Oms: "Attenti a falsi vaccini, farmaci e kit"

14681 i morti in Italia. Iss:"Confermato trend in calo"

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cms_16899/OMS.jpgIn piena emergenza Covid-19, cresce il numero di prodotti ’fake’ che promettono di diagnosticare, curare, prevenire l’infezione da coronavirus: vaccini, medicinali, test e kit per la diagnosi, reagenti per i laboratori. Il falso investe più fronti e a lanciare l’allarme è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che ha diramato in questi giorni un alert al riguardo e rilancia il suo monito anche nel report quotidiano.

L’avviso pubblicato è rivolto ai consumatori da un lato e ai professionisti e le autorità sanitarie dall’altro. Questi prodotti medici falsificati, scrive l’agenzia Onu per la salute "pretendono di prevenire, rilevare, trattare o curare Covid-19. Si va dalla "diagnostica in vitro" ai farmaci. "La pandemia causata dal virus Sars-CoV-2 ha fatto crescere la richiesta di medicinali, vaccini, diagnostica e reagenti, creando per i malintenzionati un’opportunità per distribuire prodotti medici falsi - avverte l’Oms - È richiesta la dovuta diligenza da parte di tutti gli attori nell’acquisizione, nell’uso e nella somministrazione dei prodotti medici, in particolare quelli colpiti dall’attuale crisi, relativi a Covid-19".
L’Oms spiega di aver ricevuto numerosi rapporti riguardanti la diagnostica in vitro e i reagenti da laboratorio falsificati per la rilevazione del coronavirus Sars-CoV-2 e invita a fare riferimento all’elenco Oms sui prodotti approvati per uso clinico. Ad oggi, 8 Paesi (Australia, Brasile, Canada, Cina, Russia, Singapore, Repubblica di Corea) hanno elenchi relativi alla diagnosi in vitro per Covid-19 basati su valutazioni normative accelerate. In Unione Europea - fa notare l’Oms - la conformità normativa per la diagnostica relativa a Sars-CoV-2 è auto-dichiarata dal produttore. Per aiutare gli Stati membri e le parti interessate, l’Oms ha pubblicato i collegamenti a questi elenchi di emergenza, insieme ai dettagli di contatto. La raccomandazione rivolta agli utenti finali è di verificare l’etichettatura per assicurarsi anche che il prodotto sia originale.
Quanto ai medicinali e ai vaccini falsificati, l’Oms ricorda che in questa fase "non raccomanda alcun medicinale per il trattamento o la cura di Covid-19". Lo studio Solidarity, condotto dall’organizzazione, sta esaminando potenziali trattamenti e al momento "non esiste un vaccino". Pertanto prodotti che vengono dichiarati come vaccini "possono essere considerati falsi e potrebbero comportare rischi significativi per la salute pubblica". Siti web "non regolamentati", segnala ancora l’Oms, "propongono e procurano medicinali e vaccini, ma soprattutto quelli che nascondono i loro riferimenti come indirizzo o numeri di telefono offrono spesso prodotti medici senza licenze, scadenti e falsi". L’Oms spiega di essere a conoscenza di vari casi e invita alla cautela.

"Inoltre, alcuni siti web potrebbero fornire un facile accesso a medicinali legittimi che altrimenti non sarebbero prontamente disponibili. Gli acquirenti finali e i consumatori dovrebbero essere particolarmente cauti perché potrebbero trovarsi di fronte a possibili truffe online e fare accurate verifiche quando acquistano prodotti medici, sia online che di persona".

Un altro monito è rivolto alle autorità sanitarie nazionali, alle quali l’Oms richiede "una maggiore vigilanza" così come agli operatori sanitari, a chi opera in ogni punto della filiera di questi settori. Tutti devono contribuire ad "impedire la distribuzione di prodotti medici falsificati. Una maggiore vigilanza dovrebbe concentrarsi su ospedali, cliniche, centri sanitari, laboratori, grossisti, distributori, farmacie e qualsiasi altro fornitore di prodotti medici. Tutti i prodotti medici devono essere ottenuti da fonti autentiche e affidabili. La loro autenticità e le condizione del prodotto devono essere attentamente monitorate. Le autorità sanitarie nazionali - conclude l’agenzia internazionale - sono tenute a informare immediatamente l’Oms" in caso scoprissero nel loro Paese la circolazione di prodotti fake.

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Sono 14681 i morti in Italia nella crisi coronavirus. Rispetto a ieri sono stati registrati altri 766 decessi, secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile. Nel complesso, i positivi sono attualmente 85388 (+2339). In isolamento domiciliare 52579. Sono ricoverate 28741 persone, mentre 4068 sono in terapia intensiva. I guariti sono 19758 (+1480).

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cms_16899/5.jpg"Ieri sono stati trasferiti 114 pazienti dalla Lombardia, 9 più di giovedì. Di questi 74 sono pazienti con coronavirus, 40 senza coronavirus. Trentotto pazienti in Germania, tutti affetti da coronavirus", ha detto il capo dipartimento Angelo Borrelli.

"Da oggi a domenica partirà il primo contingente della task force degli infermieri, che andranno nelle regioni più colpite: Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, Marche, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige", ha aggiunto.

"Per quanto riguarda la cosiddetta fase 2, al momento c’è una sola data, quella del 13 aprile, così come ha annunciato il presidente del consiglio dei ministri. Purtroppo - ha ribadito- oggi alcune mie parole sono state equivocate perché io avevo fatto un ragionamento, nel quale avevo detto che le misure sarebbero state determinate in relazione all’evoluzione della situazione in atto e che quello che stiamo fronteggiando è un virus nuovo e per questo motivo è difficile fare previsioni e abbassare la guardia".

"Io non posso dire nulla allo stato attuale perché non sappiamo l’evoluzione e se sarà necessario o no indossarle. Oggi non è necessario per chi riesce a tenere le distanze e a rispettare le indicazioni date", ha affermto sulla possibilità di un obbligo di portare la mascherine durante la cosiddetta ’fase 2’ dell’emergenza coronavirus.

Secondo Borrelli certamente "saremo sempre più costretti ad adottare comportamenti di distanziamento sociale a rispettare le distanze e le regole di prudenza indicate dalla comunità scientifica".

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"Sono dati che risentono di una settimana, ma confermano il trend di calo dei casi positivi di Covid-19, e viene confermato anche il trend italiano con alcune zone a più alta circolazione, a circolazione intermedia e a circolazione ancora abbastanza limitata, ma il messaggio è che non c’è nessuna zona in cui il virus non circoli". Lo ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, nella conferenza stampa di oggi sull’emergenza coronavirus. "Il problema - ha aggiunto - è dunque l’intensità e la frequenza di circolazione del virus, che è elemento caratterizzante e che ci deve far presente come si debba mantenere elevata la soglia di attenzione e anche le raccomandazioni adottate. Si conferma - aggiunge - il trend dell’età media pari a 62 anni dei casi, del 30% di morti fra le donne, anche se con età media più elevata, e della comorbidità come condizione spesso rilevata fra i deceduti di entrambi i sessi".

Poi l’avverimento: "Aver fatto gol - dice - non vuole dire che la partita è finita, abbiamo superato un momento critico, stiamo scendendo, ma la curva può avere anche una valle e poi ripartire, non è scontato che scenda per forza".
"Se cambiamo le regole del gioco e non siamo efficaci nell’interrompere l’infezione - sottolinea - si va in una valle e la salita riparte. L’obiettivo è che decresca. Ora sta decrescendo e questo è un dato importante che mostra che le misure stanno funzionando, ma la sfida importante è mantenerle, avendo in mente che una volta scesa la curva, come nell’ultima fase di Codogno, poi riparte se non la controlli bene. Dobbiamo trovare un equilibrio".

"In questo momento non abbiamo evidenze per dire che il virus circola nell’aria", rimarca quindi Brusaferro, rispondendo a una domanda sulla possibilità che l’Oms riveda le indicazioni per le linee guida sul’uso delle mascherine da parte della popolazione. "I dati che abbiamo a livello epidemiologico internazionale - precisa Brusaferro - ci dicono che le principali vie di trasmissione del virus largamente responsabili della sua trasmissione sono quelle per ’droplet’ (goccioline) e quelle per contatto. Il contagio per via aerogena era stato ipotizzato e dimostrato in alcuni contesti particolari e in presenza di alcune procedure soprattutto in ambito sanitario. Dai dati della letteratura scientifica finora sappiamo dunque che queste due sono le principali modalità di trasmissione, poi valuteremo man mano che arriveranno nuovi dati".

"L’Istituto superiore di sanità è un organo tecnico scientifico del Ssn che supporta con dati, pareri, analisi. In questa fattispecie facciamo parte del Comitato tecnico scientifico e forniamo quotidianamente dati e suggerimenti a livello politico. Noi abbiamo fatto le nostre considerazioni, lavorato con dei dati, abbiamo poi condiviso delle raccomandazioni, dopo di ché il governo ha deciso per lockdown sempre più stretti e in pochi giorni l’Italia è stata chiusa. Noi lavoriamo in maniera autonoma e in scienza e coscienza", ha quindi precisato, rispondendo a una domanda sulla chiusura non disposta dalle autorità di alcuni comuni della provincia di Bergamo.

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"A inizio marzo - ha aggiunto Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Iss - il comune di Codogno è stato reso zona rossa, dopo di ché c’è stata la proposta di fare zona rossa anche i comuni vicino Bergamo, poi si è deciso di rendere zona rossa tutta Lombardia, e poi a questo ha fatto seguito la mossa di rendere zona arancione l’Italia intera. Da allora non sono fatte più zone rosse e sono ripartite ordinanze regionali come in Lazio, Calabria e Campania".

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