MIGRANTI, LA MISSIONE ITALIANA VA AVANTI

Haftar accusa l’Italia di violare la sovranità della Libia, ma il governo italiano non arretra

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"Non c’è stata alcuna intesa con noi. Sarraj ha violato in modo grave gli accordi in cui si dice che mosse di questo genere vanno coordinate tra noi. Senza la nostra autorizzazione è un’invasione". Così l’uomo forte del Parlamento di Tobruk, il generale libico Khalifa Haftar, torna a parlare della missione navale italiana.

cms_6946/2.jpgAl centro della controversia sulla missione italiana resta quindi il gioco di forze ed equilibri interni alla Libia e che vede Tobruk da una parte e Tripoli dall’altra: "Sarraj ha violato in modo grave gli accordi di Parigi, dove si dice esplicitamente che mosse di questo genere vanno coordinate tra noi. Ma la violazione è anche italiana. A Roma sono corresponsabili, sanno benissimo che Sarraj non ha alcuna autorità per permettere alle vostre navi di venire nelle nostre acque territoriali", prosegue il generale Haftar, sottolineando l’esistenza di ottimi rapporti con l’Italia e la volontà di mantenerli, ma anche la ferma difesa della sovranità della Libia. Il generale Khalifa Haftar, che controlla la regione della Cirenaica, formula quindi la propria ricetta per risolvere il problema parlando al Corriere del Sera. E mette sul piatto la richiesta di 20 miliardi di dollari per addestrare le sue forze e controllare i 4.000 chilometri di confine sud della Libia. Altro che navi italiane davanti alle coste di Tripoli che non aveva digerito perché – afferma – non era al corrente dell’intesa con Roma, stretta solo dal premier Sarraj.

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Nonostante tutto, la missione navale italiana in acque libiche va avanti. E le varie dichiarazioni contro di essa da parte di alcuni esponenti libici non inficiano la cooperazione richiesta dal premier Sarraj, nonostante egli sia pesantemente sotto pressione nel suo paese. L’Italia insomma sta con Sarraj, che, del resto, dal punto di vista del diritto internazionale è l’unico ad avere potere di firma in rappresentanza del suo paese. La Farnesina infatti "ribadisce che le iniziative del programma a sostegno della Guardia Costiera libica saranno effettuate solo su espressa richiesta della stessa Guardia Costiera e del Governo libico". L’operazione navale del resto è stata auspicata anche dal nostro ministero dell’Interno che vede in essa uno strumento per combattere il traffico. La missione navale servirà anche ad evitare rapporti impropri tra trafficanti e ong impegnate per il salvataggio in mare.

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Da mesi il governo italiano sta cercando di trovare delle soluzioni per diminuire gli arrivi di migranti dalle coste del Nord Africa, finora senza successo. Ad oggi, i migranti arrivati via mare, nel 2017, sono più di 80mila, mentre nello stesso periodo del 2016 erano stati 64mila. C’è stato quindi un aumento degli arrivi del 18,7 per cento, che in numeri assoluti corrisponde a poco più di diecimila persone. Entro l’anno in Italia potrebbero arrivare più di 200mila persone, cifra già prevista dal sistema di accoglienza nazionale.

cms_6946/5.jpgSe si guarda tuttavia ai dati europei, si riscontra un’importante diminuzione degli arrivi di migranti dal 2015 a oggi. Questa drastica diminuzione è dovuta in gran parte alla chiusura della cosiddetta rotta balcanica, con il ripristino dei controlli alle frontiere di molti paese europei e la revoca delle regole di Schengen. Inoltre, i governi europei nel marzo del 2016 hanno concluso un accordo con la Turchia per fermare le traversate di migranti dalle coste turche a quelle greche. In definitiva, quindi, più che da un aumento consistente degli arrivi, la situazione di difficoltà e di pressione che il sistema di accoglienza italiano e greco si sono trovati ad affrontare nell’ultimo anno è stata provocata dal ripristino dei controlli alle frontiere interne dell’Europa e dall’inefficienza del sistema di asilo europeo e della ripartizione per quote introdotto dall’Agenda europea delle migrazioni nel 2015. Di fatto, arrestare il flusso migratorio senza gestirlo, senza spendere (miliardi di euro) in Nord Africa, è impossibile. E creare un corridoio umanitario per i rifugiati non risolverebbe la questione dei migranti economici che hanno tutto il diritto di cercare una vita migliore, ma dovrebbero comunque rivolgersi ai trafficanti. Non resta, quindi, che affidarsi al metodo che, in Italia, sta seguendo Minniti. Semplicemente perché, per ora, non ci sono alternative. Non valide, almeno.

Mary Divella

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