Morto Jacques Chirac

Trump "Scopri tutto su Biden",chiesto a Zelensky - Arabia Saudita, Usa dispiegano batteria Patriot e 200 militari - Pompeo annuncia sanzioni contro Raul Castro - Trema la Turchia - Francia, incendio in impianto chimico ad alto rischio

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Morto Jacques Chirac

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L’ex presidente francese Jacques Chirac è morto oggi all’età di 86 anni. Ad annunciarlo, riportano i media francesi, è stato il genero Frédéric Salat-Baroux, marito della figlia Claude. Presidente francese fra il 1995 e il 2007, Chirac si era ritirato da tempo dalla vita pubblica. Aveva sofferto di un ictus nel 2005 e da allora era stato ricoverato più volte.
Nella sua lunga carriera, il gollista Jacques Chirac è stato ministro, primo ministro e sindaco di Parigi, prima di diventare presidente per due mandati. Il genero ha riferito che l’ex presidente si è spento in pace, circondato dai familiari.
Chirac viveva con la moglie Bernadette nella loro casa parigina.

Il presidente francese Emmanuel Macron pronuncerà questa sera alle 20 un breve discorso trasmesso in televisione in omaggio alla memoria del suo predecessore. A partire dalle 21 invece la Torre Eiffel sarà oscurata. L’iniziativa, riporta la stampa francese, è stata presa dal sindaco di Parigi. La vendita dei biglietti per visitare la Torre sarà interrotta alle 19.30, per consentire agli ultimi visitatori di lasciare la struttura, prima che le luci vengano spente.

"E’ una parte della mia vita che se ne va oggi". Così l’ex presidente Nicolas Sarkozy il quale ha espresso "profonda tristezza" e ricordato Chirac come un politico che "ha incarnato una Francia fedele ai suoi valori universali e al suo ruolo storico" e "non ha mai ceduto niente sulla nostra indipendenza, come sul suo profondo impegno europeista". L’ex inquilino dell’Eliseo conclude ricordando la "statura imponente e la voce tanto particolare di Jacques Chirac" che "hanno accompagnato la vita politica francese per mezzo secolo".

"Scopri tutto su Biden", Trump e il favore chiesto a Zelensky

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Una conversazione amichevole, come ripete da giorni Donald Trump, durante la quale il presidente non usa mai la parola "indagine", ma insiste più volte nel chiedere a Volodymyr Zelensky di "fare tutto il possibile" per "vedere quello che puoi sapere" sulla vicenda di Joe Biden e del figlio. "Vorrei che ci facessi un favore" esordisce il presidente americano - secondo quanto si legge nella trascrizione dell’ormai famosa telefonata del 25 luglio diffusa oggi dalla Casa Bianca- rivolgendosi al presidente ucraino che qualche settimana si era visto bloccare i 250 milioni di dollari di aiuti militari americani.

Prima ancora di parlare di Biden, Trump parla della sua antica ossessione, la madre delle "cacce alle streghe", il Russiagate: "Vorrei che tu scoprissi quello che è successo con tutta la situazione in Ucraina, parlano di Crowdstrike, il server dicono che sia in Ucraina". Crowdstrike è la società di cybersicurity a cui si rivolse la campagna di Hillary Clinton dopo gli attacchi hacker e che avrebbe steso - secondo una tesi complottista che Trump sembra fare propria - il rapporto poi diventato la base dell’inchiesta Fbi sfociata nel Russiagate.
A questa prima sollecitazione, l’attore tv diventato presidente risponde dando ovvie rassicurazioni sull’amicizia e la disponibilità alla cooperazione di Kiev. E poi aggiunge: "Garantisco come presidente dell’Ucraina che tutte le indagini saranno fatte in modo aperto ed onesto, questo posso garantirlo", usando lui la parola indagine, investigation che - come insiste nel dire la Casa Bianca difendendo la completa innocenza dello scambio di battute tra i due leader - Trump non usa mai esplicitamente.

Ed è Zelensly a fare riferimento per primo a Rudy Giuliani, l’avvocato personale di Trump che emerge sempre più come il regista del Kievgate. "Uno dei miei assistenti ha parlato con Mr Giuliani recentemente ed noi speriamo che possa venire presto qui in Ucraina per incontrarci", dice il presidente ucraino, riferendosi all’incontro che l’ex sindaco di New York, che da mesi insisteva pubblicamente sulla necessità di avviare un’inchiesta sulle pressioni fatte sul governo di Kiev da Biden per proteggere il figlio, aveva avuto con un suo collaboratore a Madrid.

"Mr. Giuliani è un uomo molto rispettato, è stato sindaco di New York, un grande sindaco, e vorrei tu parlassi con lui. Rudy sa molto di quello che è successo ed è un tipo molto capace. Se tu potessi parlare con lui sarebbe grande", è la replica immediata di Trump che insiste più volte, almeno cinque, nella sua richiesta che Zelensky parli con Giuliani.

Trump non dice mai esplicitamente di che cosa debba, con tanta urgenza, parlare Zelensky con il suo avvocato, ma dalle sue parole appare evidente quello a cui sta pensando: "Ci sono molte discussioni sul figlio di Biden, che Biden ha fermato l’inchiesta e molte persone vogliono che capire, così qualsiasi cosa tu possa fare con il Procuratore generale sarebbe grande. Biden se ne è andato in giro vantandosi di aver fermato l’inchiesta, così se puoi verificare...Mi sembra orribile".

Trump infatti, e questo finora non era mai emerso, insiste anche perché il presidente ucraino parli con William Barr, il ministro della Giustizia che è anche il procuratore generale negli Stati Uniti. "Bene, ti ringrazio, dirò a Rudy ed all’attorney general Barr di chiamarti, grazie ancora, quando vuoi venire alla Casa Bianca, sentito libero di chiamare, dacci una data e noi ci lavoriamo", concludeva la telefonata Trump.

Arabia Saudita, Usa dispiegano batteria Patriot e 200 militari

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Gli Stati Uniti hanno annunciato il dispiegamento di una batteria di missili Patriot e di un contingente di 200 militari in Arabia Saudita. La decisione fa seguito all’attacco agli impianti petroliferi sauditi, per il quale Washington accusa l’Iran. Il dispiegamento, ha annunciato il Pentagono, aumenterà la "capacità di difesa aerea e missilistica" delle infrastrutture civili e militari del Regno e accresce la "già significativa" presenza di forze Usa nella regione. Altre due batterie di missili Patriot e Thaad (sistema anti balistico) sono state poste in stand by in caso di ulteriore minaccia agli interessi degli Usa e dei loro alleati in Medio Oriente.

Pompeo annuncia sanzioni contro Raul Castro

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Gli Stati Uniti hanno annunciato una serie di sanzioni contro l’ex presidente cubano Raul Castro, accusandolo di violazioni dei diritti umani, per il suo ruolo nel Partito comunista cubano. Secondo quanto affermato dal segretario di Stato Mike Pompeo, Raul Castro è responsabile della "detenzione arbitraria di migliaia di cubani" dissidenti politici. In base alle sanzioni, che si estendono anche ai membri della sua famiglia, a Castro non sarà consentito l’ingresso negli Stati Uniti. La decisione fa seguito ad altre misure decise dall’Amministrazione Trump contro Cuba, che hanno ribaltato la politica di riavvicinamento tra Washington e l’Avana, avviata dalla precedente Amministrazione Obama.

Trema la Turchia

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Forti scosse di terremoto in Turchia. La prima di magnitudo 5.7 ha colpito Istanbul. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Anadolu. Secondo il sito del quotidiano ’Sabah’, la scossa ha provocato "momenti di panico" in città ma non avrebbe provocato vittime né danni. Un’altra, di magnitudo 4.1, è stata registrata 25 minuti dopo la prima. Secondo ’Sabah’ sono continue le scosse di assestamento.
Il governatore provinciale, Ali Yerlikaya, ha annunciato che tutte le scuole resteranno chiuse per il resto del giorno, mentre l’Afad, l’agenzia governativa turca analoga alla protezione civile, ha invitato i cittadini a non recarsi negli edifici danneggiati.

L’Osservatorio Kandilli e l’Istituto di ricerca sui terremoti hanno localizzato l’epicentro della prima scossa a una profondità di 12,4 chilometri nel Mar di Marmara, a sud di Silivri, comune della provincia di Istanbul a circa 70 chilometri dal centro della metropoli. Secondo l’Afad, l’agenzia governativa turca analoga alla protezione civile, l’epicentro è stato localizzato invece a una profondità di sette chilometri. Poche ore prima a Istanbul era stata registrata una lieve scossa di magnitudo 2.9.

Due giorni fa un terremoto di magnitudo 4.7 era stato registrato nella provincia della metropoli sul Bosforo ma non aveva provocato vittime o danni.

Francia, incendio in impianto chimico ad alto rischio

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Un vasto incendio è divampato questa notte, intorno alle tre, in un impianto chimico della società Lubrizol, a Rouen, in Francia. L’impianto è classificato "Seveso", sulla base della direttiva europea che impone agli stati membri di identificare i propri siti a rischio. Non si ha ancora notizia delle cause che hanno provocato le fiamme che, insieme al fumo, sono visibili a chilometri di distanza. Un grande numero di vigili del fuoco sono impegnati per domare l’incendio, mentre sui social media testimoni riportarno di aver sentito delle esplosioni.

La prefettura di Seine-Maritime come misura precauzionale ha deciso di limitare l’accesso della popolazione in un perimetro di 500 metri dall’impianto e la chiusura delle scuole di tutti livelli di Rouen. Pur sottolineando che le prime analisi condotte non hanno riscontrato "tossicità nelle principali molecole" del fumo sprigionato dall’incendio, la prefettura ha esortato la popolazione "a limitare le uscite allo stretto necessario".

Il ministro dell’Interno francese, Christophe Castaner, ha dichiarato che "non vi sono elementi che permettono di pensare che vi siano rischi legati al fumo". "Non bisogna farsi prendere dal panico per questa situazione, ma bisogna esercitare una grande prudenza", ha aggiunto il ministro riferendosi alle misure adottate dalla prefettura della Normandia che ha invitato gli abitanti di 12 comuni intorno a Rouen a rimanere a casa, limitando le uscite "allo stretto necessario".

Redazione

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