Metro, il miracolo a quattro zampe

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Qualche giorno fa, sul sito della BBC è comparsa una notizia, di quelle che per chi, come me, ama gli animali, è un vero toccasana per l’anima. Forse è vero che un destino è segnato per ogni essere vivente, pur se, per attuarsi, va aiutato. Vi racconto la storia: riguarda un cavallo da corsa, per molti anni campione, fulmineo al punto di essere soprannominato “Meteora”. Tra i suoi trofei, anche il prestigioso “Belmont Park”, un premio che vale 300mila dollari. La pensione per lui era scattata nel 2009, quando, per gravi problemi reumatici alle ginocchia, non era più in grado di competere. Per esemplari del genere, il destino è segnato.

La prima luce nella vita di Metro – questo è il suo nome – si accende quando incontra i Krajewski, Ron e signora, che decidono di acquistarlo per dargli una seconda possibilità. I problemi del cavallo erano però peggiori di quanto si potesse immaginare, tanto da rendere vana ogni speranza di cura. Ma è qui che si accende una seconda luce: Ron si era reso conto che Metro amava raccogliere con la bocca diversi oggetti per giocarci e volendo passare quanto più tempo possibile con lui, gli si metteva a dipingere accanto. Ron è un bravo artista. “Mi sono chiesto se sarei mai riuscito a convincerlo a prendere in bocca un pennello. Beh, non solo l’ha fatto, ma ha anche iniziato a muoverlo sulla tela”.

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E indovinate cosa è successo? Metro è diventato presto famoso e con la sua carriera di pittore novello non solo ha salvato sé stesso, ma molti altri ex corridori. I Krajewski hanno venduto decine di suoi quadri e impiegato i soldi raccolti in una cura sperimentale molto costosa.

“Vendiamo una o due tele a settimana – ha detto Ron -. La metà dei proventi la doniamo in beneficienza a un’organizzazione che si occupa degli ex cavalli da corsa: fino ad oggi ne abbiamo salvati almeno 60”.

Non è straordinario? Le favole non appartengono a mondi di fantasia. Spesso sono reali e si scrivono con l’amore. Certo, c’è un fato, come dicevamo all’inizio che sembra guidare i passi di ciascuno. Ma talvolta, siamo anche noi, con quel guizzo divino che ne dirigiamo la rotta. Metro doveva vivere per aiutare gli altri e dimostrare che un cavallo possiede un’intelligenza che spesso, come per gli altri animali, è sottovalutata. Aveva una missione e l’incontro con i Krajewski è stato provvidenziale affinché l’attuasse.

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Bello, no…?

Renata Are

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