Muro Berlino, Trump: "Nessuna cortina può contenere volontà del popolo a libertà"

Nato, Stoltenberg il 14 novembre alla Casa Bianca - Russiagate, ecco la verità sulla spy story - Bolivia, Morales denuncia ’colpo di stato’ - Bolsonaro attacca Lula: "Canaglia libera ma colpevole"

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Muro Berlino, Trump: "Nessuna cortina può contenere volontà del popolo a libertà"

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La caduta del Muro di Berlino "sia di lezioni per i regimi e i governanti oppressivi in tutto il mondo: nessuna Cortina di ferro può contenere la volontà di ferro di un popolo determinato a essere libero". E’ quanto si legge in un messaggio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in occasione del 30mo anniversario della caduta del Muro di Berlino. Messaggio nel quale Trump denuncia come, nonostante "la Guerra fredda sia finita da tempo, regimi tirannici nel mondo continuano a usare tattiche repressive del totalitarismo di stile sovietico, che hanno allungato un’ombra lunga e scura sulla storia".

"Gli Stati Uniti e i nostri partner e alleati - scrive ancora Trump - restano determinati nell’incrollabile impegno a far avanzare i principi di libertà individuale che hanno sostenuto la pace e una prosperità senza precedenti".

"In questo giorno del 1989 - continua il presidente americano - uomini e donne coraggiosi della Germania est ed ovest si unirono per abbattere un muro che era simbolo di oppressione e del fallimento del socialismo per oltre un quarto di secolo... Oggi ricordiamo quelli che morirono per mano dei regimi totalitari e ci impegniamo di nuovo ad assicurare un futuro più libero e più giusto".

Nel 30mo anniversario della caduta del Muro di Berlino, conclude Trump, "mi congratulo con il popolo tedesco per gli enormi progressi che hanno fatto per riunire il loro Paese e ricostruire l’ex Germania dell’est. Continueremo a lavorare con la Germania, per assicurare che la fiamma delle libertà bruci come simbolo di speranza e di opportunità per il mondo intero".

Nato, Stoltenberg il 14 novembre alla Casa Bianca

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Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg sarà il prossimo 14 novembre in visita a Washington per un incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in vista del vertice di Londra di inizio dicembre. Nel darne notizia in una nota, la Casa Bianca informa che "i due leader discuteranno dei progressi degli alleati per aumentare le spese per la difesa e per assicurare una più equa condivisione degli oneri".

Il presidente, prosegue la nota, "sottolineerà anche l’importanza di rafforzare la difesa e la deterrenza della Nato contro le minacce esterne, mantenendo il focus sull’antiterrorismo, su una più elevata consapevolezza degli alleati per proteggere le reti 5G e le infrastrutture critiche e per costruire la resilienza contro i cyberattacchi".

Secondo quanto si legge in un comunicato dell’Alleanza, Stoltenberg sarà a Washington dal 12 al 15 novembre, incontrando, oltre a Trump, anche il segretario di Stato Mike Pompeo e rappresentanti del Congresso. Il 14 parteciperà anche a una riunione a livello ministeriale della coalizione anti Isis.

Russiagate, ecco la verità sulla spy story

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(Marco Liconti) - "Credo che Mifsud sia ancora vivo, lo era almeno fino alla scorsa primavera. So che si nascondeva perché temeva per la propria vita, so anche che qualcuno l’ha obbligato a nascondersi. Mifsud doveva sparire, perché poteva compromettere tutta l’indagine di Mueller contro Trump…”.

L’INCONTRO CON STEPHAN ROH - A parlare è Stephan Roh, l’avvocato svizzero che dal maggio del 2018 ha ricevuto dal professor Mifsud il "mandato" a rappresentarlo. L’Adnkronos lo ha incontrato nel suo ufficio di Zurigo, a pochi passi dalla centralissima Bahnhofstrasse, la via dello shopping e del cuore bancario nella Paradepltaz. Una lunghissima chiacchierata nella quale l’avvocato Roh ricostruisce la sua verità (e quella del suo assistito Mifsud) sul Russiagate, diventato poi Spygate nella sua accezione italiana. Roh dice le stesse cose riportate oggi dalla Verità, il quotidiano di Maurizio Belpietro.

I VERTICI DELLA LINK - Con l’Adnkronos ne aggiunge di altre e più pesanti, che sono ovviamente tutte da verificare. Per questo abbiamo chiesto direttamente ai vertici della Link – tirata in ballo dal legale elvetico - di chiarire ogni dettaglio delle rivelazioni di Roh, il difensore del protagonista del Russiagate sparito nel nulla. I vertici dell’ateneo ci hanno ricevuto negli uffici dell’università romana e ci hanno messo a disposizione carte ed email. Era presente ovviamente anche l’ex ministro Scotti, presidente della Link. Questa che segue è la storia segretissima del Russiagate, raccontata dai diretti interessati.

IL NASTRO E LA TRASCRIZIONE - Ma prima di mettere a confronto le due versioni in possesso dell’Adnkronos, diametralmente opposte e contrastanti, va ricordato che è stato proprio il legale svizzero – a detta dello stesso – a consegnare al procuratore John Durham, (incaricato dall’attorney general William Barr di ’indagare sull’indagine’ del Russiagate) il famoso nastro nel quale sarebbe contenuta la "deposizione" di Mifsud e nella quale il professore maltese direbbe “molte cose". Insieme al nastro sarebbe stata consegnata anche una "trascrizione" delle parole registrate da Mifsud proprio in quest’elegante studio legale nel maggio dello scorso anno, nell’arco di tre giorni, durante il weekend della Pentecoste. Una parte di questa trascrizione, consegnata dall’avvocato Roh all’Adnkronos, verrà resa pubblica fra qualche minuto. "E’ allora che ho ricevuto il mandato da Mifsud", spiega Roh. Ma oltre a quanto raccontato davanti a un microfono, secondo il legale Mifsud avrebbe rivelato anche altre cose, a registratore spento. "Era devastato, un uomo completamente diverso da quello che avevo conosciuto. Temeva per la sua vita". Mifsud, ci dice ancora Roh, giunse a Zurigo in treno, proveniente dall’Italia. "Poi, lo abbiamo riaccompagnato al treno che lo riportava in Italia". La consegna della registrazione audio al procuratore Durham, afferma Roh, è avvenuta il 26 luglio di quest’anno. A seguire, nastro e trascrizione sarebbero stati consegnati il 30 luglio dall’avvocato svizzero anche al Senato Usa, e il 1 agosto alla Camera dei Rappresentanti, in particolare al deputato repubblicano David Nunes. Oltre che con Durham, Roh riferisce all’Adnkronos di aver parlato anche con diversi "congressmen" Usa.

IL VIAGGIO IN ITALIA - Come è ormai noto, la contro-indagine condotta da Durham su mandato del ministro della giustizia statunitense Barr, e che ha tra i suoi obiettivi anche fare chiarezza sul il ruolo di Mifsud, ha portato l’attorney general e il procuratore del Connecticut in Italia in due occasioni, il 15 agosto e il 27 settembre, come peraltro confermato al Copasir e poi pubblicamente dal premier Giuseppe Conte. Ma qui, sempre a detta dell’avvocato, i fatti sarebbero andati in modo diverso. "Durham ha fatto ascoltare quella registrazione in Italia. La registrazione richiedeva spiegazioni da parte degli italiani", sostiene Roh, anche se la nostra intelligence proprio all’Adnkronos ha negato con decisione questa circostanza. "Gli americani non ci hanno fatto sentire nulla", fu la precisazione stizzita degli 007 italiani.

L’INTERROGATORIO DI ROH - In una vicenda che tra verità ufficiali, mezze verità, smentite e ricostruzioni fantasiose rischia a volte di far deragliare il racconto giornalistico verso la pericolosa strada del depistaggio, va ricordato che al pari di quella di Mifsud, la figura di Roh è stata messa in discussione in varie ricostruzioni giornalistiche. C’è chi collega l’avvocato svizzero a oligarchi e interessi russi. ("le mie connessioni intime con la Russia? solo con mia moglie, che è russa", risponde ridendo”). Quel che è certo è che Roh è stato anche interrogato "per ore" nell’ottobre del 2017, in occasione di un viaggio negli Stati Uniti, dagli investigatori che facevano parte del team del procuratore speciale Robert Mueller, a capo dell’indagine sul Russiagate. "Ma non mi hanno fatto nessuna domanda su Mifsud", ricorda. La circostanza è riferita anche nel libro che Roh ha pubblicato a sue spese per raccontare la sua versione del Russiagate, libro dal titolo è eloquente, "The faking of Russiagate - the Papadopoulos case". Nella quarta di copertina si legge: "Questo libro parla del più grande scandalo politico dei nostri tempi. Questo libro racconta la storia della lotta del presidente Usa Barack Obama e della campagna presidenziale democratica di Hillary Clinton contro Donald Trump. E’ la storia di come il governo Usa abbia manipolato il processo elettorale democratico". Insomma, il punto di vista di Roh sul Russiagate è chiaro.

LA ’SCALATA’ ALLA LINK - Nel libro, l’avvocato svizzero si descrive, tra l’altro, come "a capo di ILS Energy, IILS Publishing, dello Studio legale Roh, di R&B Investment Group". Tra i suoi settori di investimento, c’è anche quello in ambito universitario. Indiscrezioni circostanziate raccolte dall’Adnkronos negli ambienti della Link Campus University, l’università romana alla quale era legato Mifsud, ritengono invece che Roh, che è socio al 5% della Global Education Management srl (Gem), la società di gestione della Link, punti soprattutto a sollevare un polverone sui presunti risvolti italiani del Russiagate, per prendere il controllo dell’ateneo fondato e presieduto da Vincenzo Scotti. L’ingresso di Roh nella Gem, hanno spiegato all’Adnkronos i vertici della Link, avvenne in condizioni particolari, in base a un accordo che scadeva alla fine del 2016, del quale abbiamo preso visione. All’avvocato svizzero venne ceduto il 5% delle quote della Gem al prezzo di favore di 250mila euro, in cambio del suo impegno a trovare investitori internazionali per l’ateneo. Investitori che non si sono mai materializzati. Di qui la richiesta della Gem a Roh di restituire le sue quote al prezzo iniziale. Richiesta che l’avvocato ha finora sempre respinto.

I LEGAMI TRA ROH E MIFSUD - Ma torniamo a Roh e al suo racconto all’Adnkronos nello studio di Zurigo a metà via tra la stazione centrale e il grande lago. "Dalla lunga discussione con Durham al telefono ho avuto l’impressione che non fosse contrariato da quanto aveva raccolto nella sua indagine, anche in Italia". Quanto alla fine che possa aver fatto il suo assistito, Roh dice d’averlo chiesto al procuratore americano. "Gli ho chiesto se lo avesse incontrato, in Italia. Mi ha risposto che anche se lo avesse incontrato, non me lo avrebbe detto. Ma parlando con Durham ho ricavato l’idea che Joseph sia ancora vivo, lo spero davvero. Credo che i suoi movimenti siano ora più ristretti. Non può comunicare come prima. E poi credo che anche lui (Durham, ndr) sia dell’idea che Joseph Mifsud, l’introvabile Mifsud, non sia un agente russo…". Sicuramente, ricostruisce Roh, Mifsud era certamente vivo nella primavera di quest’anno. "Ho avuto contatti indiretti con lui tramite la sua famiglia. Sempre in primavera, una sua amica ha avuto un contatto diretto con lui e mi ha detto che era in Italia, a Roma. Personalmente, l’ultimo contatto diretto che ho avuto con lui è stato alla fine dello scorso anno". Occorre ora aprire una parentesi per spiegare, almeno secondo quanto riferisce Roh all’Adnkronos, la genesi e lo sviluppo dei rapporti tra l’avvocato svizzero e il professore maltese. "Ci hanno descritto come soci, ma non è vero. Ho conosciuto Mifsud la prima volta diversi anni fa, in Bahrein, in occasione di una conferenza. Nel 2006 mi invitò a Roma per partecipare ad un convegno del Senato italiano, ma non andai". Un’altra tappa del rapporto tra Roh e Mifsud, ricorda l’avvocato, è il 2014. "Lo incontrai ad una conferenza alla London Academy of Diplomacy (dove Mifsud insegnava, ndr) e lì incontrai anche diverse personalità dell’intelligence britannica".

LA PRIMA VISITA DI ROH ALLA LINK - Sempre nel 2014, Roh su invito di Mifsud fa la sua prima visita alla Link, nella vecchia sede di via Nomentana. La circostanza è confermata all’Adnkronos anche da Pasquale Russo, direttore generale della Link. Poi, prosegue l’avvocato, ”a fine 2015 Mifsud mi disse di venire alla Link University, dove mi aveva già invitato in precedenza. Mi mostrarono il Casale (l’attuale sede dell’ateneo, in via del Casale di S. Pio V a Roma, ndr)”. Anche questa circostanza è confermata dalla Link. "C’era un grande potenziale di sviluppo -continua Roh - loro avevano bisogno di soldi, ma anche di entrature a Mosca. Volevano stipulare un accordo con l’Università statale Lomonosov di Mosca, pensai che era un’idea brillante". Ne abbiamo chiesto conferma alla Link. "Il professor Mifsud faceva viaggi per conto suo in cui provava a proporci accordi con altre università, perché era nostro interesse portare qui altri studenti stranieri, come è interesse di tutte le università - spiega il direttore generale della Link Russo - in quel periodo lui ci propose l’accordo con la London School of Economics, quello con la Stirling University, dove lui lavorava, e altri accordi, tra cui anche quello con la Lomonosov. Accordi tutti stipulati. Mifsud faceva gli stessi accordi anche per altre università con cui lavorava, perché Mifsud lavorava per tantissime altre università”.

I VIAGGI IN RUSSIA - Ed è così, che "tra il 2016 e il 2017", racconta ancora Roh, "su istruzioni e supervisione di Scotti", l’avvocato svizzero e il professore maltese hanno “effettuato alcuni viaggi in Russia", per lavorare all’accordo di collaborazione con la Lomonosov e "altre istituzioni". A Mosca, osserva Roh, Mifsud "era perso, non aveva alcun vero contatto di alto livello". Che i contatti con l’università Lomonosov di Mosca e altre istituzioni internazionali siano avvenuti "su istruzioni e supervisione di Scotti", l’avvocato si dice certo. E come riscontro all’Adnkronos fornisce diverse email che stampa direttamente dal suo pc. Un carteggio tra lo stesso Scotti, Mifsud, Roh e altri dirigenti della Link che a detta dell’avvocato elvetico non lascerebbero dubbi, rispetto alla totale presa di distanze dal professore maltese, assunta dall’ateneo romano dopo lo scoppio del Russiagate-Spygate. L’avvocato Roh si sofferma in particolare, in una mail datata 20 dicembre 2016 e inviata da Scotti a Mifsud e allo stesso Roh, dove il presidente della Link scrive: "Carissimi, ieri sera ho incontrato a Roma l’ambasciatore italiano a Mosca, Ragaglini, già rappresentante italiano alle Nazioni Unite. Abbiamo parlato dell’accordo tra Link e Lomonosov. Mi ha confermato il suo vivo interesse e quello dell’Italia. Mi ha invitato suo ospite a Mosca e sarebbe interessato a parlare con voi perché vorrebbe, tra l’altro, organizzare un incontro (cena) in ambasciata con i rappresentanti Lomonosov, autorità russe e noi quando voi sarete a Mosca. Ragaglini è persona di grande esperienza, personalità e prestigio. E’ anche mio amico e della università. Ha operato, in tutte le sedi, per il dialogo con Mosca. Fatemi sapere cosa ne pensate. Enzo". Anche di questa circostanza l’Adnkronos ha chiesto conto alla Link. “Mifsud in questa sua attività faceva riferimento a più soggetti, ma Roh non è mai stato un nostro ‘ambasciatore - dice ancora Russo - era Mifsud che aveva rapporti accademici, non ci risulta che Roh ne avesse”. Se Mifsud a Mosca era "perso" e non aveva alcun contatto di livello, come sostiene Roh, negli ambienti italiani sarebbe stato invece "molto ben connesso". L’avvocato svizzero racconta un episodio. "Una cena all’ambasciata italiana di Londra, per una presentazione di Finmeccanica, forse fu quando cambiarono il nome in Leonardo".

CHI E’ MIFSUD? - Mandando avanti il nastro della vicenda, sorgono inevitabilmente due domande. La prima: chi è veramente Joseph Mifsud? E’ un "agente russo", come lo ha definito l’ex direttore dell’Fbi James Comey in un articolo sul Washington Post? Secondo il Rapporto Mueller sul Russiagate, fu proprio Mifsud che dopo averlo ’agganciato’ nel marzo del 2016 a Roma alla Link University offrì all’allora consulente della campagna presidenziale di Trump George Papadopoulos il materiale "sporco" su Hillary Clinton, sotto forma di migliaia di email hackerate in possesso dei russi. Mifsud è dunque una ’pedina’ di una macchinazione ai danni di Donald Trump (le elezioni del 2016 furono "corrotte" ha detto lo stesso presidente Usa, aggiungendo che la corruzione potrebbe portare "fino a Obama" e che l’Italia "potrebbe" essere coinvolta).

PERCHE’ SI NASCONDE? - La seconda domanda è: perché Mifsud si nasconde? Da qui in poi, Roh traccia una ricostruzione e una cronologia dei fatti che è solo in parte è possibile verificare. Partiamo dall’assunto principale dell’avvocato svizzero: Mifsud non è un agente russo, ma è - o è stato - un "serviceman" dei servizi di intelligence occidentali. "Era impegnato in ’missioni’", sostiene Roh. L’avvocato svizzero cita esplicitamente il servizio segrete inglese MI6 al quale Mifsud era direttamente legato, afferma, attraverso il Lcipl, il London Centre of International Law Practice, con il quale lavorava. Questo "Centro", per il quale lavorò anche un altro protagonista del Russiagate, George Papadopoulos, è citato nel Rapporto Mueller. Papadopoulos, nel suo libro ’Deep State Target’, sostiene di essere stato vittima di una macchinazione anti-Trump, e riferisce così del "Centro" e della visita a Roma, nella quale incontrò per la prima volta Mifsud: "Il 12 marzo 2016, arrivai alla Link Campus con un gruppo di colleghi della London Centre of International Law Practice, tra cui Donald Lewis, che è membro della Stanford University, Rebecca Peters e Nagi Idris". Per Roh, il "Centro" era "semplicemente una copertura per operazioni di intelligence". Alla Link, come già affermato in altre occasioni, ritengono “poco probabile” che il primo incontro tra Mifsud e Papadopoulos sia proprio quello avvenuto a Roma. Questo perché dal sito della società Lcilp risulta che già da tempo Mifusd era dirigente del board e successivamente (comunque prima dell’incontro a Roma) Papadopolus appariva come direttore delle questionei energetiche della Lcil, società che a detta della compagna di Papadopolus, Simona Mangiante, "occupava lo spazio di una stanza in un in un palazzo di una zona chic di Londra, con un tavolo ovale al centro". Difficile, dunque, non incontrarsi. Quanto alla seconda domanda, ovvero sul perché Mifsud è sparito dalla circolazione, l’avvocato Roh sostiene che il professore maltese, almeno all’inizio del suo coinvolgimento pubblico nel Russiagate, “non si è nascosto di sua iniziativa, ma gli è stato ’imposto’ di nascondersi”. Cronologicamente siamo alla fine di ottobre del 2017, quando viene resa pubblica l’ammissione di colpevolezza di Papadopoulos agli investigatori del team del procuratore Mueller che lo avevano arrestato pochi mesi prima, a luglio, all’aeroporto di Chicago. In quell’occasione, gli uomini di Mueller contestano a Papadopoulos di aver mentito all’Fbi in un precedente interrogatorio, il 27 gennaio, sui suoi rapporti con un "professore straniero" e le sue connessioni con la Russia. I ’rumours’ che provengono da Washington, lasciano trapelare il nome del "professore straniero": Joseph Mifsud. Anche lui, il professore maltese, ricorda Roh, “era stato interrogato negli Usa, nel febbraio del 2017, mentre si trovava a Washington per una conferenza organizzata dal Dipartimento di Stato. In quell’occasione, però, a fargli le domande, erano stati gli agenti dell’Fbi ancora guidata da James Comey”, poi ’licenziato’ da Trump pochi mesi dopo, a maggio. Nel suo racconto, Roh sgancia una ’bomba’.

GENTILONI E MIGLIORE - Pochi giorni dopo l’interrogatorio di Mifsud a Washington, "il 25 febbraio 2017, Paolo Gentiloni (allora premier, ndr) e Gennaro Migliore (allora sottosegretario alla Giustizia, ndr) vanno nella sede della Link per un incontro strategico privato. Russo è testimone. Questo è stato il momento in cui la Link è entrata in gioco e la vita i Mifsud è cambiata". Una ‘bomba’ che Roh ha raccontato anche al quotidiano La Verità. Fonti vicine all’ex premier Gentiloni, ora commissario europeo, hanno smentito categoricamente la circostanza: "Mai stato alla Link il 25 febbraio 2017". Quanto a Migliore, anche lui all’Adnkronos ha smentito di essere stato alla Link in compagnia di Gentiloni. "Io Gentiloni non l’ho mai visto", dice Russo all’Adnkronos, mentre Migliore è un frequentatore dell’ateneo, dove partecipa a conferenze e altri eventi. “Gennaro lo conosco da 15 anni, siamo amici”, dice ancora Russo. Scotti invece afferma sempre all’Adnkronos; "non ho mai incontrato Gentiloni quando era premier, né dentro né fuori la Link".

LA TEMPESTA MEDIATICA - Dopo che il nome di Mifsud diventa di dominio pubblico, e non per meriti accademici, sul docente maltese - e sulla Link University - si abbatte una clamorosa tempesta mediatica. Il 31 ottobre, nella sede della Link, Mifsud rilascia un’intervista a Repubblica, nella quale si dice totalmente estraneo a qualsiasi macchinazione russa ai danni di Hillary Clinton e a favore di Trump. "Lo ha ripetuto anche nel mio ufficio l’anno scorso. Mi ha detto, ’non ho mai parlato di email con Papadopoulos’", afferma ora Roh. Il 31 ottobre, è quindi l’ultimo giorno che Mifsud viene visto alla Link University, secondo quanto riferito anche da Scotti in varie interviste e confermato adesso, nuovamente, all’Adnkronos ora dallo stesso Scotti e dai vertici della Link. Che rivelano un ulteriore dettaglio sull’alloggio, pagato dalla Link in una palazzina a Roma, nel quale viveva Mifsud: "Dopo l’intervista a Repubblica, Roh scompare – ricordano i vertici della Link – per 2 mesi non abbiamo più notizie, non veniva, non si faceva sentire, gli abbiamo inviato mail su mail ai suoi indirizzi di posta elettronica. Dopodiché, nei termini resi obbligatori dal contratto di locazione, abbiamo inviato la lettera di rescissione. Passati 6 mesi abbiamo restituito le chiavi al proprietario".

LA RICOSTRUZIONE DI ROH - Secondo la ricostruzione di Roh all’Adnkronos - e secondo quanto l’avvocato dice che Mifsud avrebbe riferito nella sua "deposizione" registrata ora in mano al procuratore Durham - lo stesso giorno il professore viene quasi prelevato di peso e spedito in un paesino delle Marche, Matelica. A sincerarsi della sua partenza, mentre Mifsud viene fatto salire su un’auto, Roh fa riferimento a quanto gli disse il suo assistito: "c’era il numero due dei servizi segreti italiani". Oggi alla Verità invece parla di uno dei capi dei servizi segreti italiani (“Mifsud mi ha confermato – dice Roh – che uno dei capi di una agenzia italiana di servizi segreti contattò Scotti nel periodo in cui scoppiò lo scandalo e si raccomando che Mifsud Sparisse”. L’affermazione sui servizi segreti e sul nascondiglio di Matelica è grave, un’altra ‘bomba’. E quando l’Adnkronos chiede ulteriori informazioni e riscontri, l’avvocato svizzero sostiene che la circostanza “non è presente sul nastro della deposizione di Mifsud”, ma che il professore gliel’avrebbe riferita “a microfoni spenti, senza fare nomi” e senza specificare a quale settore della nostra intelligence appartenesse questo fantomatico "numero due".

FADINI E RUSSO - A Matelica, prosegue Roh, Mifsud “si è nascosto fino a fine dicembre 2017. Chi ha organizzato questa cosa andrebbe sentito come testimone chiave dell’indagine Durham". L’avvocato tira in ballo altri due nomi, "Vanna Fadini e Pasquale Russo". Si tratta, rispettivamente, della presidente della Global Education Management srl (Gem), la società di gestione della Link, e del direttore generale della Link Campus University. La casa di Matelica nella quale si sarebbe nascosto Mifsud tra novembre e dicembre del 2017, dice Roh, “appartiene a un amico della Fadini, un dentista”. I diretti interessati, chiamati a chiarire la circostanza, smentiscono categoricamente. Specie la Fadini, che all’Adnkronos nega decisamente: “Mai ospitato nessuno a Matelica, non ho nessuna casa a Matelica, nessun amico dentista, nessuno. Se proprio devo pensare a qualcuno di Matelica mi viene in mente un direttore d’orchestra…". Roh ha fornito all’Adnkronos anche alcune email nelle quali chiede conto alla Link, della quale è socio ed era membro del consiglio di amministrazione – ("ma sono stato estromesso", dice) - di fornire una serie di spiegazioni in merito a questioni finanziarie, al presunto coinvolgimento dell’università nel Russiagate e alla vicenda di Mifsud. In particolare, in uno scambio di email tra la fine di luglio e il 1 agosto 2019, Roh informa "Vanna" (Fadini, ndr) e "Pasquale" (Russo, ndr) di avere inviato "dati, registrazioni, eccetera" su Mifsud alle autorità Usa e di avere in programma "un appuntamento per una discussione con gli investigatori Usa". L’avvocato scrive: "Sono dell’opinione che voi possiate essere testimoni chiave e che sia nell’interesse di Joseph che vi facciate avanti per raccontare tutto". "Se fossimo stati testimoni chiave qualcuno sarebbe già venuto a cercarci", replica con ironia Russo all’Adnkronos. La Fadini in una delle mail in possesso dell’Adnkronos, la cui attendibilità è confermata dalla diretta interessata, replica: "Caro Stephan, di ciò che vorrai inoltrare al procuratore speciale Durham sei responsabile in proprio". E ancora, "credo di avere più volte chiarito l’estraneità della Link e di noi come persone ai fatti del cosiddetto Russiagate (che peraltro non conosco) e ritengo che siano Lcu e Gem, semmai, ad aver subito danni reputazionali da queste "chiacchiere" infondate. Occorrerà fare una riflessione su questi danni una volta terminati i vari accertamenti in corso, ma nel frattempo non credo sia utile continuare a discutere di questo argomento". In altre email risalenti ad aprile, mostrate sempre all’Adnkronos, Roh chiedeva invece a "Vanna" e "Pasquale" di rendere conto, oltre che del loro presunto coinvolgimento (e della Link) nel "nascondere" Mifsud, anche di altre questioni finanziarie e amministrative. "Per favore spiegate le attività della ’vecchia-Gem’, il gruppo di aziende di intel&security: ad esempio, Link International srl (della quale Joseph è azionista al 35%), Link Consulting srl, SudgestAid, Consortium for Intelligene, eccetera. Secondo alcune fonti, il professor Scotti è il maggiore azionista di questo gruppo, su basi fiduciarie: è corretto?”. Su questo punto, sulle insistenti email di Roh, alla Link sono convinti che si tratti di una "mossa strumentale". L’avvocato, spiegano all’Adnkronos i responsabili dell’ateneo, prima di diventare socio della Gem al 5% aveva fatto condurre una ‘due diligence’ su tutta la struttura societaria. Quindi, “le informazioni che chiedeva erano già in suo possesso. Sapeva già tutto, perché lasciare traccia nelle mail di domenade di cui già sapeva la risposta?”. Quanto al fatto che Scotti sia il “maggiore azionista” di questo gruppo di società, per ragioni di privacy la Link declina di rispondere, ma dopo aver svolto una verifica, all’Adnkronos risulta che il presidente della Link non abbia quote in nessuna società che faccia riferimento all’ateneo.

SUITE FINANCE - Roh chiede ancora ai suoi interlocutori della Link di "dare spiegazioni sulla Suite Finance Malta: voi/altri confermate che un minimo di 3 milioni di euro sono stati ricevuti da parte di Suite Finance Malta, il totale pattuito di 12 milioni è stato ricevuto in pieno? Quanto e quanti fondi sono stati ricevuti da parte di Suite Finance, quale è l’origine dei fondi, chi è il beneficiario, dove sono ora i soldi? Per favore, chiarite se questi finanziamenti sono connessi al ruolo di Joseph nel Russiagate? Noto nelle vostre dichiarazioni che i soldi ricevuti ’non sono stati contabilizzati’ cosa significa?". Di alcuni aspetti di questa vicenda, tutta da chiarire, che vede coinvolta la società maltese Suite Finance Scc Plc, sta scrivendo in questi giorni anche il quotidiano La Verità. “Assolutamente no, non abbiamo ricevuto nulla”, dicono Russo e Fadini all’Adnkronos, riguardo ai 3 milioni di euro che secondo Roh sarebbero stati ricevuti da parte della Suite Finance. Effettivamente, l’operazione di aumento di capitale tra Suite Finance e Gem, della quale l’Adnkronos ha visionato il Patto Parasociale, non si è mai concretizzata. I soldi non sono mai arrivati alla Link. C’è infine un altro finanziamento del quale Roh chiede conto alla Fadini e a Russo: "vi chiedo di dare spiegazioni riguardo al finanziamento del Link Center for War and Peace da parte degli Obaid: i fondi hanno origine dallo scandalo 1MDB? Per favore, chiarite se il finanziamento è collegato al ruolo di Joseph nel Russiagate o se è stato usato da Joseph in altro modo?". Il riferimento agli "Obaid" e allo "scandalo 1MDB" riguarda il presunto coinvolgimento della famiglia saudita Obaid nella sparizione di miliardi di dollari dal fondo di investimento governativo malese 1MDB. “Confermiamo che c’è stato un accordo con la Fondazione Link Campus University, che prevedeva un finanziamento di 750mila euro in tre anni, 250mila all’anno, che servivano a pagare sei persone e tutte le spese di questo Centro”, spiega Russo all’Adnkronos. Ma con lo scoppio dello scandalo, l’operazione “è saltata” e alla Link “non ci risultano siano mai arrivati finanziamenti del genere”. Dal tono delle sue mail, dalle pressanti domande inviate ai responsabili della Link e anche nel suo incontro con l’Adnkronos, Roh lascia intendere che i presunti finanziamenti all’università provenienti dalla maltese Suite Finance e dalla famiglia Obaid potrebbero essere in qualche modo connessi al ruolo di Mifsud nel Russiagate e alla sua sparizione. Affermazioni e vicende che non è possibile verificare e di cui l’avvocato si assume ogni responsabilità. Chiosa l’avvocato: "Mifsud doveva sparire, perché poteva compromettere tutta l’indagine di Mueller".

I MOVIMENTI DEL PROFESSORE - Ma torniamo ai "movimenti" del professore maltese, secondo il racconto di Roh all’Adnkronos. Lasciato il paesino delle Marche, Matelica, Mifsud a fine 2017 va a Malta "a trovare i genitori, che avevano problemi di salute". All’inizio del 2018, Mifsud è "di nuovo in Italia, principalmente a Roma". La circostanza che almeno per un certo periodo dello scorso anno il professore sia stato in Italia è riportata in altre ricostruzioni giornalistiche (La Verità, il Foglio, la Repubblica eccetera) - ha alloggiato in un appartamento-foresteria della Link- e confermata anche dagli estratti conto della sua carta di credito, ottenuti dall’Adnkronos. Si tratta di una carta britannica del circuito Mastercard emessa da Debenhams, con la quale Mifsud, tra l’altro, il 24 agosto ha anche ricaricato una sim Tim. In questa fase della sua vita, racconta all’Adnkronos l’avvocato Roh, Mifsud si teneva "fuori dai riflettori", ma girava abbastanza liberamente - e i movimenti della carta di credito lo dimostrerebbero - insiste Roh, anche se "usava una carta di identità italiana a nome Joseph Di Gabriele, credo fosse il cognome della madre. Me la mostrò, l’ho vista con i miei occhi". Il professore Mifsud era convinto di poter tornare presto alla normalità. Confessa Roh:"Mi disse, appena esce il Rapporto Mueller sarò fuori da questa storia" perché "tutti erano convinti che il Rapporto avrebbe portato all’impeachment di Trump".

TRUMP, CLINTON E IL RUOLO DELL’FBI - Invece, il Rapporto, reso pubblico il 18 aprile di quest’anno, anche se con vari omissis, non ha dimostrato con "sufficienti evidenze" che la campagna presidenziale di Donald Trump "si sia coordinata o abbia cospirato con il governo russo nelle attività di interferenza nelle elezioni". Nel Rapporto, il nome di Mifsud compare come quello della persona che offrì a Papadopoulos il materiale "sporco" su Hillary Clinton. La storia più recente cristallizza nel mese di maggio l’apertura di una indagine amministrativa da parte dell’attorney general William Barr, indagine ribattezzata Russiagate che recentemente è diventata “penale” ed è stata affidata al procuratore John Durham. Il ministro della giustizia Barr riferisce di essersi convinto, dopo una serie di conversazioni con funzionari dell’intelligence e di altre agenzie che l’Fbi abbia agito in maniera impropria, se non addirittura contraria alla legge. Lo stesso ha fatto l’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia Usa, Michael Horowitz, per verificare se le attività di spionaggio dell’Fbi nei confronti della campagna di Trump fossero legittime. Nella nostra cronologia, che incrociamo con la memoria di Roh, siamo arrivati alla primavera inoltrata, quando Mifsud scompare completamente dai radar. "Se Mifsud parla, ha le prove per dimostrare le cose che ha detto nel nastro e fuori dal nastro. Sarebbe un grosso problema per un sacco di persone negli Stati Uniti", sussurra a mezza bocca l’avvocato svizzero. Per Roh, le cui idee sulla ’fabbricazione’ del Russiagate sono rese evidenti nel suo libro, "il reato grave non è stato lo spionaggio su Trump, ma la fabbricazione di prove per giustificare l’inchiesta di Mueller. A Mifsud è stato chiesto di presentare Papadopoulos ai russi, per creare il caso. Mifsud poi è stato nascosto e minacciato per sostenere quell’indagine. Nessuno sparisce così in Europa, se non per una cosa di Stato o di mafia. Secondo me Joseph deve collaborare con l’indagine, lui è una vittima ". E conclude: “Dopo il mio scambio di opinioni con il procuratore Durham, ora gli americani sanno tutto…”. Queste le due verità a confronto. Di qua l’avvocato svizzero di Mifsud, di là i vertici dell’università Link Campus di Roma. La parola fine, decisiva per l’Italia, la dirà il rapporto Barr in arrivo entro fine mese.

LA REPLICA DELLA LINK - Dura replica della Link Campus University alle notizie di stampa pubblicate oggi. In ordine a quanto apparso su La Verità, e a quanto dichiarato dall’avvocato Stephan Roh, legale di Joseph Mifsud in una intervista all’Adnkronos, l’ufficio stampa della Link, "anche a nome del presidente Vincenzo Scotti", precisa che "si tratta dell’ennesima serie di bugie diffamatorie, che l’Università ha già risposto mostrando ai giornalisti dell’agenzia Adnkronos tutta la documentazione originale a sostegno delle nostre informazioni".

La Link, come anche già dichiarato stamattina da fonti vicine all’ex premier Paolo Gentiloni, ribadisce che "è falso che Paolo Gentiloni sia mai venuto alla Link Campus quando era premier ed abbia mai avuto incontri". Inoltre, "è falso tutto il racconto di Stephan Roh, preso per oro colato da La Verità, e prima da altri, sulla Link Campus University". Per l’ateneo romano, "Stephan Roh si è rivelato un volgare mentitore, un vero e proprio trafficante di fake news e chi le ha rilanciate senza accertare la credibilità della fonte risulta un complice di fatto". "Stando ai suoi stessi resoconti - prosegue la Link - Roh appare l’unico ’testimone chiave’ della vicenda, è ‘l’ultimo ad aver visto Mifsud’, il solo a conoscere i movimenti del suo assistito ed è lui, assieme a Papadopulos (altra figura chiave del Russiagate, ndr), ad accusare il suo assistito di essere un agente dell’Mi6 che avrebbe tramato per incastrarlo". La Link sottolinea che "Stephan Roh fornisce infatti dettagli delle carte di credito, tracce di spostamenti recentissimi del suo ’cliente’ dimostrando di essere al corrente dei movimenti, apparentemente liberi, di Mifsud".

In riferimento anche a quanto pubblicato in esclusiva dall’Adnkronos, la Link rileva che "Sempre Roh, pur essendo avvocato, divulga documenti confidenziali, suoi e di altri, e consegna il breve estratto (una cartella circa) con la trascrizione di una registrazione, smozzicata e poco significativa del suo assistito, il cui contenuto seleziona e che risulta così manipolato. Elencando poi su questa base paginate di interpretazioni e menzogne". "Purtroppo - continua la lunga nota dell’università - Stephan Roh era stato presentato alla Link Campus, ed alla società di servizi, da Joseph Mifsud quando questi lavorava per acquisire studenti ed accordi con università internazionali, godendo allora di positivi riscontri e crediti accademici (Università di Malta, Emuni, Sterling, East Anglia, London Academy of Diplomacy). Roh si è rivelato successivamente un millantatore di investimenti mai realizzati. Ha acquisito, dietro regolare contratto il 5% della società di servizi, ad un prezzo di favore, ma non ha mai portato gli investitori promessi".

Secondo l’università presieduta da Vincenzo Scotti, Roh avrebbe messo in atto queste condotte "solo per infiltrarsi in una università libera e forse per appropriarsene visto il grande valore, da lui accertato con due diligence, e visto il suo rifiuto a cedere le quote della società Gem". L’avvocato Roh, prosegue la Link, "ha poi consegnato documenti parziali riferendo una gran quantità di dati falsi della cui diffusione risponderà lui e chi ha costruito titoli ad effetto e piste assurde e contraddittorie producendo danni gravissimi". Per la Link, "i cambiamenti nella ’versione di Roh’ seguono evidentemente i suoi interessi e quelli del sodale George Papadopulos che abbiamo già querelato. Due giorni fa, ad esempio lo stesso giornale (La Verità, ndr) riferiva di un bonifico (inesistente) dalla Russia, che diventa il giorno dopo un (altrettanto inesistente) bonifico dall’Ucraina con un’auto-smentita clamorosa".

La Link sostiene che "prima i media avevano parlato di collegamenti della Link con la Russia (comprovatamente solo accademici e trasparenti tanto da venir resi noti all’Ambasciata Italiana), in seguito, le interviste dei due protagonisti accertati del vero Russiagate, Papadopoulos (condannato per mendacio) e Stephan Roh, si rivolgono contro i servizi americani dell’epoca precedente e contro le istituzioni italiane ed europee". Per l’ateneo, "fa parte dell’opera di disinformazione anche il confezionamento di email insistenti ed improprie con domande su funzioni e composizione di varie società, con volute confusioni di nomi e documenti di cui Roh finge di non sapere nonostante sia l’autore di una estesa due diligence sulle stesse. Confezionate evidentemente con la sola finalità di esibirle. Roh venga finalmente allo scoperto, dica la verità, la Link Campus University non ha nulla da nascondere. Lui?", conclude la nota dell’ateneo.

OCCHIONERO - L’articolo di oggi dell’Adnkronos sulla vicenda Russiagate è "devastante" e mette "più benzina sul fuoco" scrive su Twitter Giulio Occhionero, protagonista della vicenda EyePyramid per la quale è stato condannato in primo grado a 5 anni, che sostiene di essere stato anch’egli vittima del Russiagate, nella sua diramazione italiana. "Mifsud rapito dal numero due dell’intelligence italiana e portato con forza a Matelica, nelle Marche. Poi di nuovo a Roma", scrive Occhionero, sintetizzando sommariamente una parte dell’articolo dell’Adnkronos. "Chi sia questo numero due dell’intelligence è il segreto di Pulcinella delle prossime 24 ore", conclude Occhionero.

Bolivia, Morales denuncia ’colpo di stato’

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Evo Morales denuncia un ’colpo di stato’ messo in atto da "gruppi violenti che attentano all’ordine costituzionale" e lancia un grido di allarme sulla "democrazia a rischio". Il presidente della Bolivia è intervenuto su Twitter dopo l’’ammutinamento’ di agenti di polizia che protestano contro il suo governo e contro il rischio di nuovi scontri nel quadro delle proteste contro la rielezione del presidente.

Gli agenti hanno protestato a Cochabamba, Sucre, Tarija e Santa Cruz e Morales ha denunciato "davanti alla comunità internazionale questo attentato contro lo stato di diritto" e chiesto al popolo boliviano di "custodire pacificamente la democrazia" al fine di "preservare la pace e la vita come beni supremi al di sopra di qualsiasi interesse politico".

"Chiariamo alla società civile che gli agenti sono dislocati nelle loro strutture e non ammutinati come segnalano alcuni media", ha intanto riferito la polizia in un comunicato riportato dall’agenzia Abi. La polizia, vi si legge ancora, "in osservanza della Costituzione svolgerà la sua missione di mantenimento dell’ordine e della pace in tutto il territorio nazionale".

Bolsonaro attacca Lula: "Canaglia libera ma colpevole"

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Prima reazione del presidente brasiliano Jair Bolsonaro dopo la scarcerazione dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, liberato ieri dopo un anno e mezzo di reclusione per corruzione. "Non diamo munizioni alla canaglia, momentaneamente libera ma colpevole", scrive su Twitter Bolsonaro riferendosi a Lula, ma senza mai nominarlo. "Amanti della libertà e del bene, siamo la maggioranza. Non possiamo commettere errori", twitta Bolsonaro.

Redazione

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