My Weapon against the Atom Bomb is a Blade of Grass. Tancredi. A Retrospective

At Peggy Guggenheim Collection in Venice from 12 November 2016 to 13 March 2017

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This is a long-awaited return to Venice and to Peggy Guggenheim’s museum of Tancredi Parmeggiani (1926-1964), among the most original and passionate Italian painters of third quarter of the 20th century, and the only artist after Jackson Pollock to be put under contract by Peggy Guggenheim, who promoted his work and arranged exhibitions, including a solo show in her Venetian residence, Palazzo Venier dei Leoni in 1954.

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More than sixty years on, Tancredi returns to Palazzo Venier dei Leoni with this retrospective exhibition which, through a selection of exceptional paintings, reconstructs the brief and convulsive career of this great postwar artist. From his early years at art school to his first essays in lyrical color, from his personal contributions to the Spatialist Informel and his mature work of gestural abstract marks, down to the visionary style and content of his imagery in the 1960s, characterized by a troubled and tormented figuration.

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The exhibition includes a rich group of paintings from both the Peggy Guggenheim Collection and the Giorgio Bellavitis donation to the Solomon R. Guggenheim Foundation in 2000, as well as paintings given by Peggy Guggenheim herself to important museums in the United States, such as the Museum of Modern Art, New York.

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Tancredi, with his painting, creates a new poetic philosophy for those have neither telescopes nor rockets: how lucky we are to have such crystallizations that transport us safe and sound toward other worlds. (Peggy Guggenheim).

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With over ninety works, this much-awaited retrospective marks the return to Venice of Tancredi Parmeggiani (Feltre 1927–Rome 1964), among the most original and prolific Italian painters of the second half of the twentieth century. Tancredi was the only artist, after Jackson Pollock, whom Peggy Guggenheim placed under contract, promoting his work, making it known to museums and collectors in the USA, and organizing shows, including one in her own home, Palazzo Venier dei Leoni, in 1954. More than sixty years later Tancredi returns to the Peggy Guggenheim Collection, his reputation now beyond question, with remarkable paintings that re-create, step by step in intimate galleries, between creative fury and lyrical expressionism, the brief but meteoric trajectory of this great postwar painter.

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Beginning with rare youthful portraits and self-portraits, and with Tancredi’s first experiments with paintings on paper in 1950-51, the exhibition narrative moves on to document Tancredi in the early 50s, a period marked by the crucial encounter with Peggy Guggenheim, to whom he became a protégé, and who gave him studio space in Palazzo Venier dei Leoni. The bond between them is documented by a number of works still today in the Peggy Guggenheim Collection. The exhibition brings back to Venice paintings donated by Peggy to major museums in the United States, masterpieces such as Springtime (Museum of Modern Art, New York) and Space, Water, Nature, Sight (The Brooklyn Museum).

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The exhibition proceeds with a section dedicated to Tancredi’s works dating from the 60s. This was a period of crisis, and of a complete revision of his approach to painting, into which he now injected existential meaning. This is the vein of polemic tension that gave rise to the phrase of the title of this exhibition, ’My weapon against the atom bomb is a blade of grass’—Tancredi’s response to the world conflicts of the time, from Vietnam, to the war in Algeria, to the Cold War between the USA and the Soviet Union.

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Belonging to this key moment in the artist’s career is the triptych of the Hiroshima series (1962). A further phase of experiment, in the final part of the exhibition, consists of the collage-paintings, made between 1962 and 1963, known as the Hometown Diaries (Diari paesani) and the Flowers 101% Painted by Me and by Others (Fiori dipinti da me e da altri al 101%), which can be counted the major revelation of this retrospective and which are the product of exceptional creative verve and dramatic euphoria.

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These works mark the end of his extraordinary, brilliant and unruly career, dedicated to nature and to man. They are paintings which prelude the last year of the life of a painter who was among the most original and singular personalities in Italian art of the twentieth century. Tancredi died in 1964 aged only 37, young but ready, as Dino Buzzati wrote, to evolve into the ’myth of Tancredi.’

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The illustrated exhibition catalogue is published Marsilio Editori, Venice, in English and Italian editions. It includes essays by Luca Massimo Barbero and Luca Nicoletti, a biography by Elena Forin, and, for the first time, an inventory of paintings donated by Peggy Guggenheim to American museums, researched by Gražina Subelytė.

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My Weapon Against the Atomic Bomb is a Blade of Grass. Tancredi. A Retrospective is supported by Intrapresæ Collezione Guggenheim and by the museum’s Institutional Patrons, BSI, Lavazza, and the Regione del Veneto. With the support of Corriere della Sera, Hangar Design Group has coordinated the communication image. Education programs surrounding the exhibition are funded by the Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz.

cms_5001/italfahne.jpgLa mia arma contro l’atomica è un filo d’erba.
Tancredi. Una retrospettiva
12 novembre 2016 – 13 marzo 2017
A cura di Luca Massimo Barbero.

La mostra sancisce il grande ritorno a Venezia di Tancredi Parmeggiani, tra gli interpreti più originali e intensi della scena artistica italiana della seconda metà del ’900, e unico artista dopo Pollock con il quale Peggy Guggenheim stringe un contratto, promuovendone l’opera e dedicandogli alcune mostre, tra cui una memorabile personale proprio a Palazzo Venier dei Leoni nel 1954. Dopo oltre sessant’anni Tancredi ritorna protagonista indiscusso alla Collezione Peggy Guggenheim con una straordinaria selezione di opere, che ricostruiscono in modo intimo e capillare, tra produzione creativa ed emotività prorompente, la parabola breve, ma folgorante, di questo grande interprete dell’arte del secondo dopoguerra. Dall’esordio accademico al primo colorismo lirico, dalla sperimentazione propria dello spazialismo informale alla stagione dell’astrattismo segnico-gestuale, fino ad arrivare all’estetica visionaria propria degli anni ’60, caratterizzata da figurazioni inquiete e tormentate. In mostra uno ricco nucleo di lavori provenienti dallo stesso museo veneziano e dalla donazione Giorgio Bellavitis, avvenuta nel 2000. Non mancheranno alcune opere che la mecenate stessa ha donato nel corso della sua vita ad alcuni dei maggiori musei americani, tra cui il Museum of Modern Art di New York.

Tancredi, con la sua pittura, crea una nuova filosofia poetica per coloro che non posseggono né telescopi né razzi: quanto fortunati noi che abbiamo tali cristallizzazioni da trasportarci sani e salvi, verso altri mondi. (Peggy Guggenheim).

Con oltre novanta opere, si tratta di un’attesa retrospettiva che sancisce il grande ritorno a Venezia di Tancredi Parmeggiani (Feltre 1927 – Roma 1964), tra gli interpreti più originali e intensi della scena artistica italiana della seconda metà del Novecento. Tancredi è stato l’unico artista, dopo Jackson Pollock, con il quale Peggy Guggenheim stringe un contratto, promuovendone l’opera, facendola conoscere ai grandi musei e collezionisti d’oltreoceano e organizzando alcune mostre, come quella del 1954 proprio a Palazzo Venier dei Leoni. Dopo oltre sessant’anni, dunque, l’artista ritorna protagonista indiscusso alla Collezione Guggenheim con una straordinaria selezione di lavori, che ricostruiscono in modo intimo e capillare, tra produzione creativa ed emotività prorompente, la parabola breve, ma folgorante, di questo grande interprete dell’arte del secondo dopoguerra.

Partendo da rare prove giovanili di ritratti e autoritratti e dalle prime sperimentazioni su carta del 1950-51, il percorso espositivo documenta, nella sua prima parte, la ricerca prettamente astratta, legata alla frammentazione del segno, svolta dall’artista feltrino nell’arco degli anni ’50, periodo che segna l’incontro cruciale con Peggy, di cui diventa protégé, e che lo porta ad avere un proprio studio a Palazzo Venier dei Leoni. Questo significativo legame è documentato dal consistente numero di lavori in mostra, appartenenti al museo veneziano. L’esposizione rappresenta inoltre il ritorno in Italia di una preziosissima selezione di opere donate dalla mecenate ad alcuni celebri musei americani: per la prima volta, dai tempi di Peggy, sono esposti capolavori come la Primavera, proveniente dal MoMA di New York e Spazio, Acqua, Natura, Spettacolo, oggi al Brooklyn Museum. La grande retrospettiva non manca di documentare la produzione artistica degli anni ’60, momento di crisi e di completa revisione della propria pittura, a cui Tancredi vuole dare un senso esistenziale e politico. Ed è così che la vena della polemica e della tensione di quegli anni di guerra fredda emergono nel titolo della mostra “La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba”, frase con cui Tancredi risponde agli innumerevoli conflitti dell’epoca, dal Vietnam alla guerra in Algeria, alla tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Di questo momento fondamentale nel suo percorso artistico, sono esposti i tre dipinti della serie Hiroshima (1962). La parte conclusiva dell’esposizione è dedicata ai collage-dipinti, eseguiti tra il 1962 e il 1963, i cosiddetti Diari paesani e i Fiori dipinti da me e da altri al 101%, che a ragione possono essere definiti la vera rivelazione di questa retrospettiva e che sono da considerarsi esempi di eccezionale vigore creativo e drammatica euforia. Sono queste opere a chiudere lo straordinario percorso, geniale e sregolato, della pittura di Tancredi dedicata alla natura e all’uomo. Tancredi muore nel 1964 a soli 37 anni, giovanissimo e pronto a entrare, come scrive Dino Buzzati, nel "mito di Tancredi".

La mostra sarà accompagnata da un’esaustiva pubblicazione, edita da Marsilio Editori in due edizioni italiano e inglese. Con i saggi del curatore Luca Massimo Barbero, di Luca Nicoletti, la biografia dell’artista a cura di Elena Forin, e un’estesa selezione di immagini, il catalogo è un’importante testimonianza per la ricostruzione delle donazioni delle opere di Tancredi da parte di Peggy Guggenheim ai musei americani, realizzata grazie alle ricerche di Gražina Subelytė.

(La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba. Tancredi. Una retrospettiva gode del sostegno di Intrapresæ Collezione Guggenheim e degli Institutional Patrons BSI, Lavazza e Regione del Veneto. Con la collaborazione di Corriere della Sera, Hangar Design Group cura l’immagine coordinata della comunicazione. I progetti educativi correlati all’esposizione sono realizzati grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz. fonte: http://www.guggenheim-venice.it/).

Domenico Moramarco

Tags: Tancredi Restropettiva Venezia Peggy Guggenheim Collection Luca Massimo Barberi

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