NON C’E’ UNA SOCIETA’ COLPEVOLE, SIAMO NOI INCAPACI DI CAMBIARE LE NOSTRE ABITUDINI

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La società è una finestra aperta sul mondo attuale, la copertina di un giornale da sfogliare con tutta la dovizia del caso. Le dita sfiorano le pagine con tormentata malinconia, lo scenario è desolante. Volti cupi, tristi e arrabbiati che fanno da cornice a un deserto di sentimenti. Le persone assorbono come una spugna quel che passa loro davanti attraverso una glassa di informazioni fornite dai media. Così si perdono a combattere per nozioni senza senso, dei concetti lontani anni luce dalla realtà. Quando, in fin dei conti, l’unico metro per misurare la correttezza di un’azione dipende dal nostro intuito. L’uomo sa dentro di sé quel che è giusto, e quando sbaglia spesso lo fa consapevolmente. Possiamo dare la colpa a qualcuno di estraneo, a un’entità differente, a qualcosa che vive al di fuori di noi. Ma questo è solo un modo per scrollarsi le colpe di dosso, per addossare la responsabilità ad altri. Così, anziché lamentarci del freddo dal caldo delle nostre case, potremmo rivolgere un pensiero ai clochard e a coloro che un’abitazione non ce l’hanno. Magari istituendo degli appositi dormitori in tutte le città: in fondo nessuno dovrebbe morire di freddo o di botte per strada. Invece di organizzare manifestazioni in nome dell’antifascismo, facciamo qualcosa di concreto per aiutare chi realmente soffre.

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Lasciamo perdere i confini: sono un limite posto per identificarci con un luogo o una situazione storica, nulla di più. Concentriamoci sul potere del rispetto, il miglior alleato della pace e della serenità. Di questo sono certa: ciascuno di noi può fare la differenza in maniera sensibile. In un mondo che con il tempo sta perdendo le buone maniera dimenticandosi della presenza di un altro rispetto a noi, urge risalire il baratro attraverso gesti forti. Non basta parlare di rispetto, occorre impegnarsi per colmare buchi, dislivelli e mancanze. Bisogna sostituire la sana ambizione allo spietato arrivismo, la realizzazione personale al vuoto educativo, la solidarietà all’egoismo.

La vita è dura e non risparmia nessuno. Se ci impegniamo per renderla difficile, non facciamo altro che remarci contro. Possiamo lasciarci sopraffare dalle emozioni negative oppure reagire con forza. Il che significa ribellarsi a quel che comprime la libertà personale e i diritti fondamentali in una scatola priva di ossigeno. Ci vuole coraggio per dare forma a una esistenza decente, per cercare di vivere nella maniera migliore, per evitare la piaga della demoralizzazione, per riuscire con i venti contrari, per farcela con gentilezza, per incoraggiarsi a vicenda.

Una società migliore è una scelta quotidiana e dipende da tutti, parte dalla sfera personale e si introietta sul resto implicando sincerità e onestà nei rapporti interpersonali. Non c’è una società colpevole, siamo noi incapaci di cambiare le nostre abitudini.

Alessia Gerletti

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