NUOVI ORIENTAMENTI PER LE VACANZE: IL TURISMO SPIRITUALE

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L’8 maggio 2013 il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, invia ai suoi ministri un cinguettio: "Domenica e lunedì 24 ore di ritiro in un’abbazia in Toscana, solo ministri". L’intento era di programmare, conoscersi.

La notizia all’epoca fece parecchio scalpore. Non riuscivamo a figurarci i nostri politici in luoghi semplici, spirituali, e ci sembrò bislacco quel capovolgimento di paradigma.

Di certo non sarà stata l’originale scelta dell’allora Presidente del Consiglio a suggerire nuovi orientamenti turistici, ma chissà, forse un piccolo contributo è arrivato anche da lì.

Le “vacanze spirituali” di cui si parla non sono quelle di un giorno o di poche ore vissute dalle migliaia di pellegrini in visita nelle maggiori città di culto in Italia - San Giovanni Rotondo per san Pio, Padova per sant’Antonio o i santuari di Loreto, di Castelpetroso, di Tindari, di Montesant’Angelo -, ma di un vero e proprio turismo vacanziero.

Il fenomeno, in continua espansione, riguarda un sempre più alto numero di persone di ogni età e ceto sociale che decide di scegliere luoghi sacri e mistici, nella speranza di trascorrere qualche giorno lontano da stress, traffico, rumori. Si cerca, insomma, un po’ di solitudine per riposare, per calmare la mente, per ritrovare concentrazione e attenzione, quando il logorio della vita diventa insopportabile.

In Italia numerosi sono i conventi e i monasteri adattati alle nuove esigenze turistiche, e tutti hanno in comune uno scopo principale: essere luogo di pace e di silenzio per concentrare lo spirito verso la ricerca della propria pace interiore.

Si tratta di luoghi dove i turisti sono ospitati gratuitamente, anche se sono accettate le donazioni libere e, ognuno, tra le variegate proposte, può scegliere il luogo più conforme alle proprie necessità.

C’è il Monastero di Bose, nel comune di Magnano, in provincia di Biella, dove è possibile consumare degli ottimi e genuini pasti, oppure il monastero benedettino di Monte Oliveto Maggiore, vicino a Montepulciano, dove si ascoltano i canti gregoriani. Presso il monastero benedettino San Pietro di Torres, Sardegna, si può, ad esempio, partecipare alla vita quotidiana dei monaci tra cui il lavoro di restauro dei libri antichi, mentre a Frattocchie, nell’abbazia di Nostra Signora del Santissimo Sacramento, è possibile praticare attività manuali, come zappare la terra e coltivare gli orti. In diversi casi si alloggia nelle ex celle dei frati con arredi minimalisti e riscaldati da semplici stufe elettriche.

Insomma c’è n’è per tutti i gusti e le esigenze. Monasteri e conventi sparsi in diversi luoghi di suggestiva bellezza, dove è possibile stare insieme lasciando che la preghiera e la pratica del silenzio svolgano la loro naturale azione terapeutica.

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Ma da cosa è di fatto motivata la scelta del ritiro spirituale come vacanza, e cos’è un ritiro?

Un ritiro è sostanzialmente un allontanamento dai consueti impegni della vita. Consiste nell’allontanarsi, almeno temporaneamente, da ciò che provoca malessere, ed è quanto di meglio fare per recuperare energia, per ritrovare se stessi, per “ripulire” la mente.

Pur non avendo mai partecipato a un ritiro spirituale cattolico, chiunque sa che si tratta di soggiorni fatti essenzialmente di preghiera e di silenzio, mentre forse ancora troppo poco si conosce di altri tipi di ritiri spirituali, di solito buddisti.

Cerchiamo di capire dunque, anche se a grandi linee, in cosa consistono.

Ebbene, nella quotidianità tutti noi cerchiamo di sfuggire ai nostri pensieri più fastidiosi, al nostro dolore, distraendoci con le nostre consuete attività, o telefonando agli amici.

Durante un ritiro, invece, si è completamente soli, con la propria mente e i propri pensieri. Nel silenzio meditativo quei pensieri che sembravano sotto controllo, iniziano a emergere con prepotenza apparendoci ancora più spaventosi.

Bisogna allora, sedersi a gambe incrociate, respirare profondamente e lasciar passare il pensiero. Si osserva senza giudicarlo.

E a quel punto che si cominciano ad affrontare i propri demoni. Le reazioni più tipiche - che vanno dagli attacchi di ansia, ai tremori, alla sudorazione, alla voglia di piangere, alle palpitazioni, all’iperventilazione, ecc. - ci rivelano che siamo sulla giusta strada e che abbiamo preso il coraggio di affrontare la nostra mente e ciò che teniamo nascosto a noi stessi.

Superata la prima fase dello smarrimento, dello sconcerto, se si ha la forza di restare, s’impara sin da subito a entrare in una nuova dimensione.

Durante il ritiro non c’è nessun orologio a scandire il tempo. Il rintocco di una campanella ci dice che è ora di svegliarci, anche se fuori è buio pesto, e poi ancora altri rintocchi ci avvisano che è l’ora di consumare un frugale pasto e così via fino all’ultimo rintocco che ci informa che è ora di mettersi al letto.

Del resto, cos’altro fare? Non c’è libro da leggere, televisione da guardare, né tantomeno possibilità di parlare con gli occasionali compagni di viaggio alloggiati in sezioni maschili o femminili.

Soli, sempre soli, con se stessi.

Dopo qualche giorno questa nuova condizione stranamente, comincia a piacere. Sembra di essere in pace con se stessi.

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Ma l’aspetto forse più curioso è che s’iniziano a notare i benefici di un ritiro solo quando si riprende la vita di tutti i giorni. Si prova una sensazione di tranquillità, serenità, la mente è più rilassata, non c’è bisogno di parlare e non servono stimoli esterni per essere felici. Ognuno basta a se stesso.

Quando cominciamo a relazionarci di nuovo con l’ambiente, ci rendiamo immediatamente conto che quei rumori provenienti dall’esterno sono veramente eccessivi e ci accorgiamo che la maggior parte delle conversazioni sono puramente sociali; in altre parole, servono a riempire vuoti.

Certo, non è che dal ritorno da un ritiro spirituale si chiudono i ponti col mondo, ma si è più consapevoli che non è questa l’essenza della vita e che certi rapporti non apportano alcun aiuto alla nostra crescita come esseri umani.

A prescindere da quello scelto, una cosa è certa: da un ritiro spirituale si ottengono molti benefici.

Si tratta di benefici individuali, di esperienze profonde vissute nella dimensione privata di cui spesso è difficile raccontare ma di certo è quanto di meglio da fare per recuperare energia, per ritrovare se stessi e per ripulire la mente.

Da ogni buon ritiro s’impara, insomma, ad apprezzare le cose semplici, quello che dà davvero valore alle nostre vite e a un tratto si può scoprire che la felicità non sta all’esterno, ma dentro di noi. Bisogna solo imparare a cercarla, a coltivarla.

Gianmatteo Ercolino

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