PILLOLE DI VITA

IL MIO GUSCIO DI NOCE

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Ciascuna storia merita di essere raccontata con la voce di chi l’ha vissuta.

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo lo scritto di una nostra lettrice, Jim Ann Howard, che arricchisce questa nostra nuova rubrica "Pillole di Vita", di cui ciascun lettore potrà farsi protagonista raccontando l’aneddoto più significativo della propria vita.

IL MIO GUSCIO DI NOCE

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“Io sono un artista. Lo sono”. E’ un dono enorme, questo.

Sono cresciuta a Nashville, nel Tennessee, nella parte meridionale degli Stati Uniti. Nashville era una città retrograda negli anni Cinquanta, quelli in cui stavo crescendo.

Non c’erano gallerie o musei. Non c’era nessuna consonanza. Ero una “burina” in una città “burina” ma capivo molto di più di qualunque altro conoscessi, sulle rocce, sull’acqua, sugli insetti e sulle creature.

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Tartaruga orientale

Ho iniziato a lavorare nel mio primo studio di sempre, a Boston, nel Massachusetts, quando avevo trent’anni. Non avevo mai visto un vero studio prima di allora. Di ritorno in Nord Carolina, avevo risparmiato abbastanza soldi per completare la mia laurea in disegno e pittura. Non volevo davvero tornare al College, ma non riuscivo a pensare ad un modo migliore di avvicinarmi alla città. Ho fatto un paio di corsi serali perché mi aiutassero a capire quale scuola sarebbe stata la migliore per me. Il secondo corso che ho seguito è stato alla Boston Museum School.

Dopo l’ultima sessione, il mio insegnante di pittura, diventato poi un caro amico, mi chiese perché volessi andare alla scuola di specializzazione.

”Vuoi insegnare?” mi chiese.

No, non lo so, risposi. E quella era la verità.

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Max Schmidt Tuggling Forriver

Il mio insegnante di pittura credeva abbastanza in quello che mi aveva visto fare, tanto da consigliarmi di prendere uno studio e dipingere a tempo pieno. Poi ha trovato per me uno studio da prendere in affitto. Questo è stato il miglior incoraggiamento che abbia mai avuto da un insegnante! Che sia benedetto! I soldi che avevo risparmiato per la scuola mi hanno coperto le spese di due anni di pittura a tempo pieno. I lavori che ho venduto in quel periodo mi hanno coperto altri due anni…e così è andata.

Mi chiamo Jim Ann Howard e sono un’artista. Sono anche un’artista professionista. Ciò significa spudoratamente che, con e senza aiuto, con qualsiasi mezzo necessario, sono riuscita a vendere abbastanza del mio lavoro per “arrangiarmi” finanziariamente.

Lo sapevi che non tutti sanno chi sono? Non l’ho fatto sapere. Sono stata sposata per vent’anni con qualcuno che sembrava sempre interpretare un ruolo. Poi il matrimonio è fallito. Pensavo che i nostri problemi derivassero da qualcosa che avevo fatto, o da qualcosa che avrei potuto in qualche modo fare meglio.

Dopo esserci trasferiti da Boston a New York, un amico artista che ha conosciuto mio marito, in seguito mi ha detto: "Lui non sa chi è".

Dicendo ciò, mi ha liberato. In sostanza, è come se mi fossi sentita autorizzata a lasciarlo e così ho fatto.

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She rode the rodeo

I cinque anni che ho trascorso a New York sono stati gloriosi oltre le parole, ma non potevo iniziare a vivere lì da sola. Perché non potevo permettermelo.

Nel 1994 mi sono trasferita in un vecchio mulino accanto a una grotta nelle selvagge montagne del Tennessee orientale. Non mi preoccupavo di avere un monolocale lì. Ho iniziato a lavorare sul sito. Il mondo intero era il mio studio. I miei materiali erano limitati a quello che potevo portare sulla mia schiena e sotto il braccio. Ho iniziato a lavorare esclusivamente su carta che avevo preparato quando ero a New York, non sapendo esattamente come la avrei usata, ma comprendendo che dovevo tenerla pronta per il prossimo passo, qualsiasi fosse.

La più amata delle mie aree di lavoro sono state le montagne e le gole che mi circondano ora, ma ho dovuto andare al nord e vedere prima me stessa in un contesto più ampio. Sapevo chi ero fin dall’inizio, dovevo imparare cosa significava.

Dopo il mio ritorno in Tennessee, mi sono stati offerti un paio di lavori per insegnare pittura a livello universitario, ma ho rifiutato. Invece ho consegnato la posta e ho dipinto segni sui tetti dei granai! Coltivavo verdure e le vendevo. Ho fotografato diapositive del lavoro di altri artisti. Non volevo tornare al college, non volevo studiare, non volevo insegnare.

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Pipistrello grigio

Ho fatto amicizia con un’artista che insegnava in una scuola preparatoria locale. Ricordo di averle detto che credevo di poter insegnare ogni cosa tecnica che imparavo al college in un solo anno, comprese le cose che dovevo sapere, ma che avevo imparato da sola: come mettere insieme un buon portfolio, come può sembrare una buona slide del tuo lavoro e come presentarti in modo professionale. Credevo che queste cose dovessero essere insegnate al liceo. Non è scienza missilistica, lo sapete.

Questa amica artista parlò di me al suo preside ed egli mi offrì un lavoro. Decisi allora che avrei insegnato per dieci anni e sarei tornata a dipingere a tempo pieno. E così ho fatto.

Sono riuscita a vivere vicino al mio cuore negli ultimi quarant’anni. Per questo sono sempre grata!

TRADUZIONE IN LINGUA INGLESE di My Nutshel

My name is Jim Ann Howard. I am an artist. I was born that way.

Artists can spend their entire careers in unrelated fields and still know, deep down inside, whether they tell anyone or not, who they are. “I am an artist. I am.” It’s a huge gift, that

I grew up in Nashville, Tennessee – in the southern part of the USA. Nashville was a backwards place when I was growing up, back in the fifties. There were no galleries or museums. There was no symphony. I was a hick from a hick town and I knew it, but I understood more about rocks and water and insects and creatures than anyone I kne

I began working in my first studio ever, in Boston, Massachusetts, when I was thirty years old. I had never even seen a proper studio before. Back in North Carolina, I had saved enough money to complete my graduate degree in drawing and painting. I didn’t really want to go back to college but I couldn’t think of a better way to approach the city. I took a couple of night classes to help me determine which school would be best for me. The second class I took was at the Boston Museum School. After the final session my painting instructor, who became a dear friend, asked me why I wanted to go to graduate school. I just looked at him.

“Do you want to teach?”

“No. No, I don’t.” I replied, and that was the truth.

He had enough faith in what he had seen me do to advise me to get a studio and paint full time. He even found a space for me to sublet for the summer and then he found a studio for me to rent in the fall. That was the most encouragement I have ever gotten in my life from a teacher. Bless him.

The money I had saved for school bought me two years of full-time painting. The work I sold during that period bought me two more years, and so it went.

My name is Jim Ann Howard and I am a artist. I am a professional artist as well. That means that I have shamelessly, with and without help, by whatever means necessary, managed to sell enough of my work to scrape by financially.

Did you know that not everyone knows who they are? I didn’t. I was in a failed marriage for twenty years with someone who always seemed to be playing a role. I thought our problems stemmed from something I had done, something I could somehow make better. After we moved from Boston to New York City, an artist friend met my husband and later told me, “He doesn’t know who he is.” In saying that, she set me free. In essence, she gave me permission to leave him, and so I did.

The five years I had in New York City were glorious beyond words, but I could not begin to afford to live there on my own. In 1994, I moved into an old mill next to a cave in the mountainous wilds of East Tennessee. I didn’t worry about getting a studio there. I began working on site. The whole world was my studio. My materials were limited to what I could carry on my back and under my arm. I began working exclusively on paper – papers that I had prepared when I was in New York, not knowing exactly how I would use them but understanding that I needed to be making prepared paper for the next step, whatever that might be.

The most beloved of my workspaces has been the mountainsides and gorges which surround me now, but I had to go north and see myself a larger context first. I knew who I was from the start, I had to learn what that meant.

After I moved back to Tennessee, I was offered a couple of jobs teaching painting on a college level, which I turned down. I delivered mail instead. I painted signs on the roofs of barns instead. I grew vegetables and sold them. I photographed slides of other artists’ work. I did not want to go back to college, not to study, not to teach.

I made friends with an artist who taught at a local preparatory school. I remember telling her that I believed I could teach every technical thing that I learned in college in a single year, including the things I needed to know but had to learn on my own, such as how to put together a good portfolio, what a good slide of your work looks like and how to present yourself in a professional way. I believed these things needed to be taught in high school. It isn’t rocket science, you know.

She spoke to her headmaster and he offered me a job. I decided that I would teach for ten years and the go back to painting full time. And so I did.

I have managed to live close to my heart this past forty years. For that I am ever grateful.

Jim Ann Howard

da Sewanee, Tennessee, USA

Redazione

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