Messico: ucciso il giornalista Jorge Miguel Armenta Ávalos, direttore del Gruppo Editoriale “El Tiempo y Medios Obson”.

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È accadutoa Ciudad Obregón, nello Stato messicano di Sonora, Messico Settentrionale.

Jorge Miguel Armenta Ávalos, direttore del Gruppo Editoriale “El Tiempo y Medios Obson”, che pubblica il quotidiano El Tiempo, il settimanale politico Ultima Palabra e il quotidiano digitale Medios Obson è stato freddato insieme a uno dei suoi uomini della scorta all’uscita da un ristorante.

Le sue guardie del corpo hanno risposto a quell’attacco armato, partito da un gruppo di sicari appostati in un furgoncino nero in sosta davanti al ristorante, spaventando il centro cittadino con una violenta sparatoria durante la quale sono stati esplosi oltre cinquanta colpi di arma da fuoco. Il giornalista e una guardia del corpo sono rimasti uccisi, l’altra guardia è in gravi condizioni.

Jorge Armenta era un personaggio di spicco del giornalismo messicano, molto noto per le sue inchieste sulla malavita e il narcotraffico.

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Il suo quotidiano El Tiempo - con versioni stampate e digitali – è uno dei più noti nello stato di Sonora.

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Per i servizi che i suoi giornali hanno sempre realizzato raccontando gli episodi di violenza legata al traffico di droga e alla dilagante corruzione politica, con troppi omicidi rimasti impuniti, Jorge Armenta aveva ricevuto diverse minacce di morte e per questa ragione stava beneficiando di un programma di protezione da parte del Governo.

Il primo “avvertimento” per il giornalista risale al gennaio 2016 quando una bomba molotov fu piazzata nella sede del portale Medios Obson e di El Tiempo e le auto dei giornalisti della testata furono date alle fiamme. L’ultimo attacco della criminalità organizzata è stato però quello decisivo.

Claudia Pavlovich Arellano, governatrice dello stato di Sonora ha dichiarato su Twitter di aver ordinato al procuratore di "avviare immediatamente un’indagine per stabilire e trovare i responsabili del riprovevole attacco ".

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Con Armenta sono tre i giornalisti uccisi dai killer della malavita messicana dall’inizio dell’anno. Gli altri due sono María Elena Ferral Hernández, colpita il 30 marzo nello Stato di Veracruz da un killer in motocicletta con otto colpi di pistola, e Víctor Fernando Alvarez Chávez rapito all’inizio di aprile e poi decapitato nello Stato di Guerrero. Dei pezzi del suo corpo sono stati rinvenuti una settimana dopo la sparizione e identificati grazie ai test del DNA.

Reporters sans Frontieres, l’organizzazione internazionale senza scopo di lucro e non governativa che tutela il diritto alla libertà di informazione e che si prefigge di promuovere il giornalismo libero, indipendente e pluralista nonché di difendere i lavoratori dei media, ricorda che più di 100 giornalisti sono stati assassinati in Messico dal 2000, di cui 10 nel 2019, stimando che circa il 92% delle morti di giornalisti rimanga impunito nel paese.

I pericoli che corre la stampa in questo Paese sono stati paragonati da RSF a quelli esistenti in zone di guerra come Siria ed Afghanistan e colloca il Messico, nel suo rapporto sulla libertà di stampa nel mondo pubblicato annualmente, al 143° posto su 180 Paesi presi in considerazione.

RSF spiega che la collusione fra funzionari pubblici e crimine organizzato costituisce una grave minaccia per la sicurezza dei giornalisti e danneggia il sistema giudiziario a tutti i livelli. Come risultato il Messico sta affondando sempre di più in una spirale di violenza e impunità cui giornalisti e gente comune cercano di reagire inscenando moti di protesta che ribadiscono la necessità di porre un freno alle barbarie perpetrate nei confronti di quella stampa che denuncia la dilagante ondata di criminalità in Messico.

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Anche la Commissione nazionale per i diritti umani (CNDH) condanna fermamente l’omicidio del giornalista Jorge Miguel Armenta Ávalos, e chiede alle autorità di indagare in modo esauriente valutando ogni possibile relazione tra quella morte e il lavoro informativo del giornalista.

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Il CNDH ribadisce inoltre la sua preoccupazione per l’assenza di azioni e strategie coordinate delle istanze dello Stato messicano volte a garantire la vita, la sicurezza e l’integrità personale dei giornalisti, denunciando che tali aggressioni costituiscono un ostacolo che inibisce il pieno esercizio del diritto a libertà di espressione del Paese.

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Allo stesso tempo promette di osservare da vicino l’evoluzione degli eventi e le indagini condotte dalle autorità competenti per trovare i responsabili di quest’ultimo assassinio, che spera non rimangano impuniti.

È quello che si augurano tutti, nel frattempo l’omicidio dei giornalisti è in aumento.

Gianmatteo Ercolino

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