MACRON ALLE PRESE CON LA PRIMA (DURA) PROVA

Dopo una serie di riforme portate a termine senza particolari intoppi, Macron è in difficoltà per la riforma di Sncf

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Il presidente francese Emmanuel Macron si gioca la sua credibilità politica sulla riforma di Sncf, la società delle ferrovie dello Stato. I sindacati hanno dichiarato guerra e la Sncf ha annunciato un’adesione del 33,9%, con un livello del 77% tra i macchinisti e del 69% tra i conducenti.

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Al centro delle proteste c’è la liberalizzazione della Sncf e la modifica dello statuto dei ferrovieri. Due totem considerati intoccabili dai sindacati. Il calendario degli scioperi è stato elaborato dai quattro più potenti sindacati di categoria, Cgt-Cheminots, Unsa-ferroviaire, Sud-Rail e Cfdt-Cheminots, secondo una tecnica di sciopero definita “a movimento alternativo”: due giorni di blocco e poi tre giorni di normalità, e così via fino al 28 giugno, per un totale di 36 giornate di sciopero. Insomma, in Francia, chiunque decida di viaggiare in treno, e in particolare i pendolari che ogni giorno adoperano i treni della Sncf, dovrà farlo avendo in mente il calendario degli scioperi.

cms_8883/foto3.jpgIl processo di trasformazione sociale ed economico iniziato da Macron all’indomani della sua investitura si ritrova a un punto cruciale, dal quale dipenderà il futuro del governo. Tra le riforme più importanti ci sono quelle per cambiare la politica francese. Mercoledì 4 aprile, il primo ministro francese Edouard Philippe ha presentato le linee generali del progetto di riforma delle istituzioni promesso dal presidente Macron durante la campagna elettorale. Le misure principali – che sono anche le più contestate – prevedono una riduzione del 30 per cento del numero dei deputati e dei senatori, l’elezione del 15 per cento dei deputati con metodo proporzionale e il divieto di più di tre mandati per i funzionari eletti, con alcune eccezioni. Adottare la strategia usata in passato da Matteo Renzi per realizzare uno dei punti cardine del programma del Movimento 5 Stelle. Può essere riassunto con questa sorta di paradosso il disegno politico di EmmanuelMacron per la sua Riforma Costituzionale. Il cuore di questa sorta di “rivoluzione macroniana” è infatti il drastico taglio dei parlamentari francesi, tema che sta molto a cuore ai pentastellati, ma per far passare la sua Riforma, Macron è pronto a ricorrere anche a un Referendum proprio come fece Renzi nel 2016.

cms_8883/4.jpgAll’interno del pacchetto di riforme si parla anche della Corsica. “Conformemente agli impegni del Presidente della Repubblica, la Corsica troverà il suo posto nella nostra Costituzione”, ha affermato il primo ministro Edouard Philippe. La Corsica potrà “adattare le leggi della Repubblica alle proprie specificità insulari, ma lo farà sotto il controllo del Parlamento”.
Gli osservatori sono piuttosto divisi sulle riforme proposte dal governo. Bruno Cautrès, analista politico all’università Sciences-Po, ha dichiarato: “Emmanuel Macron ha detto fin dall’inizio ai francesi che vuole riformare le istituzioni. Il segnale che Macron sta dando è che neanche i politici sono protetti. Sta dicendo che vuole riformare le ferrovie e le pensioni, ma vuole riformare anche il mondo politico. I politici sono visti come un’élite privilegiata e lui lo sa”. Thomas Guénolé, un altro analista, ha affermato invece che le riforme presentate non sono molto incisive e che non cambieranno molto le cose.

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Di fatto, però, restando alle proteste dei ferrovieri di questi giorni, sui treni della Sncf, Macron si gioca la sua credibilità politica. Bernardo Valli, qualche giorno fa su Repubblica, definiva questa sfida “la vera prima prova di rilievo” per il presidente francese, il cui risultato “influenzerà il resto del suo mandato”. Anche perché il presidente delle riforme, il presidente “en marche” vorrebbe cambiare un carrozzone che ha accumulato quasi 50 miliardi di euro di debito e modificare il contratto di lavoro di quelle ferrovie che conservano ancora benefici inimmaginabili. Una sfida ardua con cui si deve confrontare il presidente francese, che dopo una serie di riforme portate a termine senza particolari intoppi, oggi si ritrova contro uno dei comparti più delicati del paese. Macron per il momento continua ad ostentare sicurezza. "Non vi preoccupate" ha detto dal suo feudo di Touquet, rispondendo a chi tra il pubblico gli chiedeva di "non mollare" e perseguire il suo progetto di riforma.

Intanto, la Sncf annuncia che per i prossimi giorni lo sciopero continuerà, con un treno ad alta velocità (Tgv) su sette e un treno regionale su cinque che rimarranno in deposito.

Mary Divella

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