NEW YORK FASHION WEEK FALL–WINTER 2018/2019

MOLTE OMBRE E UNA SOLA CERTEZZA: GLI ANNI ’80 SON TORNATI!

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L’otto febbraio scorso a New York si è inagurato il mese della moda dedicato al pret-a-porter per il prossimo autunno-inverno ‘18/’19 e come da tradizione la fashion week newyorkese è da sempre la settimana più politicizzata della moda e anche quest’anno non è stata da meno dando il suo completo appoggio all’evento organizzato dal movimento contro le molestie sessuali Time’s Up. Nonostante sia evidente, ormai da alcuni anni, il declino di New York nella moda con tanti importanti brand che hanno deciso di abbandonare la città e di non far sfilare più li le loro collezioni, il CFDA (Council of Fashion Designers of America) ha cercato di dare il meglio di sé per non ammainare bandiera bianca e lasciare campo libero a Milano e Parigi. Il risultato però è stata alquanto deludente, sia per le location scelte, sia per la poca creatività espressa e sia per la diluizione delle sfilate, in fondo tra dieci sfilate presenti in calendario in un giorno, una o al massimo due erano quelle importanti, le altre erano solo un riempitivo, effettivamente sarebbero bastati tre giorni per chiudere la pratica newyorkese. Tra i brand più famosi che hanno deciso di abbandonare New York ci sono tra gli altri: Proenza Schouler, Delpozo, Tommy Hilfiger e Victoria Beckham che ha dichiarato che questa sarà la sua ultima volta alla fashion week newyorkese e che dall’anno prossimo, in concomitanza con il decimo anniversario dalla nascita del suo brand, sfilerà a Londra. Gli ultimi forfait, del tutto inaspettati, sono stati quelli di Marchesa che ha annullato la sfilata e tutti gli eventi ad essa correlati temendo forti contestazione verso la designer Georgina e fondatrice assieme a Karen Craig del brand avendo come unica colpa quella di essere stata la moglie di Weinstein e di aver taciuto quello che non poteva non sapere. Anche Fenty x Puma by Rihanna cancella senza dare spiegazioni la sfilata, la verità sta nel fatto che i brand sono sempre più preoccupati di compiacere i loro clienti digital, le influencer e i buyer che essere presenti alle fashion week. Per compiacere la nuova generazione di clienti si reinventa un modo più “privato” di proporre le collezioni, non è un caso che Victoria Beckham, donna dotata di grande fiuto per gli affari e per il nuovo che avanza, ha presentato la sua collezione divisa in piccoli show nell’Upper East Side e alcuni capi selezionati potranno essere immediatamente acquistabili online senza aspettare il prossimo inverno come oggi tutti chiedono. Per le ricche clienti che hanno tutto nel loro armadio il must have è indossare capi che tutte le altre indosseranno tra un anno, nel mondo del fashion è questa la nuova linea di demarcazione tra i ricchi e gli altri, non più la griffe ostentata (facilmente clonabile), ma indossare quello che gli altri non troveranno negli store di tutto il mondo se non tra un anno. Ma per tanti designer che abbandonano ci sono anche altri (pochi) che rimangono come: Tom Ford, Ralph Lauren, Calvin Klein, Michael Kors e le new entry Bottega Veneta che arriva in America per sfilare ed inaugurare il suo store in Madison Avenue e Juicy Couture che detta così può non dire molto ai più, ma è il brand che negli anni duemila ha portato alla ribalta la ciniglia nello sportwear, la tuta in ciniglia sporty chic che le star di Hollywood adoravano indossare (in Italia fu la showgirls Simona Ventura a cavalcare l’onda fondando il brand STAR CHIC di tute in ciniglia).

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La sfilata in live streaming di Calvin Klein propone contemporaneamente sia la collezione maschile che quella femminile, la passerella diventa un tappeto di pop corn grazie ai cinquantamila galloni di mais che hanno inondato l’American Stock Exchange nel distretto finanziario di New York. E’ stata una passerella sulla quale le modelle hanno fatto fatica a camminare e miracolosamente non ci sono stati pericolosi scivoloni. La collezione si è ispirata agli eroi nazionali americani, le figure più amate dai statunitensi come i pompieri, i reduci della guerra civile e gli astronauti. I capi sono un mix tra la vecchia e la nuova America, tutto si mescola, lo stile ”ragazza della prateria” con lo stile “corsa allo spazio degli anni sessanta”, per il designer Raf Simons è stata una collezione “sociologica”, un’analisi della società americana, passata e presente, ma con un unico comune denominatore: la libertà, libertà di indossare qualunque capo e di mescolare stili diversi tra loro. Il designer più americano della moda celebra la storia e gli eroi che hanno fatto e continuano a fare grande gli Stati Uniti d’America.

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La sfilata di Marc Jacobs ci porta indietro nel tempo e precisamente negli anni ottanta (anni che influenzeranno prepotentemente anche questa primavera-estate) con i suoi colori decisi, gli abbinamenti strong, il punto vita strizzato, l’oversize e le spalle importanti, le protagoniste assolute di ogni outfit. Anche i dettagli come il marsupio, i grandi cappelli, le sciarpe in eco fur sono must di quegli anni e che Jacobs ripropone in chiave attuale. Una collezione dal forte impatto visivo, un omaggio agli anni più creativi e prolifici della moda, molti storceranno il naso, ma per i nostalgici dei mitici ‘80 sarà il designer da cui non si potrà prescindere.

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Anche la sfilata di Tom Ford ha avuto evocazioni anni ottanta, in passerella si respira il glamour delle star di quegli anni, la location è volutamente scarna, bianca con solo due lingue di sedie poste lateralmente alla passerella per accogliere gli invitati. La collezione di contro è volutamente glamour, sfarzosa, molto cinematografica e fa impazzire tutte le star presenti nel front row. Tutto è sfacciatamente anni ottanta: l’uso opulento delle forme, l’uso dei colori forti, l’uso del total black, l’uso della pelle. Il tessuto spalmato animalier dai toni psichedelici ha scatenato applausi scroscianti e poi, come se non bastasse, ci sono le paillettes, il velluto, lo chiffon, gli accessori esagerati e quella fascia per capelli che tutte le modelle indossavano e che tutte noi in quegli anni abbiamo indossato. Io ho trovato la sfilata di Tom Ford molto glamour, volutamente lussuosa, ma al tempo stesso elegante e mai fuori luogo.

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Nell’intimità della sfilata di Victoria Beckham si è respirata tutt’altra atmosfera, qui sfilano linee essenziali leggermente over, pulizia stilistica, lunghezze alla caviglia e tessuti come il crepe di seta che scivolano e avvolgono la silhouette in un morbido abbraccio. Anche per i colori l’ex Spice Girls predilige toni primari e pacati come il verde militare, il beige, il senape, il blu, le scarpe sono rigorosamente basse in pelle di coccodrillo con buona pace degli animalisti. In questa collezione lo sportswear perde la sua centralità e cede il passo ad una collezione sofisticata che negli ultimi tempi è diventata la cifra stilistica della Beckham.

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Michael Kors cavalca l’onda del mix and match tanto amato dal popolo dello street style e realizza una collezione che fonde classico e moderno, formale e sporty per una donna elegante, ma che non rinuncia a giocare con i contrasti tra stili e tessuti diversi. Bellissimi i cappotti animalier portati con i maxi dress dalla stampa fiorata e un bel paio di anfibi ai piedi, altrettanto glamour il long coat dal taglio sartoriale da portare con la tuta e la ciabatta da piscina.

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La nostra Chiara Boni per La Petit Robe ci propone una donna dall’allure anni trenta, mai eccessiva nei colori (adora soprattutto il total black), nelle lunghezze (predilige scoprire solo le caviglie) e negli accessori (la sua passione sfrenata sono i cappelli e le borse bon ton).

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La maison Bottega Veneta omaggia New York ricreando un lussuoso appartamento newyorkese dallo stile moderno come location per la sua sfilata nel quale si aggira una donna elegante che sceglie per il suo guardaroba capi come il tailleur pigiama style, il cappotto vestaglia, l’abito lingerie in chiffon. E’ una donna che porta l’aspetto più intimo del suo guardaroba anche sull’asfalto delle strade del mondo.

E così tra sfilate deludenti termina la fashion week newyorkese che non riesce a tenere il passo con il fashion, perché il fashion si è trasformato, viaggia alla velocità della luce, i designer sono sempre più sotto pressione , ci sono collezioni da creare ogni sei settimane, i clienti sono alla ricerca continua di novità, un sistema moda sempre più influenzato dal web, dai social e dagli influencer che dall’estro creativo dei designer. C’è la faranno le fashion week a tenere botta a questa rivoluzione? Al netto di queste considerazioni la settimana che apre il mese della moda ci ha lasciato alcuni indizi dei trend che indosseremo nel prossimo inverno sempre che le prossime fashion week decidano di allinearsi con lo stile newyorkese o al contrario decidano di stravolgerlo.

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Il fil rouge che ha accomunato la maggior parte degli stilisti è stato un ritorno preponderante agli anni ottanta e ai suoi tormentoni: spalle imbottite, linee over, vita strizzata, abbigliamento sporty che si indossa dal mattino alla sera. Il cappotto grande protagonista dell’inverno anche per la prossima stagione fredda avrà un solo credo: l’extralong, che lo amiate slim oppure oversize, che lo amiate a vestaglia o dalla linea più strutturata, l’importante è che sia lunghissimo. La jumpsuit continua a prendere il posto del classico tailleur pantalone o del long dress nelle occasioni speciali, le maglie oversize continueranno a tenerci al caldo anche nell’inverno 2019 e continueremo ad indossarle con gonne morbide al polpaccio o sopra un abito lingerie come Victoria Beckham ci insegna da tempo (ultima chiamata ai saldi ormai agli sgoccioli). Ci sarà un’invasione massiccia di animalier, il designer Tom Ford ne ha fatto un leitmotiv per la sua sfilata, ma anche Calvin Klein e il visionario Jeremy Scott non sono stati da meno. Le fashion addicted non potranno lasciarsi scappare l’occasione di indossare un capo con stampa animalier dai toni psichedelici, e se un total look vi sembra troppo anche per voi provate con una mini bag o un paio di decolleté. Ma il trend che potrà cambiare radicalmente lo stile e il suo significato per il prossimo inverno è quello della utility jacket che viene sdoganata dal mondo del lavoro e assunta a capo fashion e glamour. I giacconi da lavoro come i giubbotti segnaletici a detta di Raf Simons, designer della maison Calvin Klein, saranno il nuovo feticcio di cui tutte le fashion addicted non potranno più fare a meno. Staremo a vedere il prossimo inverno se ci avrà visto giusto o meno e se il popolo dello street style si convertirà al giaccone catarifrangente. Voi siete pronte a questa rivoluzione di stile?, a distinguevi e fare da apripista nel fantasmagorico mondo del fashion?, nell’incertezza date un’occhiata alla foto e cominciate a scegliere la vostra utility jacket preferita.

T. Velvet

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