Manomette il paracadute dell’amica per gelosia e la fa precipitare

Dieci anni dopo la condanna potrà tornare libera

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Dopo quasi dieci anni, si riaccendono i riflettori su una storia tragicamente popolare che sconvolse il Belgio: l’assassinio di Els Van Doren.

La condanna stabilita per Els Clottemans, amica e assassina della vittima, fu fissata in trent’anni di carcere, considerate tutte le aggravanti della situazione, compresa quella della premeditazione.

In questi giorni, a meno di dieci anni dalla sentenza, l’omicida potrà chiedere la libertà condizionata.

Così stabilisce il codice penale del Belgio per i criminali che non hanno precedenti, e non fa differenza che questo sia stato il caso più discusso degli anni Duemila per la sua efferatezza. Un delitto ai limiti della realtà per modo di esecuzione. Una rete di segreti inconfessabili sullo sfondo.

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Ripercorriamone i tratti salienti.

Il cielo era limpido quella mattina del 18 novembre 2006. Nessuna nuvola all’orizzonte a indicare un presagio.

Els Van Doren ed Els Clottemans sono su un aereo decollato dall’aerodromo di Zwartberg, tra Aversa e Liegi, insieme a nove paracadutisti, un gruppo addestrato da Marcel Somers.

Programmano di realizzare la figura della stella ma quando il portellone si apre e si lanciano nel vuoto qualcosa non funziona: il paracadute di Els Van Doren non si apre.

La donna, paracadutista esperta, non si lascia sopraffare dalla paura e con tutta la lucidità di cui è capace prova ad azionare il paracadute di riserva, ma nemmeno quest’ultimo risponde. Sul volto della donna, ripreso dalla telecamera posizionata sul casco, si legge tutto il terrore di quegli ultimi istanti.

Els precipita dal vuoto in un giardino privato.

La proprietaria di casa, intenta a stendere il bucato, racconta di aver sentito un sibilo. Il tempo di voltarsi e davanti ai suoi occhi si presenta una scena terrificante: braccia e gambe umane che sporgono da un cespuglio.

In preda all’orrore la donna urla. Si ferma quando vede arrivare qualcuno. Si tratta di Marcel Somers, l’istruttore paracadutista.

L’uomo si avvicina lentamente, s’immagina tutto. Sa già che Els Van Doren è morta.

La passione di Els per il paracadutismo è forte, la coltiva insieme al marito, ma quando il marito, dopo alcuni anni non se la sente più di praticarla lei continua comunque con il gruppo sportivo cui è legata da molti anni.

Il gruppo si ritrova quasi ogni sabato sera nel club sportivo di Zwartberg per pianificare le uscite e i lanci e durante quegli scambi, pian piano tra Els e Marcel, l’istruttore, nasce una relazione.

Approfitteranno di quelle serate al club per stare insieme e spesso passeranno le loro notti d’amore nella casa di lui, a Zurigo.

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Sembra che nulla turbi quel rapporto, che niente possa alterare quegli equilibri raggiunti. La donna appagherà ogni bisogno di Marcel mentre continuerà contemporaneamente ad essere una moglie ed una madre affettuosa.

È così che la ricordano i parenti e gli amici.

Non è facile intuire cosa abbia spinto l’intraprendente Marcel a instaurare una seconda relazione con Els Clottemas, la migliore amica di Els Van Dooren, forse un semplice capriccio. Di certo la sua passione per la prima Els lo infuocava ancora al punto da mettere subito in chiaro con la seconda Els, la sua posizione: «La mia donna è lei, tu per me sei la numero due. Questi sono i patti, se non ti va bene puoi andartene».

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La soprannomina Babs, per distinguerla dalla prima, per non confondersi. Fissare quegli incontri clandestini richiede una certa organizzazione ma, in linea di massima, Marcel riserva il sabato all’amante numero uno e il venerdì sera all’amante numero due.

È proprio un venerdì sera che la prima Els, ignara della nuova relazione dell’istruttore, arriva all’improvviso a casa sua. Marcel ed Els sono in salotto. Fin qui niente di strano, i tre sono amici.

Cenano insieme, poi Marcel chiede a Els numero uno di seguirlo nella stanza da letto lasciando l’amante numero due da sola nel soggiorno. La stessa stanza dove stava il paracadute sabotato.

La mattina seguente Els Van Dooren muore.

La polizia, prontamente accorsa sul luogo dell’incidente, comincia a elaborare diverse teorie tra cui anche un probabile suicidio ma questa ipotesi viene dissolta quando si scopre che le cordicelle del paracadute sono state tagliate.

Il caso comincia ad assumere dei contorni più marcati. Di certo si è trattato di un sabotaggio: un paracadute non si può manomettere facilmente, per farlo occorrono mani esperte.

I primi sospetti cadono sul marito della donna Jan de Wilde e sull’istruttore, Marcel Somer. Sarà quest’ultimo ad aprire nuovi scenari raccontando della relazione con le due donne.

Il marito di Els stenta a credere.

Sostiene di non avere mai nutrito il benché minimo sospetto sull’onestà della moglie e che comunque, a prescindere, quella morte lo addolora profondamente. «Siamo stati insieme per vent’anni, non avrei mai immaginato che mi tradisse. Ma anche adesso, nonostante tutto, ho un grande rispetto per lei. Ci manca da morire» è stata la sua prima reazione. Els e Jan avevano due figli. Una vita, apparentemente tranquilla che offriva all’esterno un tenero quadretto familiare, così racconta il marito, ma probabilmente per Els, qualche mancanza in quel rapporto doveva pur esserci, carenza che colmava Marcel, l’istruttore.

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La polizia è disorientata fin quando non arrivano nuovi indizi.

Sarà proprio lei Els, Babs ad agevolare le indagini recandosi spontaneamente negli uffici della polizia per raccontare di essersi smarrita in una stradina di campagna e di avere, all’improvviso, visto su di un albero il paracadute estrattore, la piccola calotta che viene espulsa per prima dalla custodia, provocando l’apertura del paracadute principale.

Com’era possibile notare un oggetto così piccolo posto a un’altezza di quattordici metri? Per la polizia sarebbe stato impossibile notarlo peraltro mentre la donna era alla guida dell’auto.

I sospetti si focalizzano su di lei.

I primi evidenti di squilibrio della Clottemans si manifestano durante il funerale dell’amica.

I parenti della vittima la bloccano mentre chiede di leggere un ricordo della vittima pieno di insulti e volgarità.

Più volte Els, Babs è interrogata dalla polizia, ma non ammette la propria colpevolezza. Alla vigilia di un nuovo interrogatorio in Procura, Babs tenta il suicidio. Lascia una lettera: «Voglio raggiungere la mia amica». Quando si risveglia in ospedale, è in stato di arresto.

La Clottermans ancora non ammette la sua colpevolezza.

L’unica cosa che confessa è di essere stata lei l’autrice delle tante lettere anonime nelle quali chiedeva sostanzialmente alla sua amica di lasciare Marcel. Si tratta di un’ammissione importante poiché non esistevano prove certe che quelle lettere le avesse inviate lei.

Els per scriverle usava i guanti e applicava il francobollo con l’acqua e non con la saliva, che avrebbe potuto consentire di scoprire il Dna.

Il processo si celebra soltanto nell’ottobre 2010.

Per accogliere il corteo dei giornalisti arrivati da mezza Europa, il piccolo tribunale di Togneren apre un’aula supplementare.

La gente si raduna in piazza per chiedere l’assoluzione di Els Clottemans, 22 anni, maestra elementare. In molti la conoscono bene, sanno che ha avuto un’infanzia molto difficile e un’adolescenza ancora più complicata dopo la morte del padre, ma accanto a loro ci sono anche i colpevolisti.

Babs è ingrassata, sembra distaccata da tutto. Continua a ripetere:

«Non l’ho uccisa io. Sapevo che per Marcel ero la numero due ma per me non era un problema, non ho mai pensato di prendere il posto di Els».

Il referto dei tre psichiatri consulenti della Procura, incaricati del caso la descrivono come «una personalità profondamente psicopatica e un pericolo per la società».

Per gli specialisti, Els è vittima del complesso di Elettra, versione femminile di quello di Edipo: avrebbe trasferito in Els e Marcel, molto più grandi di lei, una proiezione dei genitori, e quindi deciso di eliminare la madre per conquistare le attenzioni del padre.

I consulenti della difesa dicono di lei: «L’imputata è una figura border line, ai limiti della psicosi …».

Quattro ore di Consiglio bastano ai dodici giurati per arrivare al verdetto di condanna ed il caso sembra risolto ma in realtà, sono ancora troppi i dubbi che aleggiano intorno al caso, dubbi che proprio in prossimità della scarcerazione di Els riemergono.

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All’epoca dei fatti il quotidiano “Le Soir” inviò il suo giornalista Marc Met de Penninghen, per seguire il processo. A distanza di anni l’inviato solleva oggi, qualche dubbio sulla colpevolezza di Els Clotteman.

“Els Clottemans, l’amante sgradevole, invidiosa e mentalmente disturbata, era la sospettata ideale. La procura però in aula ha portato soltanto indizi e supposizioni, nessuna prova materiale: niente impronte digitali né testimoni oculari, nessuna traccia di Dna. Potrebbe essere stata lei, oppure qualcun altro. E secondo me, Els Van Doren è stata uccisa con un piano troppo raffinato e spregiudicato perché sia stato opera di una ventenne con gravi problemi psichiatrici».

Il giornalista dichiara di rispettare la sentenza del Tribunale ma ritiene suo dovere dire quello che pensa.

Negli anni trascorsi in prigione Els Clotemann ha continuato a dichiararsi innocente.

I figli di Els Van Doren sono diventati adulti, Marcel ha smesso di fare paracadutismo e chissà, probabilmente qualche assassino potrebbe averla fatta franca, continuando a vivere la sua vita come se niente fosse.

Gianmatteo Ercolino

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