Nel salotto di...

IL CORAGGIO CE L’HO. E’ LA PAURA CHE MI FREGA.......Napoli. omonimia, clan e...forze dell’ordine.

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Devo raggiungere Napoli, più precisamente Scampia, in quanto dovrei scrivere un articolo sullo spaccio e la criminalità minorile. Sono stato contattato telefonicamente dal mio direttore che mi ha dato indicazioni precise e puntuali su come e chi contattare per avere un nuovo ospite nel mio salotto. Ammetto di avere qualche timore, ma nel nostro lavoro lo scoop è la chimera che ti da la forza di superare molte paure. La mia macchina, vecchiotta e con qualche problema di frizione, il riscaldamento fuori uso e senza catene a bordo, non mi da alcuna garanzia sull’esito del viaggio. Chiedo ad un amico di prestarmi il suo crossover superaccessoriato e munito di catene da neve. Durante il viaggio non trovo il tempo di pensare alle domande da fare con molta discrezione ai personaggi in questione essendo distratto da una musica avvolgente e da una serie di pulsanti e lucette che mi ipnotizzano benevolmente. Provo addirittura una strana sensazione di ricchezza che non mi appartiene affatto. Oltretutto, pensando di mimetizzarmi, indosso un vecchio cappello di lana, un maglione colorato ed una giacca a vento abbastanza lisa che sembrano contrastare con la vettura che guido. Cerco di mettere in funzione il navigatore di bordo senza alcun esito, e da bravo incompetente, per paura di combinare guai, decido di desistere e di chiedere indicazioni di volta in volta. Un viaggetto da sogno durato poco più di due ore.

cms_223/carabinieri_-_posto_di_blocco_.jpg Uscito dall’autostrada, all’altezza di Capodichino, intravedo una pattuglia dei carabinieri.Accosto e chiedo loro come fare per poter raggiungere Scampia. Non l’avessi mai fatto, mi fanno scendere dalla macchina chiedendomi i documenti, facendomi aprire il portellone posteriore e tempestandomi di domande. Tiro fuori il tesserino ”stampa” sperando possa tornarmi utile, ma questa mia mossa risulta inutile e controproducente. Uno dei tre militari mi tiene sotto tiro della sua mitraglietta, l’altro comincia a telefonare alla centrale e l’altro ancora mi fa poggiare le mani sul cofano della macchina facendomi una perquisizione corporale. Dopo quasi mezz’ora mi lasciano finalmente andare apostrofandomi con fare sospetto. E’ il loro lavoro, penso. Essendo arrivato con parecchio anticipo sul tabellino di marcia e per niente infastidito dal controllo di polizia decido di entrare in città e raggiungere lo storico caffè Caflisch per sorbirmi un ottimo caffè ed assaporare la classica riccia napoletana che, al solo nominarla, mi mette in bocca una persistente acquolina. Vecchi ricordi del periodo universitario.

cms_223/Operazione-Cachemire-una-pattuglia-della-Finanza-a-Ostuni.jpgPercorro pochissimi chilometri e una vettura grigia della Finanza di Stato mi supera e mi fa accostare. Stessa ritualità nel controllo. Racconto di aver subito lo stesso trattamento pochi minuti prima. Chiedo spiegazioni e mi rispondono picche. Pare di capire che la colpa sia tutta del mezzo, del mio abbigliamento e...del mio “cognome”. Pur di andare via il più presto possibile non insisto più di tanto. Finalmente mi lasciano andare. Mi fermo al primo bar periferico e mentre assaggio un caffè dal sapore ignobile cerco di fare il punto della situazione. Mi tornano in mente le ben note vicende accadute a Napoli in merito ai blitz effettuati dai Carabinieri che han fatto fuori tanto il “clan Di Lauro” che quello degli ”scissionisti”. Un dubbio mi assale. Potrò tranquillamente circolare a Napoli senza incorrere in ulteriori controlli di polizia? Con il cognome che mi ritrovo, qualora venissi fermato da qualcuno collegato agli scissionisti, cosa potrebbe accadermi? Panico...! Oltretutto il mio primo nome è “Antonino”, facilmente collegabile a molti mafiosi siciliani. Vuoi vedere, mi chiedo, che mi ritrovo invischiato in una pizza connection siculo campana di mafia & camorra? Ricordo pure che sulla patente il mio secondo nome è “Cosimo” come il rampollo del padrino del clan Paolo di Lauro. Tra le tante notizie che riportavano il blitz mi è parso ricordare che tra gli arrestati vi era anche un vigile urbano fiancheggiatore del clan. Mi torna in mente un curioso ricordo.

cms_223/images.jpg Alcuni anni fa ero a Secondigliano per un altro servizio giornalistico e udite... udite cosa mi accadde. Distrattamente e con la testa tra le nuvole, a bordo della mia vecchia macchina, incurante del semaforo, passai con il giallo...quasi rosso. Non avevo notato la presenza di un vigile urbano che, puntualmente, mi intimò di fermarmi. Dopo avermi chiesto i documenti e dopo aver letto il mio cognome, invece di multarmi, mi sorrise con fare complice, mi fece il saluto ed esordì:...vada dottò...nun è succièss niènde...vada, vada...! Solo oggi penso di averne capito la motivazione. Probabilmente il vigile, all’epoca, mi avrà scambiato per qualcun altro. Forse adesso capisco. Faccio mente locale e penso al peggio. Nel massimo rispetto per i tutori dell’ordine, visto il precedente, qualora dovessi essere fermato da qualcuno collegato agli “scissionisti” cosa potrebbe accadermi? Immediatamente decido di fare inversione di marcia e di tornare a Bari. Il direttore, sono certo, mi capirà.

Mi consola il fatto che in passato anche l’ex capo della polizia “Vincenzo Parisi” era omonimo del boss barese Savino Parisi. Ma stiamo parlando di altri livelli. Io, purtroppo, non sono nessuno e non conto nulla ne nelle alte sfere e nemmeno in quelle malavitose. Salterà l’intervista? Pazienza. Il direttore, sono certo, mi capirà. Lo diceva persino Totò, in una delle sue frasi storiche: “il coraggio ce l’ho...ma è la paura che mi frega.”

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