PILLOLE DI VITA

IO E LA MIA OMBRA

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Ciascuna storia merita di essere raccontata con la voce di chi l’ha vissuta.

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo lo scritto di un nostro lettore, Claudio Casalanguida, che apre questa nostra nuova rubrica " Pillole di Vita", di cui ciascun lettore potrà farsi protagonista raccontando l’aneddoto più significativo della propria vita

IO E LA MIA OMBRA

La mia vita si è svolta in modo del tutto originale, sebbene io non ricordi di aver subito grandissimi traumi né accadimenti straordinari. La mia infanzia è stata caratterizzata da un netto rifiuto delle regole, che la mia famiglia tentava d’indurmi a seguire facendomi riflettere sulla loro validità.

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Non ho frequentato la scuola materna, perché ogni volta che mi lasciavano lì mi assaliva una febbre a 40 gradi che mi riconduceva immediatamente a casa. Questo per diverse volte, finché i miei desistettero. Senza dubbio alcuno, però, ricordo perfettamente il mio maestro delle scuole elementari (non cito il suo nome per il rispetto che si deve a chi non c’è più e a chi gli ha voluto bene, ammesso che ci sia o ci sia stato).

Un giorno ero seduto al mio banco quando mi cadde un foglio in terra: mi chinai per raccoglierlo e, mentre ero lì, a testa in giù, mi arrivò un enorme ceffone sulla guancia, un ceffone accompagnato da un forte profumo di dopobarba, quel dopobarba di cui il maestro amava cospargersi. Non soltanto ceffoni, ma anche bacchettate sulle mani fino a quando un giorno tornai a casa con una mano gonfia.

Credo che poi mio padre sia andato a parlargli, credo.

Non ero un ragazzino tranquillo, ma diciamo vivace. Non avevo amici, ero molto legato a mio fratello più piccolo che condivideva ed appoggiava ogni mia scelta.

cms_12460/3v_.jpgCon mio fratello più piccolo, il giorno della processione, io vestito da paggio, lui da chierichetto.

Scelte che erano sempre abbastanza inusuali per un ragazzo, come quella di volermi dedicare anima e corpo allo studio della numismatica e quindi di iniziare una ricerca quasi spasmodica di monete romane, sesterzi compresi: mi piaceva averli tra le mani, guardarli, studiarli. Col mio cercametalli percorrevo a piedi chilometri e chilometri di terreni deserti sulle colline del Lazio, da solo, nel silenzio.

Non avevo paura di nulla, sicuro di me, dotato di una forza fisica ed una incredibile resistenza alla fatica. Un giorno queste ultime furono messe a dura prova e fui costretto a fare una corsa da centometrista per non essere aggredito da cinque maestosi cani maremmani!

Non appena mi iscrissi alla Scuola d’Arte, mi innamorai della scultura. Oggi sono fiero di questa scelta perché, cercando l’argilla, sono riuscito a scoprire il vero bucchero con cui gli etruschi creavano i loro vasi e spero che prima o poi la mia scoperta venga premiata.

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Alcuni dei miei vasi etruschi

Dalla Romania alla Polonia attraversando i magnifici Monti Carpazi e lì, in Polonia, ho incontrato l’amore della mia vita, Aleksandra Drabik.

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Ritratto di mia moglie Aleksandra Drabik, in vero bucchero etrusco

Quando, nei primi anni della nostra unione, ci recavamo in Polonia a trovare i suoi parenti, passavamo spesso davanti alla casa di Aleksandra, ormai disabitata. Ci fermavamo a pensare e ci tornava in mente quella stufetta a carbone che contrastava i 25 gradi del freddo di dicembre ma riscaldava i nostri cuori desiderosi di libertà, di sole, di aria, di pace.

In Polonia, come dicevo, mi sono sempre trovato benissimo ad esclusione del clima particolarmente freddo. Quello davvero per me era insopportabile, così ci siamo trasferiti a Roma e poi qui dove tuttora risediamo, nella meravigliosa terra degli etruschi.

Claudio Casalanguida

da CELLERE (Provincia di Viterbo)

Redazione

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