MILANO FASHION WEEK

SPRING-SUMMER 2018

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Finalmente dopo tanto viaggiare tra New York e Londra la moda sbarca a Milano, la città che a pari merito con Parigi, è leader nel dettare tendenze, tormentoni e quello che effettivamente ci sarà nel nostro guardaroba.

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Si è appena conclusa la fashion week milanese (20-25 settembre) lasciando in tutti gli addetti ai lavori, buyers e fashion editor, una unanime sensazione che la moda vera e i grandi designer passano dal bel paese. Le sfilate più belle e spettacolari si sono svolte a Milano e a dispetto delle precedenti fashion week non sono mancate le emozioni, la creatività e la bellezza che contraddistingue il made in Italy. Sarà un arduo compito quello che attende Parigi e la sua settimana della moda, quello di far “dimenticare” le passerelle delle maison italiane. Si dice che Milano non sia mai stata una città della moda intellettuale, a quello ci pensa Parigi, e nemmeno una città della moda di decostruzione dei codici, a quello ci pensa Londra, ma a mio parere è la città della moda fatta da grandi artigiani, dei tessuti preziosi e della maggiore corrispondenza tra passerella e street style. Milano è la città (aspettando Parigi) che ha meglio interpretato i tempi caotici che stiamo vivendo anche fosse solo per aver portato in scena una pulizia visiva e trend ben definiti. Perché in definitiva saranno solo “vestiti”, ma quei vestiti alleviano la nostra vita, ci danno protezione, dichiarano quello che vogliamo e quello di cui abbiamo bisogno in quel momento per diventare il giorno dopo l’esatto contrario.

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Potrà sembrare di parte, ma la sfilata più bella che ha catalizzato su di se tutti i riflettori è stata la sfilata di Versace. La collezione disegnata da Donatella Versace è stata un tributo a suo fratello Gianni a vent’anni dalla sua morte nella quale Donatella ha riaperto gli archivi storici della maison reinterpretando i capi e le stampe iconiche inventate da Gianni Versace. E’ stato un tuffo al cuore, avevo la sensazione fortissima che a fine sfilata avrei visto Gianni Versace affacciarsi timidamente e salutare il pubblico che lo acclamava come sempre, come se quel maledetto giorno in cui ti hanno portato via non ci fosse mai stato.

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La sfilata è terminata con Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Cindy Crawford, Carla Bruni e Helena Christensen (mancava solo la camaleontica Linda Evangelista…la mia preferita!) le modelle che diventarono top e celebri grazie all’intuizione di Gianni Versace che hanno calcato la passerella fasciate in abiti di maglia metallica dorata accompagnate dalla voce di George Michael (cantante prediletto da Versace) e della sua Freedom. In batter d’occhi siamo stati catapultati nei mitici anni novanta e osservandole sfilare in passerella, oggi come ieri, è evidente che le top sono ancora loro e non c’è né per nessuna!

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Altra sfilata che ha destato molta emozione è stata quella della maison Biagiotti che ha visto il debutto di Lavinia Biagiotti come designer prendendo il posto di sua madre Laura da pochi mesi scomparsa. A fine sfilata visibilmente emozionata è apparsa in total white e con al collo le forbici personali di sua madre. Acclamata e circondata dall’affetto delle tante amiche di sua madre, tra cui Romina Power arrivata apposta dall’America, che sono venute a sostenerla nell’ardua impresa di continuare nel segno dell’eleganza e dello stile che hanno da sempre contraddistinto le collezioni della regina del chachemire e del total white.

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Per la sua collezione Lavinia ha detto di ispirarsi all’ultima parola che gli ha detto sua madre: “felicità” ed è quello che intende trasmettere con i suoi abiti candidi che hanno sempre come scopo principale quello di valorizzare la silhouette della donna e non di mortificarla. Bellissima la maglieria che è nel Dna della maison , i pantaloni fluidi e gli abiti candidi e soffici come una nuvola.

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La maison Dolce&Gabbana intitola la sua collezione “Regina di cuori” ispirata al mondo delle carte da gioco, perché come afferma Stefano Gabbana: “tutte le donne sono delle regine e tali devono sentirsi nei loro abiti”. E’ una donna passionaria quella pensata da Domenico Dolce e Stefano Gabbana che non teme di indossare guepiére, reggiseni e culotte a vista, è un tripudio di pizzo soprattutto per i tailleur, di stampe coloratissime, di pigiami con stampe floreali e di lunghe vestaglie dove sono stampate le carte da gioco. Molto del mondo Dolce&Gabbana è racchiuso in questa collezione che come è stato per Versace sembra essere ritornati negli anni novanta, gli anni, senza dubbio, più creativi per il made in Italy.

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Il filo che lega i due stilisti al sud della nostra penisola non si spezza, ma si consolida con l’ultima campagna pubblicitaria ambientata nel vicoli della città di Bari. Protagoniste sono le modelle e figlie dell’attore Sylvester Stallone, Sistine e Sophia che si destreggiano tra le donne baresi intente nella sublime arte delle orecchiette fatte a mano.

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La maison più amata dai millennials continua nel solco già tracciato ed è un successo, sia per i fashion editor che per i suoi affezionati clienti, sintetizzando si può affermare: che Gucci fa Gucci e non sbaglia. In Via Mecenate 77 al Gucci Hub sono arrivati in tantissimi per assistere alla sfilata più attesa di tutta la fashion week intitolata Hypnotism. Grazie al designer Alessandro Michele la maison ha raggiunto vendite inaspettate arrivando a conquistare il pubblico internazionale e portando l’antica maison fiorentina alla vetta dell’olimpo fashion mondiale. Alessandro Michele è diventato un vero e proprio guru della moda, sono moltissime le star che si affidano ai suoi consigli e il suo tratto distintivo è il mix and match, che se a volte può apparire azzardato funziona benissimo tra i millennials e le vendite lo dimostrano, come pure Instagram che ha decretato la maison quella che ha ottenuto più interazioni durante la sfilata arrivando a picchi di cinque milioni di interazioni. Come al solito sfilano in passerella outfit irriverenti, eccentrici dove tutto sta bene con tutto, mescolando capi classici con capi decisamente più sporty, il tutto accompagnato da colori decisi e brillanti. La donna Gucci certo non vuol passare inosservata, oggi come ieri e nel futuro prossimo.

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Prada ha portato in passerella delle donne combattive come le ha definite la stessa Miuccia Prada, donne con le gonne, ma con le scarpe basse, maschili, ma con la camicia dalla scollatura abissale. Vanno in passerella abiti dalle linee oversize, pantaloni a sigaretta, eleganti pencil skirt, l’omaggio al mondo pop è evidente anche per i colori energici usati. Immancabili i calzettoni sotto il ginocchio, le scarpe basse e a punta, unica concessione il tacco kitten heels. La donna che sceglie di vestire Prada è una donna sicura di se, ironica, fuori da ogni schema formale e che ama stratificare i suoi outfit.

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La sfilata più stravagante che ha lasciato tutti a bocca aperta è stata senz’altro quella della maison Moschino disegnata dal designer più visionario del momento: Jeremy Scott. L’ispirazione arriva ancora dal mondo dei cartoon come per le precedenti collezioni, non a caso la collezione è intitolata: my little pony by Moschino, ma per la prossima primavera-estate la donna Moschino sarà essenzialmente flowers, non solo nelle stampe, ma anche nei volumi.

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Tutta un’altra storia si racconta sulla passerella di Giorgio Armani che porta in scena una donna sofisticata, unica ed impeccabile nei suoi outfit, attraverso il suo mood riconoscibilissimo. Bellissime le stampe floreali dai toni pastello molto usati in questa collezione come: il rosa, il lavanda contrapposti al rosso, al grigio e al verde brillante. Le gonne più belle sono a portafoglio, molti i completi bermuda rese chic dai tessuti preziosi o dalle stampe ricercate. Armani come Gucci fa Armani e per chi lo ama è una rassicurazione.

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Concludo con la sfilata di Cavalli che dopo varie fashion week saltate, causa grave e difficile ristrutturazione, ritorna a sfilare con un nuovo designer: Paul Surridge chiamato a creare una collezione in poche settimane, ma che si è dimostrato all’altezza dell’arduo compito. Lo stesso Roberto Cavalli, visibilmente emozionato, lo ha abbracciato a fine sfilata tra gli applausi generali, il designer non dimentico della storia del brand ha disegnato una collezione sensuale, ma pulita, l’animalier tanto caro al fondatore viene somministrato a piccole dosi, meglio la più chic stampa zebrata, oggi nasce l’esigenza della tinta unita, del bianco e nero, via le decorazioni barocche ei tacchi vertiginosi. La donna Cavalli cambia pelle e si adatta ai tempi che viviamo, non c’è più posto per le party girls degli anni novanta che tanto bene ha saputo vestire Roberto Cavalli. Così con la benedizione del fondatore si inaugura la nuova era del brand Cavalli, con l’auspicio che Paul Surridge sia per Cavalli quello che è stato Alessandro Michele per Gucci.

Tirando le somme di questa settimana della moda milanese la sensazione è quella di un forte ritorno al passato per quasi tutte le collezioni soprattutto agli anni novanta, vedremo se questo mood nostalgico sarà anche il fil rouge della fashion week parigina, ma di una cosa sono certissima anche per la prossima primavera-estate continua il trend del metallico, uno su tutti: l’argento anche in total look come visto sulle passerelle di Chanel, Dior e Yves Saint Laurent.

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Quindi niente sensi di colpa se per quest’inverno avete in mente di acquistare una giacca, una gonna o un bel paio di stivali silver non esitate, sarà un acquisto furbo che vi porterete con voi sino alla bella stagione. Un must have per quest’inverno, ma anche per la prossima stagione…parola di fashion addicted!

T. Velvet

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