Napoli: chiusura dell’Archivio storico di Salita Pontenuovo

Riflessione sul valore della memoria storica di una città

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Documenti in pericolo in un edificio a rischio crollo, abbandonato da tutti, istituzioni comprese. Questa è la situazione drammatica della sede dell’Archivio Storico di Napoli, sito in Salita Pontenuovo, un edificio costruito alla fine del Seicento.

Dopo anni di lotte e proteste contro l’amministrazione per un ammodernamento della struttura, a metà ottobre tutti i dipendenti dell’Archivio sono stati dislocati in altre sedi, tra cui il Maschio Angioino e Palazzo Cavalcanti, mentre l’edificio è stato chiuso al pubblico, e l’accesso riservato solo una volta a settimana agli ex dipendenti per la consultazione di antichi documenti, con conseguente abbandono della struttura, rimasta così priva di dirigenti e personale.

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Già nel 2016 la protezione civile aveva avviato un’indagine sulle condizioni della sede di Salita Pontenuovo, di proprietà del comune di Napoli, rilevando segni di cedimento sulla facciata che dava sulla strada, lungo le strutture orizzontali e verticali, dichiarandola di conseguenza inagibile.

L’allora dirigente degli Archivi Storici, Ida Alessio Vernì, si dimostrò preoccupata per le condizioni dei documenti conservati nell’Archivio, facendo appello al comune per spostarne una parte nella Torre della Guardia del Maschio Angioino o nel Real Albergo dei Poveri, un vasto edificio rimasto in disuso da anni, che garantirebbe lo spazio e il numero di stanze sufficienti per accogliere gran parte della documentazione raccolta in faldoni disposti su scaffali traballanti. La stessa Vernì fu prima sospesa dal servizio e poi riassunta in seguito.

In tre anni la situazione dell’Archivio di Salita Pontenuovo non è affatto migliorata: molti documenti antichi, che abbracciano la storia napoletana che va dal 1300 all’Unità d’Italia, senza un adeguato trasloco in altri locali rischiano di essere seppelliti in un eventuale crollo dell’edificio, e con essi un pezzo importante della memoria storica di una città.

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La maggior parte del materiale presente nell’edificio di Salita Pontenuovo è sopravvissuto anche a diversi incendi che hanno caratterizzato la storia di Napoli, tra cui quello che nel 1949 colpì Castel Nuovo, in cui furono salvate diverse carte antiche, trasferite poi nelle sedi degli altri quattro Archivi presenti in città. All’interno dell’edificio sono custodite anche alcune lettere autografe di Giuseppe Verdi e il progetto originale della realizzazione della villa Comunale appartenuto all’architetto Luigi Vanvitelli.

La questione che riguarda la salvaguardia della documentazione resta tuttora aperta: si continua a lottare con l’amministrazione per avviare un progetto che possa rendere di nuovo accessibile le carte al pubblico, anche tramite la creazione di un apposito archivio digitale, come già sperimentato da altri Archivi di Stato italiani - tra cui quelli di Firenze, Roma, Milano, Palermo -, in modo da garantire loro maggiore sicurezza in caso di eventuali catastrofi. Questo perché, secondo la legge, prima di essere consultabili, tutti i documenti di un Archivio devono essere sistemati e ordinati, per evitare dispersione del materiale e per una maggiore valorizzazione della storia che esso rappresenta.

Francesco Ambrosio

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