MOSCA: DURO COLPO A PUTIN

Le elezioni locali della Duma hanno mostrato un indebolimento senza precedenti del presidente russo. Cosa sta cambiando in Russia?

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Il potere a Mosca rimane saldo nelle mani di Putin, ma molto meno che in passato. È questo il riscontro uscito dalle urne delle elezioni locali della Duma, dove l’affluenza è stata bassissima dopo le lunghe settimane di scontri e proteste causate dall’esclusione giudiziale della stragrande maggioranza dei candidati di opposizione. Nonostante gli enormi sforzi governativi per mettere a tacere le critiche, Russia Unita ha perso un terzo dei seggi, ritrovandosi con una maggioranza risicata di 25/45, contro i 40 seggi precedenti (da segnalare un ottimo risultato dei comunisti, che ottengono 14 seggi). È pur vero che buona parte dell’opposizione è considerata “di sistema”, sottomessa al volere di Putin in uno Stato che è l’ideal-tipo delle democrazie fasulle. Proprio per questo non sono tanto importanti i risultati in sé per sé (il Cremlino ha ottenuto tutte le 16 poltrone da governatore in palio), quanto i dati più reali e meno manipolabili, come, appunto l’affluenza. Il fatto che a mezzogiorno solo il 5% degli elettori moscoviti si fosse recato alle urne è indicativo di un’insofferenza endemica verso il potere ventennale di Putin. Si sommi il fatto che molti candidati filogovernativi si sono dovuti candidare come indipendenti per distanziare il proprio nome da quello del partito e si capisce che in Russia qualcosa sta cambiando. Se al principale oppositore di Putin, Alexei Navalny, fosse stato permesso di candidarsi, per Russia Unita la situazione sarebbe divenuta davvero difficile, e la maggioranza alla Duma sarebbe stata seriamente a rischio.

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Che sia merito delle nuove generazioni emergenti? Di una globalizzazione che comunque, insieme ai suoi mille difetti, porta una maggiore consapevolezza sull’importanza dei diritti e della democrazia? Forse un insieme delle due cose. Da tempo, infatti, il regime di Putin è letteralmente terrorizzato dagli esponenti della cultura di massa critici contro il governo, tra cui molti seguiti da giovani e giovanissimi. Ne sono un esempio le “Pussy Riot”, showgirls più volte arrestate per i loro testi considerati eversivi, ma non solo. Diversi rapper russi si sono visti negare senza preavviso l’accesso ai luoghi dove avrebbero dovuto tenere i concerti. Alcuni di loro, per questo, hanno improvvisato esibizioni in strada, magari usando il tettuccio di un’automobile come palco. È il caso di Husky (Dmitrij Kuznetsov), arrestato a novembre dello scorso anno in queste circostanze. Il suo arresto, però, fu un clamoroso autogol per il governo, che, davanti all’indignazione popolare generalizzata per una simile repressione, dovette fare dietrofront e liberare il ragazzo. La Russia è un grande Paese che però, purtroppo, non ha mai sperimentato una vera e propria democrazia, cosa che gli ha impedito di progredire realmente sul piano sociale. La povertà e la depressione sono ancora dilaganti, e questo è un male per tutto il mondo, vista l’importanza del Paese. Per la prima volta dalla caduta dell’orrendo regime sovietico, però, si intravede una luce in fondo al tunnel. L’uscita da questo tunnel probabilmente non potrà avvenire tramite regolari elezioni, che saranno sempre truccate, ma con la mobilitazione della società civile: reale, crescente, inarrestabile.

Giulio Negri

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