PARTI PER LE VACANZE? E LE PIANTE…?

Soluzioni per le nostre piante che uniscono scienza e sapere popolare

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Manca poco alle sospirate vacanze estive. Che si tratti di alcuni giorni, di una settimana o di un mese (beati voi) è fondamentale non trascurare alcuni gesti semplici, ma importanti onde evitare tristi sorprese al vostro rientro. Prima di chiudere la porta, dopo aver controllato gas, luce e acqua, sarebbe cosa buona e giusta dare un’occhiata alle piante. Ogni pianta ha le sue necessità: quelle grasse resistono benissimo senza acqua 2-3 settimane. Sarà sufficiente una bella e abbondante innaffiata prima della partenza. I bonsai al contrario sono molto delicati: i vasi strettissimi e le calde temperature possono costituire un minaccia alla loro sopravvivenza. Se avete una vicina di casa fidata, gentile e con il pollice verde, alla quale affidare i vostri gioielli verdi, siete fortunati. Al rientro, basterà portarle un bel souvenir. In caso contrario potreste affidarli alla custodia di un vivaio, o a un green sitter, una delle professioni del futuro. Ebbene si, esistono persone che amano le piante al punto di trasformare la loro passione in attività lavorativa.

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Se starete via per il weekend - corto o lungo che sia - il problema non sussiste: basterà innaffiare abbondantemente le vostre piante prima di partire, avendo cura, magari, di aggiungere uno strato di torba o sabbia sulla superficie del terreno per ridurre l’evaporazione dell’acqua. Lasciate, vicino ai vasi, dei recipienti con dell’acqua, sia che le piante siano all’aperto o in casa. L’acqua evaporando, garantirà un ambiente umido e quindi una minore traspirazione, con conseguente riduzione della necessità d’innaffiamento. Non chiudete completamente le persiane, veneziane o tendaggi oscuranti in modo che la stanza sia illuminata o, almeno, in leggere penombra. Usate l’accorgimento di sistemare le piante addossate l’una all’altra, nell’angolo in ombra o comunque meno soleggiato, facendo in modo che traggano reciproco vantaggio. Quelle più alte ripareranno dal sole le più piccole che, a loro volta, ombreggeranno il terreno delle più grandi, mantenendolo umido. Esistono in commercio vasi provvisti di intercapedine, dove si tiene la riserva d’acqua.

cms_6495/3.jpgQuesta passa nel terreno per mezzo di stoppini o apposite membrane. Organizzatevi per tempo col travaso. In alternativa potete usare una bacinella piena d’acqua che andrà posta ad un’altezza superiore a quella del vaso (magari su uno sgabello o un piccolo tavolino). Per trasferire l’acqua vi avvarrete di strisce di stoffa o di stoppini, ponendone un’estremità all’interno del recipiente e l’altra all’interno del vaso, conficcata nel terreno per qualche centimetro di lunghezza. L’acqua passerà dal contenitore alla terra con facilità e gradualmente.

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Altro metodo semplicissimo è quello di utilizzare una bottiglia di plastica riempita d’acqua. Basterà praticare qualche forellino sul tappo e piantarla con il collo all’ingiù vicino al fusto perché il liquido venga rilasciato gradualmente. La stessa procedura andrà eseguita col flacone dell’acqua complessata, un gel di recente concezione, costituito da fibre naturali, quali cellulosa, e acqua demineralizzata. I microrganismi della terra degraderanno il composto, liberando gradualmente il liquido per un tempo variabile da 15 a 20 giorni. Stesso dicasi dei granuli di acqua da mescolare al terriccio. In commercio esistono distributori d’acqua a batterie, capaci di innaffiare fino a venti vasi. In alternativa è utile anche il temporizzatore con impianto goccia a goccia, certamente efficientissimo, ma non proprio economico.

Esecuzione Verde

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