MIGRANTI E IL “MODELLO MILANO”

Il protocollo per l’accoglienza diffusa dei migranti, firmato dai sindaci lombardi, garantisce accoglienza, controlli e sicurezza

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Ha avuto una lunga e travagliata gestazione, ma alla fine il protocollo per l’accoglienza diffusa dei migranti ha visto la luce: il patto per la distribuzione dei profughi sul territorio è stato sottoscritto, qualche giorno fa, alla presenza del ministro dell’Interno Marco Minniti. Settantasei sindaci su 134 della città metropolitana di Milano hanno firmato per la distribuzione dei profughi nel territorio, che prevede la suddivisione di 5065 migranti tra i vari comuni, che ora si trovano soprattutto a Milano e Bresso. Oltre 500 in più rispetto a quanti trovano spazio a Milano oggi. Troveranno casa in strutture del territorio col sostegno del terzo settore e del volontariato, il tutto con un sistema di convenzione finanziato dallo Stato. Un vero e proprio "modello Milano", come lo ha definito Minniti.

cms_6310/2m.jpgUn sistema che, secondo il ministro dell’Interno, "tiene assieme accoglienza e qualità, un progetto di accoglienza diffusa in cui ognuno si assume le sue responsabilità, una chiave dell’integrazione che permette di gestire piccoli numeri di migranti spalmati sul territorio, perché è evidente che i grandi centri d’accoglienza, difficilmente possono coniugarsi con politiche forti di integrazione".I sindaci che hanno firmato il documento, hanno, tuttavia, chiesto maggiori controlli sul territorio e dialogo con le istituzioni per i problemi che potrebbero verificarsi. Non solo, hanno chiesto certezze anche sui numeri: i migranti non dovranno crescere a dismisura e, soprattutto, hanno sottolineato che sarà un’accoglienza a termine. Uno scenario chevede raddoppiare il fronte dei Comuni impegnati a sostenere il capoluogo lombardonello sforzo di dare ospitalità ai richiedenti asilo. L’estate scorsa erano solo 40 le città della provincia a dare una mano, oggi sono raddoppiate.

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Sulle strategie sull’immigrazione, la contrapposizione politica tra sindaci (a parte qualche eccezione sono tutti di centrosinistra le amministrazioni che hanno aderito al patto) si riflette nelle divisioni tra il sindaco Giuseppe Sala e Roberto Maroni. Puntuali sono arrivate le polemiche. Fuori dalla Prefettura hanno manifestato i sindaci che non hanno aderito al protocollo, tra loro nove primi cittadini della Lega Nord pronti a fare "i blocchi stradali contro l’arrivo dei migranti"Intanto, sabato scorso, la manifestazione pro-migranti organizzata a Milano, ha richiamato circa 100mila persone, secondo quanto ha detto dal palco l’assessore alle politiche sociali del comune di Milano Pierfrancesco Majorino.

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Alla manifestazione erano presenti molti sindaci con la fascia tricolore. In testa Emma Bonino eGiuseppe Sala, davanti allo striscione con la scritta "Insieme senza muri". In particolare erano presenti tutti i sindaci dei Comuni dell’area milanese che hanno sottoscritto il protocollo per la gestione dei migranti con il ministro dell’Interno Marco Minniti e il prefetto Luciana Lamorgese, ma anche quelli provenienti da fuori provincia, come il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori. Presenti numerosi esponenti del Pd, dietro lo striscione "Milano democratica, sicura e accogliente" e numerose erano le comunità straniere, tra cui quella cinese, quella boliviana in costume tipico e quella messicana. Un evento che ancora una volta dimostra l’anima di una città che è sempre stata al centro dell’attivismo sociale e della grande apertura dei suoi cittadini. Perché se è vero che al primo posto va messa, senza se e senza ma, la coesione sociale e la sicurezza dei nostri concittadini, tuttavia, l’accoglienza è un dovere a cui un popolo, come quello italiano, non può sottrarsi. Io ci credo.

Mary Divella

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