NUOVI FLUSSI MIGRATORI

L’allarme scatta in Grecia, Erdogan minaccia l’UE

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Dopo le ripetute minacce turche dei giorni scorsi di far saltare l’intesa con l’UE per i migranti – la Dichiarazione, siglata il 18 marzo 2016, ha previsto un pacchetto di 3 miliardi di euro per il biennio ‘16-‘17 più ulteriori 3 miliardi, assegnata per la fine del ‘18 – riaprendo le frontiere, ora si fa concreto il rischio che gli accordi naufraghino definitivamente.

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A creare preoccupazione è il mix della situazione esplosiva nei centri d’accoglienza sulle isole greche e la pressione dei profughi siriani sulla Turchia. Uno dei punti chiave dell’accordo era il ricollocamento in Turchia dei siriani rimasti bloccati sulle isole greche, la cui domanda fosse stata ritenuta non ammissibile o infondata, che hanno compiuto la traversata dalla Turchia dopo il 20 marzo del 2016. I rientri non si sono mai verificati. Da allora, poco o nulla è cambiato, date le due rotte (quella balcanica via terra e quella tramite il mar Ionio) che hanno continuato a far defluire migranti in Europa, seppur con minore frequenza.

cms_14127/00.jpgIl nuovo premier greco Kyriakos Mitsotakis ha evacuato 1500 migranti sulla terraferma dopo l’arrivo, il 30 agosto scorso, di ben tredici imbarcazioni con a bordo un totale di 547 persone sull’isola dell’Egeo orientale di Lesbo; tutte provenienti dalla costa turca. Di questi, 193 sono stati trasferiti al Centro di accoglienza e identificazione di Moria e gli altri sono rimasti nel campo dell’Unhcr a Sykamia. Lo ha riportato il sito d’informazione greco Ekathimerini. A detta dello Spiegel, settimanale tedesco, con la sua mossa Atene ha dato un segnale: la via verso il nord è di nuovo operativa. Mitsotakis ha poi chiesto ai partner europei di accogliere rifugiati minori non accompagnati, nel senso del "principio di responsabilità" contenuto nei trattati Ue.

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Ma l’Ue, ricorda lo Spiegel, è venuta meno alle sue promesse, tra le quali quella di trasferire una quota di migranti dalla Turchia in Europa, così il mancato rientro dalla Grecia in Turchia che abbiamo evidenziato precedentemente. "Qualcuno non ha mantenuto fede ai patti. Se questo progetto si rivelerà un buco nell’acqua allora dovremo riaprire i nostri confini. Se davvero l’Europa ci sostiene allora lo faccia in maniera concreta, altrimenti lo dicessero", ha tuonato Erdogan giovedì scorso. "Non è una minaccia, ma neanche un bluff. Si tratta di una possibilità reale", ha rincarato la dose due giorni dopo il vicepresidente Fuat Oktay.

cms_14127/0000.jpgIl capo di Stato turco – la cui politica delle ’porte aperte’ ai siriani ha pesato sul calo dei consensi al suo partito, l’Akp – in pratica si lamenta dello scarso sostegno alla Turchia e ricorda quelli che secondo lui sono i molti ritardi dell’Europa nel mantenere fede ai patti. Oltre ai fondi garantiti alle organizzazioni mondiali, 660 milioni di euro sono stati trasferiti direttamente a tre ministeri turchi: Migrazioni, Educazione e Salute. Sul dettaglio di queste spese, però, e sulla documentazione che ne provi i risultati, la Commissione Europea non è in grado di fornire risposte. L’unico progetto turco su cui ha fornito specifiche riguarda la costruzione di un centro di detenzione per rifugiati nella provincia di Çankırı.

cms_14127/00000.jpgDei 6 miliardi di euro promessi dall’Ue nel 2016, la Turchia avrebbe ricevuto la metà, avendo speso di suo 40 miliardi di dollari in 8 anni. Molti turchi, inoltre, proprio a causa della crisi tendono a vedere i siriani come concorrenti sul mercato del lavoro. Così il governo di Ankara ha cominciato a reinsediare profughi lungo il confine siriano, in attesa della creazione della safe zone, mentre le autorità greche sospettano che la Turchia abbia "alleggerito" i controlli lungo le coste. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in un discorso ai dirigenti del suo Akp, ha spiegato di voler reinsediare nella zona cuscinetto "almeno 1 milione" degli oltre 3,7 milioni di rifugiati siriani attualmente in Turchia. Se questa non verrà creata presto, Ankara è pronta ad "aprire le porte" ai rifugiati siriani, permettendo loro di andare in Europa. Forse non per caso una prima apertura alle richieste di collaborazione del presidente è arrivata dal premier olandese Mark Rutte, secondo cui l’Ue deve "andare incontro all’insoddisfazione della Turchia e rinegoziare i termini dell’accordo".

Lorenzo Pisicoli

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