Nuove forme d’inquinamento

In Puglia, nel foggiano, gli sversamenti alla ribalta nazionale

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Per molti anni si è creduto che l’emergenza rifiuti riguardasse solo la Campania. Certamente la crisi campana ha fatto da apripista, evidenziando due problemi fondamentali. Il primo concerne lo smaltimento dei rifiuti, il secondo la difficoltà nel reperire un terreno che metta d’accordo sia il mondo della ricerca sia quello della sanità pubblica. Inoltre, tale crisi ha aiutato a comprendere le ricadute (poco valutate) delle discariche sulla salute delle persone.

Come già accennato prima, purtroppo non è solo la Campania avere problemi con il “fenomeno inquinamento” ma anche la regione Puglia, precisamente la zona dei monti dauni.

Grazie alle telecamere di numerose trasmissioni nazionali, il caso dell’inquinamento dauno è diventato di dominio nazionale, approdando anche in parlamento. Sono due i paesi in questione, esattamente Deliceto (poco più di tremila abitanti) e Cerignola.

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Nella discarica del piccolo comune foggiano avvenivano sversamenti di percolato che confluivano nel fiume Carapelle, sfociando purtroppo nel Golfo di Manfredonia. Sulla sua strada il percolato incontrava campi coltivati di grano, pomodori e broccoletti.

Le telecamere delle tv hanno seguito l’intero percorso del tubo di scarico, facendo emergere una triste realtà. Una vicenda inquietante, svelata anche grazie all’aiuto di un ex dipendente dell’impianto, che dichiarava: Spesso smaltiscono il percolato di notte. Lo si sversava nel fiume perché costa troppo farlo diversamente; ci era proibito l’uso del cellulare per non correre il rischio di filmare tutto”. La vicenda non è ancora ben definita perché sono ancora in corso le indagini da parte degli inquirenti.

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Non molto diversa si presenta la situazione nella città di Cerignola, dove gli odori sgradevoli hanno scatenato l’ira dei cittadini. Da tempo il canale Lagrimaro, lungo circa 2 km e situato nella zona industriale, emana odori nauseabondi, presentandosi alla vista come molto simile ad una strada asfaltata per via dei numerosi attraversamenti di liquami industriali.

Inizialmente, questo canale nacque con l’intento di evitare che l’acqua piovana ristagnasse nelle campagne, ma oggi si presenta in condizioni del tutto anomale. Anche questo caso è arrivato in parlamento, sollecitando la risposta dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale).

Tristi vicende che attanagliano quella che è attualmente la terza provincia più vasta d’Italia, suscitando ansie e timori su una popolazione che vanta un’economia prettamente basata sull’agricoltura.

Giuseppe Capano

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