Moria di pesci in Giappone a causa di pesticidi

I neonicotinoidi, un pericolo per la catena alimentare

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Un recente studio pubblicato sulla rivista Science, condotto da un’equipe di ricercatori dell’università di Tokyo con a capo Masumi Yamamuro, illustra come i neonicotinoidi agiscano in maniera distruttiva sulle specie ittiche, portando come esempio il lago giapponese di Shinji.

Infatti, nel 1993, in quella zona del Giappone, i risicoltori iniziarono a utilizzare l’imidacloprid. Questo insetticida ridusse drasticamente lo zooplancton, insieme di organismi animali alla base della catena alimentare, con conseguente diminuzione dell’anguilla e dell’osmero, che a loro volta si cibano di essi per la loro sopravvivenza.

Un’analisi approfondita del caso dello Shinji ha offerto ai ricercatori l’opportunità di delineare i rischi corsi dall’uomo nell’utilizzo di pesticidi come i neonicotinoidi negli ecosistemi acquatici, con conseguenti danni alla catena alimentare. Ne è emerso che lo zooplancton, dagli anni ‘90 in poi, è diminuito del 83%.

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I dati sono allarmanti, ma non si è fatta attendere la risposta della Bayer Crop Science, una delle maggiori aziende produttrici di neonicotinoidi, la quale, tramite suoi portavoce, ha affermato che non è del tutto dimostrabile una correlazione tra l’uso dei pesticidi e la crisi del mercato ittico, asserendo che gli ecosistemi sono mutevoli e i fattori che causano la scomparsa di alcune specie possono essere diversi, anche ambientali e di adattamento.

Altri studiosi, però, non concordano affatto con l’evidente linea difensiva della Bayer, perché a loro avviso, a parte l’utilizzo di pesticidi, nel corso degli ultimi due decenni nessun altro fattore ha avuto un impatto così devastante sugli ecosistemi acquatici.

Il problema dei neonicotinoidi resta comunque di attuale importanza, perché essi danneggiano gli ecosistemi e la catena alimentare. In Giappone vengono utilizzati anche per le coltivazioni del riso. E a questo esempio si aggancia lo studio della Yamamuro nell’analizzare il caso dello Shinji, perché il medesimo fenomeno si è verificato in altre zone lagunose e dalle acque salmastre, in particolare quelle dove si coltiva il riso. Inoltre, la stessa ricercatrice aggiunge che i neonicotinoidi impattano sull’ambiente in modo globale per la loro solubilità in acqua.

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I neonicotinoidi furono prodotti a partire dagli anni ‘90 perché ritenuti meno mortali rispetto ad altre sostanze chimiche utilizzate fino ad allora. Agiscono inibendo il sistema nervoso degli insetti, e dunque uccidendoli. È lampante il caso delle api, insetti utili all’impollinazione delle colture, la cui grande moria in paesi come il Brasile sta provocando ingenti danni al settore agricolo.

Molti pesticidi sono stati vietati dall’Unione Europea, ma secondo alcuni ricercatori, prima di autorizzarne l’uso con tanta leggerezza, bisognerebbe calcolare non solo i rischi a breve termine, bensì anche quelli a medio termine che costituiscono un pericolo per la catena alimentare. Inoltre, per quanto riguarda le colture, occorre trovare delle alternative non chimiche ai pesticidi, come coltivazioni multiple o colture di copertura. Ad oggi l’unica strada percorribile è quella di una produzione sostenibile di cibo, che riduca l’impatto ambientale sui diversi ecosistemi presenti sul nostro pianeta.

Francesco Ambrosio

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