Nuove scintille Iran-Usa

Ue, è stallo nomine: rischio rinvio - "Verso apartheid del clima" - Amanda, condanna definitiva all’Italia - Ue: "Al fianco della famiglia Regeni per scoprire la verità"

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Nuove scintille Iran-Usa

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Le nuove sanzioni americane contro l’Iran, che prendono di mira anche la guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei ed il ministro degli Esteri Javad Zarif, chiudono definitivamente la porta alla diplomazia. Lo ha scritto su twitter il portavoce del ministero degli Esteri Abbas Mousavi, all’indomani della decisione di Washington di imporre ulteriori misure restrittive contro Teheran. "Le inutili sanzioni americane contro la guida suprema ed il comandante della diplomazia iraniana - ha denunciato il portavoce - rappresentano la chiusura definitiva del canale diplomatico. L’amministrazione disperata di Trump distrugge i meccanismi internazionali in vigore per preservare la pace e la sicurezza mondiali".

Intanto, da Washington, il presidente americano Donald Trump fa sapere che nel caso di un’eventuale azione militare contro l’Iran, non ci sarà bisogno dell’ok del Congresso. "Mi piace l’idea di avere il Congresso a fianco - ha sottolineato il presidente americano in un’intervista a "The Hill" - hanno idee, c’è gente intelligente. Ho appreso un paio di cose l’altro giorno nel nostro incontro con il Congresso, mi piace averlo a fianco, ma legalmente non devo farlo". Quindi, alla domanda diretta se ritiene di avere l’autorità per avviare un’operazione contro l’Iran senza il via libera del Congresso, ha risposto: "Si’".

A smorzare i toni l’intervento del consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton, secondo cui Trump "ha tenuto aperta la porta per veri negoziati, tutto quello che l’Iran deve fare è attraversare quella porta aperta". Parole a cui ha risposto il presidente iraniano Hassan Rohani, secondo il quale gli Usa "mentono" quando affermano di volere il dialogo con Teheran. "Voi chiedete negoziati. Se quello che dite fosse vero, perché contemporaneamente volete sanzionare il nostro ministro degli Esteri?", ha chiesto provocatoriamente. E criticando le sanzioni ha aggiunto: "E’ ovvio che mentite". "Oggi gli americani sono disperati e confusi - ha detto - Questo li ha portati ad adottare misure assurde e a dire sciocchezze". Secondo Rohani le sanzioni "contrarie ai diritti umani" e indicano che alla Casa Bianca "sono ritardati mentali", ha incalzato.

A contestare le nuove sanzione anche l’ambasciatore iraniano all’Onu, Majid Takht-e Ravanchi, secondo il quale gli Stati Uniti devono fermare la "loro guerra economica e il loro terrorismo contro il popolo iraniano". "La decisione degli Stati Uniti - ha detto nelle ultime ore in dichiarazioni riportate dai media iraniani - è un altro segnale di come l’America non abbia alcun rispetto per il diritto internazionale". "Non possiamo accettare intimidazioni o minacce da nessuno - ha aggiunto da New York, dove si è tenuta la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’Iran".

Ue, è stallo nomine: rischio rinvio
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Il Parlamento europeo potrebbe rinviare di 24 ore - da martedì 2 luglio a mercoledì 3 - l’elezione del suo presidente, con l’obiettivo di dare più tempo ai negoziati per raggiungere un accordo sul pacchetto complessivo di nomine ai vertici Ue. E’ quanto apprende l’Adnkronos da fonti del Parlamento europeo, secondo cui i gruppi a Strasburgo hanno raggiunto "un accordo di principio" per rinviare la votazione qualora si rendesse necessario (ovvero in mancanza di un accordo al vertice europeo straordinario del 30 giugno), ma la decisione dovrà essere confermata giovedì o domenica dalla conferenza dei presidenti dei gruppi al Parlamento europeo.

A quanto si apprende da diverse fonti, la procedura per l’elezione del presidente del Parlamento dovrebbe iniziare comunque il 2 luglio, ma ad essere rinviate sarebbero le votazioni dell’Aula sul presidente, in modo tale da dare ai gruppi un po’ più di tempo per le trattative. Il calendario è complicato anche dal fatto che nei prossimi giorni si terrà a Osaka, in Giappone, il G20, dal 28 al 29 giugno. Dovrebbero recarsi nel Paese del Sol Levante il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, insieme al presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Giuseppe Conte e Theresa May. Il volo dal Giappone al Belgio dura una dozzina di ore.

Il Consiglio Europeo straordinario sulle nomine inizierà all’Europa Building di Bruxelles alle 18 di domenica 30 giugno e potrebbe andare per le lunghe, visto che già nel programma si avverte che "se necessario, l’incontro potrebbe continuare con una colazione lunedì primo luglio". Al termine del Consiglio si terrà una conferenza stampa, domenica notte o lunedì mattina.

L’ipotesi di lavoro avanzata dai segretari dei gruppi parlamentari, che dovrà essere confermata dalla conferenza dei presidenti dopodomani, è quella di calendarizzare il voto sul presidente del Parlamento Europeo per mercoledì 3 luglio, in modo da dare spazio ai gruppi politici, martedì, di consultarsi e di trattare, visto che il nome del candidato alla presidenza della Commissione potrebbe emergere solo lunedì (il presidente del Parlamento, che viene eletto dall’Aula, in qualche misura fa parte del ’pacchetto’ complessivo delle nomine, che dovrebbe avere un equilibrio politico, geografico e di genere).

Il programma provvisorio della prima plenaria della nona legislatura nella giornata di martedì 2 luglio vede calendarizzata solo l’apertura della seduta, dalle 10 alle 11. L’elezione del presidente del Parlamento è in agenda mercoledì 3 luglio, dalle 9 alle 13, con il primo e il possibile secondo voto; l’eventuale terzo voto è in agenda per le 15 di mercoledì.

Nella giornata di mercoledì dovrebbero anche essere eletti i vicepresidenti, mentre i questori verranno nominati giovedì mattina. Al termine dell’elezione dei questori, sempre che il programma provvisorio venga confermato dai presidenti dei gruppi, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk informeranno l’Aula sull’esito del Consiglio Europeo straordinario del 30 giugno che, come detto, potrebbe protrarsi fino alla mattina del primo luglio, nel tentativo di trovare un accordo sui nuovi vertici delle istituzioni Ue (almeno sul presidente della Commissione e del Consiglio Europeo).

La conferenza dei presidenti dei gruppi, si apprende da fonti del Parlamento, dovrebbe riunirsi non giovedì, ma domenica 30 giugno a mezzogiorno, per approvare l’agenda della sessione, insieme a Donald Tusk. Dopo l’apertura della seduta, martedì mattina, il resto della giornata sarà dedicato alle riunioni dei gruppi parlamentari, che inizieranno già nel pomeriggio di lunedì 1 luglio, sempre a Strasburgo.

"Verso apartheid del clima"

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I cambiamenti climatici potranno rendere ancora più drammatico il gap tra ricchi e poveri in un pianeta in cui il riscaldamento globale potrebbe, già entro il 2030, spingere 120 milioni di persone in una situazione di maggiore povertà e denutrizione. E’ questo l’allarme lanciato da un esperto di diritti umani dell’Onu, Philip Alston, che ha parlato del rischio di un nuovo apartheid provocato dai cambiamenti climatici.

"Rischiamo uno scenario di apartheid da clima, con i ricchi che pagano per sfuggire al riscaldamento globale, e la fame ed i conflitti che provoca, mentre il resto del mondo è lasciato a soffrire", ha affermato Alston in una relazione diffusa durante un incontro del Consiglio per i diritti umani a Ginevra.

E questo, ha aggiunto il rapporteur dell’Onu per povertà estrema e diritti umani, sarebbe la conseguenza di un crudele paradosso dal momento che i popoli più poveri sono producono meno emissioni di gas serra, responsabili del riscaldamento globale. Ma rischiano di dover pagare gli effetti maggiori dei cambiamenti climatici, senza avere la capacità e gli strumenti per difendersi.

I cambiamenti climatici potranno entro il 2030 portare in una situazione di povertà 120 milioni di persone, secondo il rapporto di Alston che si basa su studi già pubblicati da Banca Mondiale, altre agenzie dell’Onu ed Ong.

Una situazione che porterà ad esodi di massa e crisi alimentari per intere popolazioni: "i cambiamenti climatici rischiano di distruggere 50 anni di progressi fatti nel campo dello sviluppo, della salute globale e della riduzione della povertà", ha aggiunto il ricercatore australiano che ha anche criticato il Consiglio per i diritti umani che si limiterebbe solo ad organizzare convegni e diffondere rapporti. Mentre invece dovrebbe, ha concluso, trovare di modi per spingere i governi ad agire in modo urgente sul fronte del clima.

Amanda, condanna definitiva all’Italia

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E’ definitiva la condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nei confronti dell’Italia a versare 10.400 euro ad Amanda Knox a titolo di risarcimento di danni morali, più 8mila euro per le spese legali. La Corte di Strasburgo ha infatti rigettato l’istanza dell’Italia che aveva chiesto che sul caso si pronunciasse la Grande Camera. A questo punto è dunque definitiva la sentenza con la quale il 24 gennaio scorso era stata condannata l’Italia sul caso che vedeva opposti la giovane statunitense allo Statoitaliano relativa alla procedura con la quale la giustizia italiana è arrivata a condannare Knox per calunnia.

La sentenza della Corte di Strasburgo aveva stabilito che si è verificata una violazione procedurale, ma non una violazione sostanziale, dell’articolo 3 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo (proibizione della tortura e di trattamenti inumani e degradanti) e una violazione dell’articolo 6 (diritto all’assistenza legale e all’assistenza di un interprete). La violazione dell’articolo 3 è stata considerata procedurale e non sostanziale: la Corte aveva infatti stabilito che "non c’è alcuna prova che la Knox sia stata soggetta al trattamento inumano e degradante del quale si era lamentata".

"Sono contenta", ha detto Amanda Knox al suo legale, l’avvocato Carlo Dalla Vedova, che le ha comunicato la decisione. "Siamo soddisfatti, è andata molto bene. L’appello dell’Italia, evidentemente, non era sufficiente", ha spiegato l’avvocato Dalla Vedova all’Adnkronos.

Ue: "Al fianco della famiglia Regeni per scoprire la verità"

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Il caso di Giulio Regeni, torturato ed ucciso in Egitto, "è importante per tutta l’Ue, non solamente per uno Stato membro. Siamo sempre stati pronti a sostenere qualsiasi richiesta delle autorità italiane. Come abbiamo detto dall’inizio, l’Ue è al fianco della famiglia Regeni per aiutarla a scoprire la verità". Lo dichiara all’AdnKronos un portavoce del Seae, la diplomazia dell’Ue, dopo la lettera inviata dai genitori del ricercatore ucciso ai Parlamenti di Italia e Germania, in cui si chiede di dichiarare l’Egitto un Paese non sicuro.

L’Ue "continua a seguire attentamente il caso di Giulio Regeni‎. Abbiamo sempre sollevato la questione negli incontri e nei contatti bilaterali, chiedendo alle autorità egiziane di cooperare con le autorità italiane per chiarire le circostanze della morte di Giulio Regeni. Lo abbiamo fatto l’ultima volta nel marzo scorso e continueremo a sollevare il caso nel Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani di Ginevra, dove abbiamo esortato l’Egitto a fare luce su tutti i casi denunciati di sparizioni, sulle circostanze in cui sono morti Giulio Regeni ed Eric Lang, chiedendo che venga fatta giustizia".

Redazione

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