Oltre 70mila morti nel mondo. Oms: "Mascherine da sole non fermano pandemia"

16523 morti in Italia. Alessandro Gringeri:"una speranza dal sangue dei guariti"

coronavirus_7_4_2020.jpg

cms_16949/johns-hopkins-university-1580683593.jpg

Sono saliti a oltre 70mila i decessi a causa del nuovo coronavirus nel mondo con l’Italia Paese più colpito. Lo ha reso noto la Johns Hopkins University, secondo cui si contano 70.356 morti e un totale di 1.286.409 casi dall’inizio dell’emergenza. I guariti invece sono oltre 270mila.

Gli Stati Uniti sono il Paese con il maggior numero di casi, l’Italia quello con il numero più alto di vittime.

cms_16949/1.jpg

"Non esiste una risposta in bianco o nero" sull’uso delle mascherine, quindi non esiste una risposta netta, ma di certo "le mascherine da sole non possono fermare la pandemia" di Coronavirus. Lo ha chiarito il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sottolineando nel corso di una conferenza stampa che "i Paesi devono continuare a trovare, testare, isolare e curare ogni caso e a rintracciare ogni contatto".

"Incoraggiamo i Paesi che stanno considerando l’uso generalizzato delle mascherine per la popolazione - ha continuato - a studiare la loro efficacia, in modo che tutti possiamo imparare. Cosa più importante, le mascherine dovrebbero essere usate solo nell’ambito di un pacchetto complessivo di interventi".

"Oggi l’Organizzazione mondiale della sanità diffonderà linee guida e criteri per sostenere i Paesi nel prendere una decisione" sull’utilizzo generalizzato delle mascherine da parte della popolazione, ha annunciato Ghebreyesus. "Se le mascherine vengono indossate - ha spiegato - devono essere usate in modo sicuro e appropriato. L’Oms ha indicazioni su come metterle, toglierle e conservarle. Quello che è chiaro è che ci sono ricerche limitate in quest’area".

Secondo il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità, "i Paesi potrebbero prendere in considerazione di usare le mascherine in comunità in cui altre misure, come quelle di lavarsi le mani o il distanziamento sociale, sono più difficili per la mancanza di acqua o perché si vive in spazi ristretti".

Quanto all’utilizzo di mascherine sanitarie tra la popolazione, che in Italia regioni come Lombardia e Toscana hanno reso obbligatorio per uscire di casa, Ghebreyesus ha avvertito: "Alcuni Paesi stanno raccomandando e consigliando l’uso di mascherine sanitarie alla popolazione. Gli operatori sanitari devono avere la priorità". Esiste infatti "un problema di offerta a livello globale" e l’utilizzo da parte della popolazione delle mascherine sanitarie "potrebbe aggravare la carenza" di questi dispositivi.

"In alcuni posti - ha sottolineato il direttore generale dell’Oms - queste carenze stanno realmente mettendo a rischio gli operatori sanitari. Nelle strutture sanitarie, l’Oms continua a raccomandare l’uso di mascherine sanitarie, respiratori e altro equipaggiamento protettivo personale per gli operatori sanitari".

cms_16949/4.jpg

Sono più di 16523 i morti in Italia nella crisi Coronavirus. Secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile, nelle ultime 24 ore ci sono state altre 636 vittime (111 in più rispetto ai 525 di ieri, il numero più basso dal 19 marzo), per un totale di 16523 decessi dall’inizio dell’emergenza. I guariti sono 22837 (+1022). I casi attualmente positivi sono 93187 (+1941). Le persone in isolamento domiciliare sono 60313. I pazienti ricoverat sono 28976, appena 27 in più rispetto a ieri.

cms_16949/bilancio_0604.jpg

Ma tra le notizie positive del giorno vi è ancora quella relativa alla terapia intensiva dove si trovano 3898 persone, 79 in meno di ieri. Il calo è arrivato al terzo giorno consecutivo. In tutto sono stati eseguiti 721732 tamponi. I casi totali di Coronavirus dall’inizio dell’emergenza sono 132547. "Siamo arrivati a oltre 107 milioni di euro di donazioni sul conto della protezione civile. Rispetto a ieri abbiamo speso sei milioni in più e finora in totale sono stati impiegati oltre 19 milioni di euro per l’acquisto di dpi e ventilatori", ha detto il capo dipartimento Angelo Borrelli completando la lettura dei dati.

cms_16949/5.jpg"Credo che questo virus sia un nemico invisibile che ci ha colpito tutti quanti all’improvviso. E’ stato un periodo nel quale non siamo riusciti anche a livello medico a verificare, a contenere e ad adottare misure che poi sono state perfezionate, si è trattato di un lavoro immane da parte dei medici della Lombardia. Sono convinto che meglio di questo non si potesse fare. I medici della Lombardia hanno fatto tutto quello che era nella loro conscenza e nelle loro disponibilità con gli strumenti disponibili", dice Borrelli rispondendo ad una domanda relativa ad eventuali errori e collegata all’analisi compiuta dai medici della Lombardia.

Capitolo ’fase 2’: "Il comitato tecnico-scientifico sta facendo le sue valutazioni, poi toccherà al decisore politico, al Consiglio dei ministri, decidere poi la data e le modalità con cui si esplicherà la fase 2", dice Borrelli. "E’ evidente che la decisione sarà presa quando ci sarà anche un quadro definito da un punto di vista tecnico-scientifico. Io non faccio parte del comitato che, credo, darà per tempo le indicazioni al presidente del Consiglio. Non penso che si arriverà all’ultimo momento", aggiunge Borrelli facendo riferimento alla data del 13 aprile, fino a quando sono state prorogate le misure.

"Sul tema delle bombole d’ossigeno, abbiamo ricevuto una richiesta dai colleghi della regione Lombardia che avevano evidenziato una criticità, ci eravamo mossi per fare una call al Meccanismo europeo della Protezione Civile, per acquisirle sul mercato. Al momento si stanno valutando una serie di iniziative, c’è un tavolo tecnico al ministero della Salute, per ovviare a questa carenza che è stata gestita molto bene dalla Lombardia", dice Borrelli, evidenziando che il calo dei ricoveri porterà "un beneficio" in questo ambito.

cms_16949/Alessandro_Gringeri.jpg

Potrebbe arrivare in "3-6 mesi" una terapia efficace per l’infezione da Sars-CoV-2, grazie all’utilizzo di plasma donato da persone che hanno superato la malattia e quindi ricco di anticorpi antivirus, "che richiede l’utilizzo di metodiche per l’inattivazione di patogeni, e dalle immunoglobuline estratte dal plasma di persone guarite ed immuni al virus prodotte a livello industriale". Questo il piano di intervento Kedrion Biopharma ha messo a disposizione per fronteggiare la grave emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19.

"Nel passato sono state numerose le patologie che hanno beneficiato di questo tipo di trattamento - dichiara Alessandro Gringeri, Chief Medical and R&D Officer di Kedrion Biopharma - La probabilità di efficacia è molto elevata, vicina al 90-95%. Ciò ci ha spinti a concentrare risorse e investimenti per disporre nell’arco di 3-6 mesi di un concentrato di immunoglobuline iperimmuni con alto contenuto di anticorpi specifici neutralizzanti il SarS-CoV-2, in grado di contrastare la malattia in casi sintomatici gravi e - in futuro - di bloccare l’evoluzione della sintomatologia sia nei pazienti già ospedalizzati con Covid-19 sia nei soggetti a maggiore rischio".

"Il plasma è un materiale biologico prezioso, le cui proprietà biochimiche e i cui usi terapeutici sono in larga misura inesplorati, il suo potenziale è quindi ancora enorme e siamo convinti possa essere di grande aiuto anche in questa occasione", aggiunge. In attesa dell’avvio della produzione industriale "sono molto positivi i risultati registrati dalla somministrazione di plasma iperimmune da convalescente a pazienti con Covid-19 in condizioni critiche effettuato da alcuni centri in Lombardia", aggiunge l’azienda.

In questi casi Kedrion Biopharma ha fornito e installato a tempo di record dispositivi capaci di trattare il plasma da soggetti convalescenti, inattivandolo viralmente in modo da poterlo infondere in sicurezza in pazienti in condizioni critiche. I centri trasfusionali di Mantova, Padova e Pisa hanno ricevuto gratuitamente la strumentazione per questa procedura, unitamente ai kit utili alla preparazione di circa 3.200 unità di plasma convalescente.

I centri che hanno già a disposizione le macchine si stanno dotando dei kit necessari per l’inattivazione virale del plasma. Un protocollo clinico-sperimentale è stato già sviluppato dal Servizio di Immunoematologia e medicina trasfusionale del San Matteo di Pavia in collaborazione con altre strutture come quelle di Lodi e Mantova, e dall’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova. "Questo plasma potrà essere utilizzato nella gestione dei pazienti più critici".

International Web Post

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App