PAURA DI VOLARE

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Nella vita è possibile fallire non una, ma svariate volte senza che questo ci debba abbattere e demotivare. Il fallimento fa parte del percorso di vita, e in verità serve a diventare più forti e corazzati. La paura di riprovarci spesso ci fa rifugiare in una zona di comfort vicino al cuore, per poi sistemare i sogni chiusi a chiave in un cassetto. Ma i sogni sono come le farfalle con ali colorate: per vivere devono volare; tuttavia, prima di volare devono obbligatoriamente trasformarsi, perdendo le caratteristiche del bruco. Il segreto è capire che nella metafora del volo ci sono tutte le risposte che cerchiamo. Fallire in un’impresa non vuol dire che si fallisca come persona, ma consiste in un passaggio obbligato per continuare a credere in se stessi per poi spostare l’attenzione su un nuovo progetto, evitando (se possibile) tutti quegli errori che ci hanno condotti alla disfatta.

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Ci sentiamo falliti quando un progetto di lavoro va male, quando finisce un matrimonio o quando una persona amica ci delude. Dal fallimento di natura economica ci si riprende reagendo alla preoccupazione che se non si lavora ci si ritroverà a dormire sotto i ponti. Se finisce una storia d’amore è facile ammalarsi, sabotando la nostra anima che probabilmente sarebbe ben lieta di allontanarsi dal corpo, avendo esigenze diverse: se potesse vivere scissa da noi, darebbe segnali positivi. L’anima ci dice che non falliamo, ma cresciamo; che sono esperienze le storie che finiscono e gli amici che tradiscono. L’anima ci dice che ogni persona che va via dalla nostra vita ci lascia qualcosa, e che c’è sempre del buono anche in coloro che riteniamo ci abbiano fatto soffrire. Quando acquisiamo questa consapevolezza, ci accorgiamo che non abbiamo fallito, ma che semplicemente abbiamo vissuto.

Il dolore per il fallimento scaturisce dall’aver costruito in noi un modello di perfezione, ritenendo che sia un obbligo essere sempre equilibrati e sicuri, coltivando la disistima. E’ proprio questo modello di perfezione che dovremmo cercare di combattere. Decidiamo tutto a tavolino; ma, pensandoci bene, le decisioni prese d’impulso sono quelle che ci soddisfano di più, facendo decidere l’altro sé che è in noi. Perché l’anima detesta i ragionamenti.

Quando finalmente, lavorando sull’autostima, riprendiamo la vita tra le mani, eccoche abbiamo una nuova paura. Paura di soffrire, paura di sbagliare, paura di rimanerci male. Paura di essere di nuovo traditi,di imbatterci nella persona sbagliata, di essere ingannati,di illuderci e poi di rimanere delusi. Anche paura di perdereil benessere ritrovato nella solitudine e nel non far nulla che inneggiamo (spesso per darci un tono) e pare ci piaccia anche tanto.

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Giunti a questo punto, abbiamo due possibilità: la prima è di godere della libertà, sebbene dubitiamo un tantino che la solitudine appaghi totalmente (a meno che non otteniamo l’illuminazione o la santità). Oppure, concedendoci qualche dubbio, ricominciamo a fare progetti all’alternativa di restare in solitudine, o all’andare a dormire sotto i ponti (anche se taluni sostengono che la felicità sia appannaggio di chi non possiede nulla). Guariti dalle nostre fobie, saremo pronti a cominciare una nuova avventura. Sicché ci accorgeremo che il bello deve ancora arrivare, accettando che la vita è una corsa ad ostacoli e non sempre si arriva a vincere una coppa, consapevoli che è comunque bello vivere e qualche volta fallire, piuttosto che vivere da mediocri restando inermi a guardare la vita passarci davanti.

Susy Tolomeo

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