MISSILI FRANCESI IN LIBIA

L’INCHIESTA SHOCK DEL NEW YORK TIMES FA TREMARE L’ELISEO

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Encore et encore, i proclami dei governanti internazionali si ritrovano a cozzare con la dura realtà dei fatti. È stato il New York Times a fare luce sulla vicenda. Nell’inchiesta esclusiva pubblicata martedì dal quotidiano americano, sulla scorta dell’indagine compiuta dal Dipartimento di Stato USA, si fa riferimento ai quattro missili anticarro ritrovati lo scorso giugno nella città libica di Gheryan, centro di comando per le azioni di Haftar su Tripoli che finora - stando alle stime ufficiali dalle Nazioni Unite - hanno causato oltre 1000 vittime, compresi un centinaio di civili. Prodotti dalla Lockheed-Martin Corporation (azienda statunitense che solo lo scorso anno ha avuto delle entrate di circa circa 50 miliardi di dollari), gli FGM-148 Javelin costano più di 170 mila dollari l’uno e vengono venduti dagli Usa solo a Paesi alleati, vietandone la cessione a Paesi terzi. Nel 2010 la Francia aveva ordinato a Washington fino a 260 di queste armi micidiali, indicate per mezzi blindati ma anche per elicotteri leggeri. Sulla questione, il Dipartimento di Stato americano ha avuto una riunione con le commissioni di Camera e Senato confermando le conclusioni della propria inchiesta, ossia che i missili trovati in Libia erano proprio quelli venduti alla Francia, sulla base dei numeri di serie e altre informazioni. Una fonte militare francese, ha rivelato ancora il New York Times, aveva affermato che i missili, già inutilizzabili perché danneggiati, erano stati stoccati temporaneamente in un magazzino in attesa di essere smantellati e non trasferiti alle milizie locali.

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Come facevano, allora, a trovarsi lì? Le forze speciali francesi impegnate negli ultimi anni in Libia, infatti, hanno operato sempre nella parte orientale del paese, nella regione della Cirenaica controllata dal generale, lontanissimo dalla città di Gheryan, che invece si trova in Tripolitania, territorio controllato dal governo internazionalmente riconosciuto di Fayez al-Serraj. Il consigliere del ministro della Difesa francese, parlando con lo stesso New York Times, ha sostenuto che i missili Javelin furono usati dalle forze francesi impegnate in Libia in operazioni di intelligence e antiterrorismo. L’unica missione di terra dei francesi, però, si è tenuta nel 2015, quando furono inviate forze speciali per aiutare le milizie filo-Haftar nello scontro con lo Stato Islamico nella città di Bengasi, a 700 chilometri di distanza dal luogo del ritrovamento. La scoperta non è rilevante solo per ragioni politiche interne all’Unione Europea (e sul ruolo di quest’ultima nel percorso di pacificazione del Paese) ma anche perché potrebbe implicare una violazione dell’embargo sulla vendita di armi in Libia imposto dall’ONU. Negli ultimi anni le violazioni all’embargo sono state numerose, perché diversi paesi stranieri, soprattutto mediorientali (Arabia Saudita in primis), hanno sostenuto l’una o l’altra parte del conflitto vendendo armi alle varie fazioni; finora, però, la Francia non era stata coinvolta in queste accuse. Parigi è tra i principali sostenitori dell’uomo forte della Cirenaica, sebbene abbia sempre negato di assisterlo sul campo di battaglia.

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Mentre la vicenda provoca imbarazzo all’interno dell’Eliseo, il ministro dell’Interno italiano e vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, ha dichiarato: “Sarebbe un fatto gravissimo, chiederemo spiegazioni: dobbiamo lavorare tutti insieme per pacificare la Libia, non per armare gruppi che poi attaccano obiettivi civili”.

Lorenzo Pisicoli

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