OBAMAGATE

Trump ha rilanciato la teoria di un complotto contro di lui, affermando che sia il “crimine politico più grave di sempre”.

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cms_17521/1v.jpg"Se io fossi un Democratico, invece di un Repubblicano, credo che sarebbero tutti finiti in galera molto tempo fa, e parlo di pene di 50 anni. Quanto è accaduto è una disgrazia. Questa è la più grande truffa politica, il più grande inganno nella storia del nostro Paese".

Lo ha detto il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tuonando in un’intervista rilasciata alla rete Fox. Trump si riferisce a una teoria del complotto, esistente già da più di un anno ma da lui rilanciata con la bellezza di 126 tweet in un solo giorno: secondo il Presidente, l’inchiesta del Russiagate che lo ha visto evitare una condanna soltanto alla seconda audizione, in Senato, sarebbe un complotto contro di lui da parte del suo precedessore Barack Obama e degli uomini ad egli vicini, tra i quali l’attuale candidato Joe Biden. Trump ne è convinto: secondo lui c’è stato un Obamagate, ed è il “più grande crimine politico della storia americana”.

Ma cosa sarebbe, in sostanza, questo Obamagate?

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Fra sabato e domenica, alcuni giornali hanno pubblicato gli stralci di una conversazione che Obama aveva avuto con circa tremila suoi ex collaboratori. Durante la conversazione, Obama ha criticato la recente decisione dell’amministrazione Trump di far cadere le accuse contro Michael Flynn, il primo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, finito sotto processo per avere nascosto le sue telefonate con alcuni emissari del governo russo e per avere lavorato come lobbista non dichiarato per conto del governo turco. Lo stesso Flynn si era dichiarato colpevole, ma il procuratore generale William Barr ha obiettato che l’indagine non era giustificata, e quindi l’ammissione di Flynn sarebbe da ignorare. Obama, preoccupato, aveva detto ai suoi collaboratori che negli Stati Uniti sarebbe a rischio la tenuta dello stato di Diritto, aggiungendo, in un altro momento, che la gestione del CoVid da parte dell’attuale Amministrazione sarebbe un “assoluto disastro”. Una cosa, questa, che a Trump non è proprio andata giù: così, precisamente da quel momento, il Presidente in carica ha iniziato la sua tempesta di tweet contro Obama. Il tycoon afferma che ci siano evidenze che l’ex-presidente, nelle sue ultime settimane in carica, avrebbe tentato di sabotare l’amministrazione che lo avrebbe succeduto.

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CNN scrive che uno degli elementi più citati da sostenitori e alleati di Trump per corroborare questa ipotesi sia un incontro avvenuto il 5 gennaio 2017 alla Casa Bianca, circa due settimane prima dell’inizio del mandato di Trump. I contenuti dell’incontro sono stati ottenuti e parzialmente diffusi dagli avvocati che difendono Flynn. Secondo questi documenti, Obama discusse con alcuni dei suoi collaboratori (fra cui l’allora vicepresidente Joe Biden) dei tentativi di ingerenza della Russia nella campagna elettorale del 2016. L’allora vice procuratrice generale Sally Yates ha detto che durante l’incontro si discusse anche delle telefonate di Flynn con l’ambasciatore del governo russo negli Stati Uniti, che in quel momento non erano ancora state rese pubbliche.

Nelle settimane seguenti il contenuto delle telefonate venne girato da un funzionario del governo al Washington Post, che decise di pubblicarle. Flynn venne quindi interrogato dall’FBI e mentì sui contenuti delle sue telefonate con l’ambasciatore russo. Pochi giorni dopo fu licenziato da Trump per via dell’enorme caso che si era creato.

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L’accusa dei sostenitori di Trump, insomma, è che Flynn sia stato vittima di un complotto, ed utilizzato dai Democrats per danneggiare l’immagine pubblica di Trump. Più di ogni altra cosa, la parte “trumpiana” del Partito Repubblicano è infuriata perché l’amministrazione Obama chiese ed ottenne che il nome di Flynn venisse esplicitato in alcuni documenti di intelligence, rimuovendo gli omissis dai rapporti riservati. Omissis che riguardano le identità di cittadini americani che vengono fuori durante le attività di sorveglianza delle comunicazioni di persone straniere. Tuttavia, è prassi consolidata che i funzionari del governo possano fare richiesta motivata che dette identità siano rivelate, se ritenute rilevanti per altre indagini: il che è proprio il caso in questione. Ebbene, Trump e i suoi sostenitori hanno preso l’utilizzo di questa prassi come prova schiacciante del “più grande crimine politico di sempre, che fa sembrare il Watergate una cosa da poco”.

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Tuttavia, come evidenzia Al Jazeera, quando gli è stato domandato dai giornalisti di quale crimine accusasse Obama e se pensasse che il Dipartimento di Giustizia debba perseguire l’ex-Presidente, lo stesso Trump ha fornito solo dei dettagli.

“Questa cosa è andata avanti per molto”, ha detto Trump, “ed è un disgrazia che sia successo, e se guardate cosa è successo, se guardate tutte le informazioni che sono state rilasciate, e da quanto capisco è solo l’inizio, cose terribili sono avvenute, e non bisognerebbe mai più permettere che succedano nel nostro Paese”. E ancora, rivolgendosi a un reporter del Washington Post senza mai arrivare al punto: “Tu sai qual è il crimine. È ovvio per tutti. Tutto ciò che devi fare se vuoi saperlo è leggere i giornali, eccetto il tuo”.

Insomma, accuse gravissime quelle di Trump, ma non supportate non solo da nessuna prova, non solo da nessun indizio, ma persino da nessuna teoria che sia minimamente articolata.

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Addirittura, Trump aveva chiesto al Senatore Lindsey Graham, suo noto sostenitore, che sta guidando un’indagine sulle origini del Russiagate, di chiamare Obama a testimoniare in Senato. Graham, però, frenato dal senso di responsabilità per la serietà del suo ruolo, ha affermato: “Non credo che sia il caso di farlo. Non sono neanche sicuro che sia possibile. Ho serie preoccupazioni sui privilegi dell’esecutivo e su questo tipo di problemi. Capisco la frustrazione del Presidente Trump, ma deve stare attento a ciò che desidera”.

Le uscite di Trump su questo fantomatico Obamagate hanno ricevuto aspre critiche anche da destra, tra cui spiccano quelle di un ex Portavoce del Comitato Nazionale del Partito Repubblicano, Tim Miller: "Il Presidente Trump vive in una realtà alternativa che lui stesso sceglie, dove gli è permesso di proporre accuse infondate contro i suoi nemici senza neanche cercare di interagire con niente di vicino a un fatto o ad una prova, e nonostante ciò non ne paga mai le conseguenze. È il suo ormai consolidato modo di fare postmoderno: creare un universo preferito di fatti convenienti ed insistere che siano veri a prescindere”.

Una descrizione quasi orwelliana quella di Miller. Che essa sia esagerata o no, però, una cosa non cambia: l’Obamagate è un’invenzione non supportata da alcuna prova.

Giulio Negri

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