Occupati in imprese di proprietà straniera nell’UE

In media il 18,9% dei lavoratori in Europa sono occupati in aziende di proprietà straniera

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L’Eurostat calcola la percentuale di occupati nazionali in imprese di proprietà straniera. I dati fanno riferimento al 2015. Al primo posto per occupati nazionali in imprese straniere nel 2015 vi è il Lussemburgo con un valore pari a 39,05%, seguito da Estonia con un ammontare pari a 38,08% e dalla Polonia con un ammontare pari a 28,80%. Olanda, Bulgaria e Belgio sono a metà classifica con un valore rispettivamente pari a 16,77%, 15,99% e 15,85%. Chiudono la classifica Italia, Cipro e Grecia con un valore corrispettivo di 8,21%, 6,93% e 5,72%.

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Figura 1. Percentuale degli occupati in imprese di proprietà estera.

Di seguito si analizzano gli andamenti degli occupati nelle imprese di proprietà estere per il Lussemburgo, l’Estonia, e la Polonia.

Lussemburgo. La percentuale di occupati in imprese di proprietà estera nel Lussemburgo è diminuita tra il 2009 ed il 2015. Nel 2009 la percentuale di occupati in imprese di proprietà estera del Lussemburgo è stata pari a 39,45% un valore che è arrivato fino ad un ammontare di 41,13% pari ad un ammontare di1,68 unità equivalente ad una crescita di 4,26%. Nel passaggio tra il 2010 ed il 2011 il valore degli occupati in imprese di proprietà estera per il Lussemburgo è passato da un valore pari a 41,13 unità fino ad un valore pari a 39,96 unità ovvero una variazione pari ad un ammontare di -1,17 unità equivalente ad una variazione di -2,84%. Nel passaggio tra il 2011 ed il 2012 il valore degli occupati in imprese di proprietà estera in percentuale è diminuito da un valore pari a 39,96 unità fino ad un valore pari a 38,34% ovvero una riduzione di 1,62 unità pari ad una variazione di -4,05%. Nel passaggio tra i 2012 ed il 2013 il valore degli occupati in imprese di proprietà estera è passato da un valore pari a 38,34 unità fino ad un valore pari a 39,07 unità ovvero una variazione pari ad un ammontare di 0,73 unità pari ad un valore di 1,90%. Nel passaggio tra il 2013 ed il 2014 il valore degli occupati in imprese di proprietà estera in percentuale è passato da un ammontare pari a 39,07 unità fino ad un valore pari a 39,45 unità ovvero pari ad una variazione di 0,38 unità equivalente ad una variazione di 0,97%. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 il valore degli occupati in imprese di proprietà estera nel Lussemburgo è diminuito da un valore pari a 39,45 unità fino ad un valore pari a 39,05 unità ovvero una variazione pari ad un ammontare di -0,40 unità equivalente ad un valore di -1,01%. Nel 2015 il 39,05% degli occupati lussemburghesi era impiegato all’estero.

Estonia. Il valore degli occupati in imprese di proprietà estera dell’Estonia è cresciuto nel periodo tra il 2008 ed il 2015. Nel 2008 il 35,25% degli impiegati estoni occupati in imprese di proprietà estera, un valore che è cresciuto fino ad arrivare al 35,84% nel 2009 con una crescita di 0,59 unità ovvero pari ad un ammontare di 1,67%. Nel passaggio tra il 2009 ed il 2010 il valore degli occupati estoni operanti in imprese di proprietà estera è cresciuto da un valore pari al 35,84% fino ad un valore pari al 37,41% ovvero una variazione pari ad un valore di 1,57 unità pari ad una variazione di 4,38%. Nel passaggio tra il 2010 ed il 2011 la percentuale di occupati in imprese di proprietà estera per l’Estonia è passata da un valore pari a 37,41% fino ad un valore pari a 37,97% ovvero pari ad una variazione di 0,56 unità ovvero pari ad una variazione di 1,50%. Nel passaggio tra il 2011 ed il 2012 il numero degli occupati estoni in imprese di proprietà estera è cresciuto da un valore pari a 37,97% fino ad un valore pari a 38,02% ovvero pari ad una crescita di 0,05 unità pari ad una crescita dello 0,13%. Nel passaggio tra il 2012 ed il 2013 il valore degli occupati estoni in imprese di proprietà estera è passato da un valore pari a 38,02% fino ad un valore di 38,01% ovvero una variazione marginale pari ad un valore di -0,01 unità pari a -0,03%. Nel passaggio tra il 2013 ed il 2014 il valore degli estoni occupati in imprese di proprietà straniera è cresciuto da un valore pari a 39,07 unità fino ad un valore pari a 39,45 unità ovvero pari ad una variazione di 0,38 unità pari ad un ammontare di 0,97%. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 il valore degli occupati estoni in imprese di proprietà estera in percentuale è diminuito da un valore pari a 39,45 % fino ad un valore pari a 39,05 % ovvero pari ad una variazione pari ad un ammontare di -0,40 unità equivalente ad una riduzione dell’1,01%. Nel complesso tra il 2008 ed il 2015 la percentuale di lavoratori estoni impiegati in imprese di proprietà estera è diminuita di un valore pari a -0,40 unità ovvero una variazione pari ad un valore di -1,01%.

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Polonia. Il valore degli occupati polacchi impegnati in imprese di proprietà estera è aumentato nel periodo tra il 2008 ed il 2015.Nel 2008 il numero degli occupati polacchi operanti in imprese di proprietà estera è stato pari ad un valore di 22,36%. Nel passaggio tra il 2008 ed il 2009 il valore degli occupati polacchi in imprese di proprietà estera per le imprese polacche è cresciuto da un valore pari a 22,36% fino ad un valore pari a 22,84% ovvero pari ad una crescita di 0,48 unità equivalente ad una crescita del 2,15%. Nel passaggio tra il 2009 ed il 2010 il valore degli occupati polacchi operanti nell’interno delle imprese di proprietà estera è passato da un valore pari a 22,84% fino ad un valore pari a 24,27% ovvero pari ad una crescita di 1,43 unità equivalente ad un valore del 6,26%. Nel passaggio tra il 2010 ed il 2011 il valore degli occupati polacchi in imprese di proprietà estera è passato da un valore pari a 24,27% fino ad un valore pari a 25,38% ovvero una variazione pari ad un valore di 1,11 unità equivalente ad una crescita di 4,57%. Nel passaggio tra il 2011 ed il 2012 il valore degli occupati polacchi in imprese di proprietà estera è cresciuto da un valore pari a 25,38% fino ad un valore pari a 25,47% ovvero pari ad una crescita di 0,09 unità pari ad un valore di 0,35%. Nel passaggio tra il 2012 ed il 2013 il valore degli occupati polacchi in imprese di proprietà estera è cresciuto da un valore pari a 25,47% fino ad un valore pari a 26,46% ovvero pari ad una crescita di 0,99 unità ovvero pari ad una crescita del 3,89%. Nel passaggio tra il 2013 ed il 2014 il valore degli occupati polacchi nelle imprese di proprietà estera è cresciuto da un valore pari a 26,46% fino ad un valore pari a 27,55% ovvero una crescita pari ad un ammontare di 1,11 unità pari ad un valore di 4,20%. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 il valore degli occupati polacchi operanti in imprese di proprietà estera in percentuale è cresciuto da un valore pari a 27,57% fino ad un valore del 28,80%. Nel complesso nel periodo tra il 2014 ed il 2015 il valore degli occupati polacchi nelle imprese di proprietà estera è cresciuto di 6,44 unità ovvero di un ammontare pari a 28,80%.

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Conclusioni. La percentuale di occupati di un paese che operano presso imprese di proprietà estera è molto ampia in Europa e pari in media a circa il 18,9%. Ne deriva che effettivamente di ogni 100 occupati per 19 lavorano presso aziende di proprietà estera. Il dato è quindi un segnale molto importante dell’integrazione economica. Tuttavia è chiaro che per i paesi di piccoli dimensioni oppure per i newcomers dell’Unione Europea la percentuale di occupati presso imprese di proprietà estera tende ad essere molto ampia. Inoltre alcuni paesi hanno dei vantaggi fiscali molto convenienti per le imprese straniere. I sovranisti sono preoccupati dalle imprese di proprietà straniera. Essi temono chiusure improvvise degli stabilimenti, crescita della disoccupazione involontaria, e i costi istituzionali di eventuali crisi produttive. Le imprese straniere possono mettere in crisi le politiche economiche dei governi. Tuttavia, in caso di investimenti bassi, e di mancato utilizzo del capitale umano presente, in presenza di inefficienza della classe imprenditoriale, l’investimento estero nei paesi europei diventa un elemento essenziale sia per l’occupazione ed anche per la conoscenza. Infatti un paese può imparare come produrre certi beni e servizi attraverso l’emulazione e l’imitazione disponibili in caso di impianto di imprese provenienti dall’estero. La presenza di imprese estere è quindi anche un elemento di crescita del know how.

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Le imprese internazionali, inoltre, hanno degli standard elevati con riferimento alla qualità e alla produttività del lavoro e quindi potrebbero essere in grado di arricchire il capitale umano di nuove conoscenze. Inoltre le imprese internazionali pagano degli stipendi alti rispetto alle imprese locali, anche perché in genere sono di dimensioni rilevanti. Occorre quindi bilanciare i rischi politici ed istituzionali con la crescita delle conoscenze e del reddito dei lavoratori. In caso di impianto di imprese ad alto valore aggiunto e in grado di aumentare i salari dei lavoratori rispetto alla media locale, è necessario esprimere un parere favorevole alla crescita delle imprese estere operanti nei paesi europei.

Angelo Leogrande

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