale”, un articolo che sta per essere abolito?”

Subito dopo: “L’imputata è assolta perché il fatto non sussiste!”.

Al mio avvocato, rimasto muto, che sempre diceva “vedrai, vedrai”, ho avuto la soddisfazione di poter dire: “ha visto Avvocato, ha visto???”.

Chiara Di Venanzi da Roma (Lazio)

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