PECCATORI DI PROVINCIA

Cronistoria di una cena estiva con...sorpresa finale

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Quello che sto per raccontarvi potrà sembrarvi surreale ma, mio malgrado, è tutto vero. Partendo dal presupposto che non sono mai stato un bacchettone, perbenista e quanto meno fustigatore dei costumi, potrei asserire che al confronto di quello che accade oggi in molte cittadine di provincia, i vecchi nights o i dissoluti e attuali porno shop, potrebbero paragonarsi a “circoli dell’azione cattolica” o ad associazioni di giovani “boy scout”. O tempora o mores, ma...andiamo per gradi.

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A metà degli anni sessanta e con l’avvento dei “figli dei fiori” anche i cosiddetti “capelloni”, dei quali facevo parte, cominciarono a tagliare il cordone ombelicale familiare per concedersi una nuova libertà di pensiero e di azione. All’epoca, i nostri genitori, soprannominati “matusa” non videro di buon occhio le nostre scelte, ma loro malgrado dovettero arrendersi visto l’avvicinarsi del terzo millennio.

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Il femminismo cominciava a prendere piede e la parità dei sessi più che liberare la donna da trame e laccioli di atavica memoria, non fece altro che favorire il liberismo sessuale maschile. Le galanterie e gli antichi corteggiamenti a base di fasci di fiori, di serenate notturne o di semplici e timide dichiarazioni d’amore lasciarono il posto a un permissivismo audace. Ricordo come le prime timide carezze sul volto della propria ragazzina presero il nome di “petting” che indicava come fare le prime effusioni di natura sessuale o le stimolazioni più o meno profonde senza mai arrivare ad un vero e proprio rapporto completo.

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Altri tempi...! Personalmente, ancor oggi, mi lasciano interdetto i tantissimi e frequentatissimi porno shop forniti di sex toys, bambole gonfiabili, tutine in lattice, senza farsi mancare “libri” che spiegano come praticare il “bondage”, termine a me sconosciuto sino all’altro ieri. Al giorno d’oggi, come avrò modo di spiegarvi in seguito, la “coppia” si sta rivelando sempre più “aperta” e alla ricerca di situazioni incredibili. Quello che più mi sconvolge è la tranquillità con la quale giovani coppie, apparentemente normali, parlano, senza alcun problema,di “pratiche” fino a qualche anno fa ritenute tabù.

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A ben pensarci, dovrei ritenermi “mentalmente” vecchio, superato e obsoleto. E fin qui...ne prendo atto. Ma...udite, udite. Dopo una vita vissuta in grandi città, stanco del traffico metropolitano, del rumore assordante dei clacson e speranzoso di vivere i miei ultimi anni con una flemma e una tranquillità che solamente un paese dell’entroterra pugliese avrebbe potuto offrirmi, ho creduto opportuno trasferirmi in provincia .Avrei voluto “godermi” lo scandire metodico delle campane dell’orologio comunale, guardare gli anziani, immobili e pensierosi, parcheggiati davanti ai loro bassi in attesa di non so cosa, le vecchine alla ricerca di un angolo ombroso dove poter meglio lavorare le “orecchiette” di semola. Nulla di tutto questo.

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La provincia mi ha sconvolto totalmente. La stessa si è stranamente emancipata, non solo mentalmente ma anche ...sessualmente! Ultimamente, pur di non isolarmi, mi sono imposto di diventare facilmente propenso alla socializzazione, selezionando le frequentazioni al punto tale che spesso e volentieri alcuni nuovi amici, anzi conoscenti, mi invitano a casa loro per partecipare ad una serata conviviale a base di “panzerotti” accompagnati da un ottimo vinello locale. Solitamente accetto l’invito non prima di aver mandato alla padrona di casa un fascio di fiori. Pur di non arrivare a mani vuote compero una bottiglia di champagne d’annata e vista la caratura culturale di chi mi ha voluto ospitare, (tutti professionisti affermati del circondario) mi preoccupo di indossare un abbigliamento consone e fin troppo elegante.

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Durante la cena, si parlava di vari argomenti sino a quando la colf, splendida rumena in abiti striminziti, non ha servito la frutta sbucciata in enormi vassoi ricolmi di ghiaccio tritato. Mi è scappato raccontare che, secondo me, il primo peccato dell’umanità fu quello fatto da Eva nell’addentare il frutto proibito ossia “la mela” vista da tutti come la metafora primordiale della sessualità. Volendo ostentare il mio grado di preparazione culturale continuai associando anche la psicanalisi Freudiana che associava all’immagine onirica della mela rossa i desideri carnali. Non l’avessi mai fatto.

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Il padrone di casa, un giovane e aitante notaio, mi chiede se fossi un profondo conoscitore della “ sitofilia “ . Non volendo ammettere la mia totale ignoranza nel settore, ostentai un sorriso da ebete. Mi venne in aiuto una giovanissima commensale che volle, ad alta voce, spiegarmi che quanto da me asserito rappresentava “un’associazione subliminale tra il nutrimento, l’erotismo e la sessualità tendente a trasformarsi in una forma di feticismo legata al cibo. La “sitofilia”.

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“Non mi dica”, continuò la stessa, “che nel suo lavoro giornalistico non abbia mai sentito parlare di personaggi finiti al pronto soccorso a causa di banane, zucchine e ortaggi usati come audaci giochi erotici.” Avrei voluto sprofondare dalla vergogna in quanto la tematica mi poneva di fronte ad un forte imbarazzo. Ma non finisce mica qui. La giovane cameriera, sicuramente catechizzata dalla padrona di casa, provvide a darmi il colpo di grazia. Con l’aiuto di altre persone presenti, sparecchia velocemente la tavola, si toglie la camicetta e si stende sul tavolo restando a seno nudo e non solo. Qualcuno le versò sul corpo la sperlunga di frutta sbucciata ed affettata...dando così il via alla “degustazione”. Con le pulsazione cardiache a mille sentivo il volume della musica di sottofondo aumentare sempre più. Per dirla in parole povere, pur essendo l’unico “cittadino”, tra i tanti ospiti...mi son dato da solo del “provinciale” dalla mentalità gretta retrograda. Non pensavo che la nostra “entroterra dalla cultura contadina” si fosse evoluta, anzi emancipata, in maniera così veloce. Lo ammetto, in quell’occasione mi son sentito uno sprovveduto, anzi, un pesce fuor d’acqua! Al mio rientro, dovendo affrontare, in macchina, una trentina di chilometri, mi son ricordato che nel 1965, parliamo di oltre 50 anni fa, non si parlava ancora di divorzio, quando il regista Pietro Germi, diresse il film “signore e signori”. La trama era tutta impostata in una cattolicissima cittadina italiana, Treviso, dove i tradimenti e le corna la facevano da padrone. Vuoi vedere, mi sono chiesto, che P. Germi più che regista cinematografico, fosse un indovino, una sibilla o addirittura un veggente.

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Da vecchio cronista, nel rispetto delle regole deontologiche e nel vostro interesse, non potevo nascondervi una storia di vita vissuta. Buona estate a tutti i lettori, con l’invito a pensarci su...prima di accettare l’invito per partecipare ad una cena estiva, elegante e raffinata senza essere certi di conoscere bene il festeggiato/a.

Ninni Di Lauro

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