Nocara: piccoli e grandi tesori da scoprire

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Questi giorni, dopo la pausa ferragostana, sono ancora in grado di regalarci dei bei momenti e data la clemenza del tempo è possibile andare alla ricerca di posti rigeneranti, senza la necessità di dover fare tanti chilometri. Giungiamo così a Nocara un comune di poco meno di 406 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.

cms_7067/2.jpgIl nome stimola la mia curiosità e scopro che Nocara ha origine dal greco bizantino medievale e significa albero di noci, anche se non si tratta del maestoso noce bensì del mandorlo: la nux graeca dei bizantini. I Bruzi invece erano le antiche popolazioni di queste terre da sempre ostili ai Romani i quali si opposero caparbiamente all’annessione della Calabria a Roma; per questo motivo furono considerati poco affidabili da parte dei conquistatori. Caduto il Bruzio sotto la dominazione romana queste popolazioni furono vittime dei pregiudizi ed impiegate per svolgere lavori socialmente più squalificati.

Proseguendo con la narrazione storica è riportato, da fonti attendibili, che già in epoca ellenistica sulle alture vicine, fu costruita una rete di insediamenti fortificati posti a difesa del territorio italiota della costa jonica, minacciato dagli attacchi delle popolazioni indigene dell’interno. È in questa parte elevata della cittadina di Nocara che sorge un interessante Parco archeologico quello di Presinace, posto dunque nell’alto ionio cosentino al confine tra Calabria e Basilicata, immerso in un paesaggio naturale e storico tra i più suggestivi ed incontaminati dell’Italia meridionale. Il sito evidenzia la presenza di una cittadella fortificata rimasta intatta dopo l’abbandono avvenuto nel sec. XIV. Il castrum un tempo era legato al controllo del limes da parte dei Longobardi a cui seguì la creazione di un monastero fortificato bizantino (1015).

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Nell’esaminare i ruderi medievali si possono distinguere: città bassa, primo terrazzo, secondo terrazzo, acropoli, terrazzi orientali, zona sub-urbana nord-occidentale e necropoli. Il parco archeologico è stato realizzato nel 1996 con interventi che hanno interessato anche il convento medievale di S.Maria degli Antropici. Il convento è una vera e propria meraviglia incastonata nel verde di una vegetazione rigogliosa ed incontaminata di un fitto bosco nel quale crescono castagni, lecci, querce con un vivace sottobosco. Esso è ubicato su una terrazza panoramica, poco distante dal centro abitato, un tempo si giungeva in questo luogo attraverso un sentiero. Il convento, al lato opposto del cortile, conserva resti di affreschi nei quali sono raffigurati la Madonna con il Bambino, un vescovo e un cuore trafitto da una freccia ardente, incorniciati con ghirlande composte da foglie stilizzate d’acanto.
Durante i recenti lavori di restauro è venuto alla luce inoltre un affresco che rappresenta la Madonna del latte.

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Percorrendo le vie di Nocara si ha la netta sensazione che il tempo si sia fermato, non vi sono infatti i consueti rumori delle nostre confortevoli città, ad eccezione di voci di gente che si scambia i saluti e che intavola conversazioni con semplicità. Qui la gente si conosce tutta! Con l’aria salubre e senza stress è un dato di fatto che la popolazione sia longeva, la maggior parte è ultra novantenne! Scorgo poco distante da questi vicoli caratteristici, magia di un tempo sempre uguale a se stesso, una targhetta dedicata al primo sindaco donna Caterina Tufarelli Palumbo Pisani, primo cittadino di San Sosti (Cs),che a soli 24 anni fu eletta nella tornata elettorale del 10 marzo 1946. L’Amministrazione Comunale di Nocara, guidata dal sindaco Franco Trebisacce, ha pensato di dedicare a lei, donna d’eccezione a quei tempi per essere stata anche la prima laureata della Calabria, una via cittadina. E una considerazione a tale proposito è doverosa: il nostro Sud ha tanto non solo da insegnare, ma da scoprire!

Ester Lucchese

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