PAPA FRANCESCO E LA POLITICA VATICANA

Cambia la geografia del prossimo conclave

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Sembra evidente anche a Francesco che qualcuno sta lavorando contro il pontificato e per influenzare il prossimo conclave. Il suo stile semplice ma nello stesso tempo diretto, è motivo di grande imbarazzo soprattutto per le sfere tradizionaliste, che sognano una curia vecchio stile con la dottrina al centro di tutto. Come ben sappiamo, Papa Francesco in questi anni di pontificato ha messo in discussione tutto, creando numerosi sinodi per discutere di grandi temi, che vanno dalla famiglia fino al tanto discusso celibato dei sacerdoti. Tutto questo, non ha generato numerose simpatie nei confronti del pontefice tanto da far circolare numerose indiscrezioni circa le sue future dimissioni. Nulla di ufficiale, ma le tematiche trattate dal Santo Padre non sembrano andare giù ai vecchi uomini di curia. Infatti, i numeri parlano da sé, 13 sono stati i cardinali da lui creati di cui 67 su 128 (dunque la maggioranza), sono di sua nomina. Papa Bergoglio, ha rimarcato nelle ultime dichiarazioni alcuni atteggiamenti poco chiari affermando che "tanti comportamenti sleali di uomini di chiesa dipendono dalla mancanza di senso della compassione ricevuta e dall’abitudine di guardare da un’altra parte, dall’abitudine dell’indifferenza". Parole incisive che sembrano fare il paio con altre pronunciate da due suoi fedelissimi ovvero il cardinale Walter Kasper che ribadisce "ci sono persone a cui semplicemente non piace questo pontificato e che vogliono che si concluda il prima possibile per avere, diciamo così, un nuovo Conclave". Il capo dei gesuiti, il venezuelano Artur Sosa spiega come ci siano "settori fuori e dentro il Vaticano che premono per far dimettere Francesco". Kasper ci da conferma del perfetto stato fisico di Francesco nonostante i suoi 82 anni.

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Tante sono le frange che lavorano per il dopo anche se come ci ricorda lo storico Enrico Galavotti, “l’elezione di un Papa è condizionata sempre da tanti fattori ed è illusorio immaginare di assicurarla con le sole creazioni cardinalizie. Sarà cruciale il momento in cui il Conclave si svolgerà e le dinamiche internazionali saranno in atto". Le figure di spicco dei vari schieramenti non mancano a cominciare da due porporati italiani, il segretario di Stato Pietro Parolin e l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. La dimensione tradizionalista spinge da tempo, invece, la figura del cardinale guineano Robert Sarah per mantenere inalterato l’aspetto più conservatore. Nel mezzo gioca invece il curiale francocanadese Marc Oullet, che alla prima votazione del Conclave del 2013 arrivò terzo dietro a Scila e allo stesso Francesco. Oullet nel recente libro "Amici dello sposo" cerca di mediare le diverse posizioni sull’abolizione del celibato ecclesiastico, mostrandosi abbastanza reticente. Al momento tra le personalità di spicco emerge il cardinale statunitense Sean O’ Malley, arcivescovo di Boston, che ha invece ridato speranza ad una Chiesa lacerata dagli abusi sessuali perpetrati dai preti ai tempi del cardinale Law. Giochi di palazzo che si intrecciano ai sacri altari, è questa l’alternanza pericolosa a cui Francesco dovrà prestare molta attenzione, cercando di ricostruire una chiesa apparentemente in frantumi. Ad ogni modo, dobbiamo considerare, però, che ogni Conclave è una storia a sé e tutto gioca nei giorni imminenti all’extra omnes.

Giuseppe Capano

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