NUOVO TEST MISSILISTICO IN COREA DEL NORD

Missili a corto raggio nel Mar del Giappone: i timori di Tokyo e Seul

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Dopo l’incontro a sorpresa avvenuto a giugno con il presidente americano Donald Trump, che ha mosso qualche passo al di là del celebre 38esimo parallelo, la Corea del Nord sembrava aver abbandonato i test missilistici. Sensazione smentita quando, all’alba di ieri, sono stati lanciati due missili a corto raggio dalla base di Wonsan, sulla costa orientale. L’hanno affermato le autorità sud coreane, secondo quanto riportato dal New York Times. L’ultimo lancio di missili balistici a corto raggio effettuato da Pyongyang era avvenuto lo scorso 9 maggio, in risposta al fallimento del vertice di Hanoi di febbraio; si tratta del terzo test balistico di questo tipo condotto dal regime dallo scorso aprile, dopo una pausa durata oltre un anno. Inabissatisi dopo un viaggio di 430 chilometri a Est nel Mar del Giappone, i vettori hanno subito destato timori negli alleati asiatici degli americani, proprio mentre il consigliere per la Sicurezza nazionale americano John Bolton è in visita ufficiale a Seul, pochi chilometri più a Sud. Il ministro della Difesa giapponese, Takeshi Iwaya, ha definito l’ultimo test della Corea del Nord "alquanto spiacevole". Lo riferisce l’agenzia Jiji. Secondo le fonti governative citate dalle agenzie nipponiche, i vettori non avrebbero raggiunto la zona economica esclusiva (Zee), non rappresentando un rischio per la sicurezza del Paese. Iwaya ha detto che il governo analizzerà le informazioni con la cooperazione della Corea del Sud e degli Stati Uniti. I due vettori lanciati dalla Corea del Nord erano un "nuovo tipo di missili a corto raggio" e rappresentano una "minaccia militare" che rischia di minare il processo di pace nella penisola coreana: lo ha reso noto il ministero della Difesa della Corea del Sud, secondo quanto riportato dalla Cnn online.

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Al di là del feeling che sembra esserci tra Kim e il tycoon, le parti restano ancora lontane dal trovare un accordo: gli Stati Uniti chiedono a Pyongyang di liberarsi dei suoi ordigni nucleari in maniera "completa, irreversibile e verificabile", prima di alleggerire le sanzioni; Kim, dal canto suo, vuole un percorso a fasi, in cui a ogni passo verso lo smantellamento corrisponda un relativo alleggerimento della morsa. Dopo il già citato incontro del 30 giugno il regime nordcoreano ha aspramente criticato gli USA per gli esercizi militari congiunti previsti e confermati insieme alla Corea del Sud, accusandolo di "rinnegare in maniera unilaterale gli impegni". Così, negli ultimi giorni, Kim ha nuovamente abbandonato l’abito di riformista economico per vestire quello di capo militare. Tre giorni fa si è fatto riprendere mentre ispezionava un nuovo sottomarino, che il regime è in grado di usare come base di lancio per i missili nucleari. Mentre il Pentagono sta monitorando la situazione, il Presidente sceglie (stranamente) di non twittare; in effetti il lancio non romperebbe gli accordi siglati lo scorso anno a Singapore, dato che la "moratoria" promessa dal dittatore riguarda solo i test nucleari (di cui il regime non ha più bisogno) e i missili di lungo raggio. Nonostante ciò, il nuovo test rischia di aggravare le tensioni comunque persistenti nell’area: dalla continua espansione di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, al confronto ad alta quota tra aerei sudcoreani e russi, al boicottaggio economico tra Seul e Tokyo, principali alleati degli Usa, oggetto del viaggio di Bolton.

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Quanto a Kim, con le sanzioni commerciali ancora in vigore sarà estremamente difficile rilanciare la crescita del Paese; nelle scorse settimane alcuni analisti hanno parlato di un’economia in forte contrazione, mentre alcune organizzazioni internazionali hanno lanciato un allarme carestia. Con la sua nuova diplomazia, però, l’incontro in Russia con Vladimir Putin e la visita di Stato di Xi Jinping a Pyongyang, il dittatore sembra essere almeno in parte riuscito a uscire dall’isolamento. Nella prima metà di quest’anno gli scambi commerciali con la Cina, di gran lunga il principale partner di Pyongyang, sono aumentati del 14%, dopo essersi quasi dimezzati nel 2018.

Lorenzo Pisicoli

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