PILLOLE DI VITA

Amo Torre, Incontriamoci a Torre!

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Ciascuna storia merita di essere raccontata con la voce di chi l’ha vissuta.

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo lo scritto di un nostro lettore, Fiore Leveque, da Anzio (Lazio), che arricchisce questa nostra nuova rubrica "Pillole di Vita", di cui ciascun lettore potrà farsi protagonista raccontando l’aneddoto più significativo della propria vita.

Amo Torre, Incontriamoci a Torre!

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Fiore Leveque

Cose ’e pazze, uhè! Ggiesù! Ggiesù! Ma comme? Nuje ce vedimmo, dopp’’a quantu tiempe, pe’ na semprice fotografia?! Eh, sì! Eh, già!>

Cose da pazzi, eh! Gesù! Gesù! Gesù! Ma come? Noi ci vediamo, dopo tanto tempo, grazie a una semplice fotografia? Eh, sì!Eh, già!>

Dopo ben 60 anni (dico sessanta!), mi capita di incontrare per caso Michele, in mezzo alla folla di questo immenso italico sud.

"Cerco un certo Fiore Leveque!". Mi cercava da tempo lanciando virtuali urla in questo metropolitano deserto del mondo reale, proiettato in caotico moto sul parallelo mondo internautico.

Il giorno che mi apparve l’annuncio di Michele su Facebook, mi scoppiò il cuore dentro il petto. Con gioia mista a commozione gli risposi immediatamente: e ci sentimmo per telefono.

Michele, in occasione del suo 70° genetliaco, stava per pubblicare una sua biografia, con l’aiuto di suo cognato Pasquale, squisito e brioso scrittore e descrittore di tanti eventi antichi, passati e recenti, riguardanti Michele ed anche la nostra comune città: Torre Annunziata.

Era tutto pronto - il 14 ottobre era ormai vicino - ma mancava una cosa giustamente essenziale alla biografia di Michele: una fotografia della sua fanciullezza. Cercando disperatamente fra tutti i suoi compagni di scuola elementare chi fosse stato in possesso di una foto di gruppo, trovò alla fine me: l’unica foto che forse mi fu donata dalla dea Fortuna in quegli anni post-bellici di estrema povertà per me e, forse, ancor di più per Michele.

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Oltre la foto, il mio compagno di scuola mi chiese di scrivere la prefazione del suo libro e fu così che riprendemmo a frequentarci.

Fu inevitabile che iniziassi a pensare al passato, a me da piccolo, a me a scuola e via di seguito:

“I travagli di dentro mi portavano a studiare, più che i libri di storia e letteratura scolastica, il libro della mia vita, e, fin da ragazzo, quando guardavo la linea dell’orizzonte, al di qua della quale mi sentivo relegato, mi domandavo: cosa c’è oltre quella linea? Dove andrò, quando morirò? Esisterà ancora qualcosa di me? E se sì, sotto quale forma? Ma chi sono io? Perché sono nato? Perché vivo? Da dove vengo?...”

E’ chiaro che, con tutte queste domande, non poteva non succedere ch’io nutrissi sempre più curiosità verso ogni scibile umano e verso quel “Gnoti seautòn” (Conosci te stesso) da allora rimase impresso in ogni fibra del mio essere.

Non c’era cosa che non mi affascinasse, e per fortuna ancora tutto mi affascina, ad iniziare dalla musica, fino alla pittura, al teatro e a molto altro ancora.

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Suono e canto una mia canzone

Io, Fiore, battezzato da un prete della parrocchia accanto alla mia casa. In Chiesa quel giorno: madrina e padrino che posso definire “due estranei ospedalieri di passaggio,”mia madre, ragazza madre,ingannata e abbandonata.( forse temeva un inutile limbo, nel caso fossi morto precocemente senza alcun sacramento) e nessun altro dei parenti stretti.

Avrò senz’altro provato il malessere di chi, appena uscito da un antro fluido, si senta soffocare da voci a lui vicine e da voci lontane, tanto lontane, nel tempo, voci di un DNA, o voci di altre vite…

Crescendo, sempre più grande curiosità mi accompagnava: volevo capire e conoscere cose che già sapevo da sempre, in imo, e però avevo rimosso… e continuamente rimuovevo, quanto più procedevo per i vari stadi della mia personale esistenza,.. Le chiese mi intristivano, e intristivano anche mia madre, da sempre… Nel frattempo mi dedicavo anche alla pittura.

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ALFA-OMEGA: Tecnica mista su compensato

Ma non stavo forse descrivendo il mio incontro con Michele? Sono stato sopraffatto dai ricordi, ma torno al mio tema.

La potenza della scienza della comunicazione! Il giorno 13 ottobre 2017, Michele ed io ci incontrammo alla stazione di Torre Annunziata. Dopo ben sessanta anni ci rivedemmo e ci abbracciammo con grandissima gioia. E la sera seguente mi ritrovai tra centocinquanta invitati, quasi tutti parenti, onorato di farne parte.

Considerai, nell’intimo, quel festeggiamento di Michele come festeggiamento anche mio, per il mio genetliaco, che da lì a due settimane dopo, il 31 ottobre 2017, sarebbe caduto sul calendario: Michele e Fiore erano coetanei, compaesani, compagni di scuola.

“INCONTRI-amo-CI a Torre(titolo del libro):ed è qui che ci siamo incontrati io, Fiore Leveque, con Michele Pinto, mio compagno di scuola, e Pasquale Cirillo, con cui abbiamo scoperto di essere stati anche all’asilo insieme. Amo Torre, Incontriamoci a Torre!

Fiore Leveque da Anzio (Lazio)

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