Legge elettorale, Pd ’sposa’ il proporzionale

Governo, Di Maio: "Voto sacro, se cambi partito vai a casa" - M5S, Dario De Falco: "Vi racconto chi sono i traditori" - Pd, Zingaretti ’bacchetta’ gli alleati - Cannabis light, ira Meloni: "Norma folle"

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Legge elettorale, Pd ’sposa’ il proporzionale

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Maggioritario addio. La Direzione Pd, con l’ok unanime a Nicola Zingaretti, mette in soffitta un ’asset’ fondativo del Partito democratico e ’sposa’ il proporzionale. Corretto, per la precisione. "Chiedo un mandato per valutare una legge proporzionale a un solo turno", un "proporzionale corretto con adeguati sbarramenti, liste corte, parità di genere e l’ipotesi del voto per gli studenti fuori sede", è stata la proposta del segretario.

Il Pd accetta insomma di accantonare il maggioritario, anche per togliere dal tavolo il Rosatellum: una "legge elettorale pessima che non dà nessuna garanzia di stabilità e può portare squilibri", la definisce Zingaretti. Sul tema molti gli interventi di Direzione, a quanto viene riferito. Con un fronte ampio a favore della proposta di Zingaretti. Da Dario Franceschini ad Andrea Orlando, Matteo Orfini, Gianni Cuperlo e Dario Parrini che siede al tavolo delle riunioni di maggioranza sulla legge elettorale.

Ieri l’ultimo vertice al Senato si è chiuso con 2 modelli sul tavolo: proporzionale con soglia di sbarramento nazionale al 5 per cento e un proporzionale simil spagnolo con soglia implicita circoscrizionale. Sui due sistemi le sensibilità tra i dem sono diverse ma "sono tecnicalità. Il dato è che il Pd oggi si è spostato sul proporzionale", dice un membro della Direzione.

Per il fronte ’maggioritarista’ è intervenuta Lia Quartapelle che oggi ha firmato, insieme a Enrico Morando e Giorgio Gori, una lettera al Corriere della Sera per rilanciare il sistema dei sindaci a doppio turno. Modello sostenuto in queste settimane dal Pd al tavolo con gli alleati, ma in solitudine.

"Proporre la legge dei sindaci - ribatte Orfini - significa di fatto pensare a una riforma presidenziale. Esattamente come chiede Salvini. Penso non avrebbe senso. E se abbiamo fatto un governo per evitare che una minoranza avesse i pieni poteri, sarebbe assurdo oggi immaginare una legge elettorale che porta a quell’esito, a prescindere da chi vince".

Aggiunge Dario Parrini: "Sulla legge elettorale bisogna capire se accettiamo lo stato dell’arte con una legge elettorale pessima, assurda e pericolosa. Il Pd ha fatto una battaglia per il doppio turno, legge che prevede che le alleanze si dichiarino prima del voto. Se però non è possibile fare una legge elettorale, visti i numeri in Parlamento, che preveda che si dichiarino alleanze prima del voto, almeno dobbiamo evitare - ha sottolineato - che si faccia una legge elettorale che impedisca dopo il voto la formazione di maggioranze stabili". Questa sarà la posizione con cui il Pd andrà ai prossimi incontri, compreso quello in settimana con le opposizioni.

Quanto ai temi di governo, diversi interventi in Direzione hanno sollecitato un ’orecchio’ attento alle piazze, dalle Sardine a quella del mondo del lavoro martedì scorso in piazza Santi Apostoli. Dice Maurizio Martina: quelle piazze "pongono al Pd prima di tutto il compito di muoversi e cambiare per accogliere queste spinte di nuova partecipazione civile". E ancora Piero Fassino: "Non possiamo affidare tutto al governo. Appuntamenti indicati da Zingaretti nella sua relazione sono preziosi, per reggere e rilanciare profilo riformista partito".

Il riferimento è all’appuntamento annunciato dal segretario per gennaio in vista della ’verifica’ di governo: il Pd deve "iniziare l’anno politico con un appuntamento di confronto e una discussione con i gruppi dirigenti, la delegazione di governo, i gruppi parlamentari, gli amministratori per costruire la nostra proposta del 2020".

Zingaretti si è rivolto poi al premier Giuseppe Conte: "Guidi la cordata. Noi saremo leali ma la stessa lealtà la chiediamo agli alleati. Senza concessioni a chi cerca visibilità perché la pazienza conosce un limite, quello della sopportazione. Meno di questo significa camminare nel vuoto. Nessun ricatto né ultimatum ma nemmeno uno scambio, serve trasparenza di chi si assume la responsabilità". E aggiunge: "Non minaccio la crisi ma basta scaricare sulla maggioranza problemi interni ai partiti. Si deve essere alleati non avversari",

Governo, Di Maio: "Voto sacro, se cambi partito vai a casa"

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"Ormai è diventato un crimine parlare del vincolo di mandato, se tu parli del fatto che un politico che viene eletto deve finire il suo mandato nella forza politica in cui è stato eletto ti dicono che sei antidemocratico, che sei un dittatore. Noi abbiamo sempre detto una cosa: che il voto è sacro e se vieni eletto e poi cambi idea e vuoi passare ad un’altra forza politica te ne vai a casa e ti fai rieleggere, non è che te ne stai lì dentro al miglior offerente". Lo ha affermato Luigi Di Maio, nel corso di un comizio a Catanzaro.

"Siamo sempre stati la terza via in Italia, non siamo stati né destra, né sinistra. Questa strada in alcuni casi ha premiato, in altri non ci ha premiato, ma non è che quando le cose non vanno bene si scappa o si cerca la scorciatoia", ha aggiunto Di Maio durante il comizio a sostegno di Francesco Aiello, candidato presidente per M5S a Catanzaro.

M5S, Dario De Falco: "Vi racconto chi sono i traditori"

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"Vi racconto chi sono i traditori che ieri hanno abbandonato il Movimento 5 Stelle per passare con quella Lega Nord a cui nello scorso governo abbiamo impedito, tra le altre porcate, di spaccare il Paese in due con il Nord sempre più ricco e il Sud sempre più povero". Inizia così il lungo post di Dario De Falco, braccio destro di Luigi Di Maio, che su Facebook racconta dell’incontro avuto con i tre senatori 5 Stelle passati alla Lega, prima che si consumasse definitivamente lo strappo. "Due senatori - scrive - sono campani, il che vista la politica secessionista della Lega rappresenta un tradimento, oltre che della forza politica che ha permesso loro di sedere in Parlamento, anche del popolo che li ha eletti, il tradimento della propria terra, della mia terra. Li ho incontrati l’altro ieri, quando si vociferava che fossero in dissenso con la politica del Movimento tanto da lasciare".

"Francesco Urraro - spiega De Falco - mi ha raccontato che il suo ’problema politico’ fosse l’entrata in vigore della nuova legge sull’interruzione dei termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado, voluta dal Movimento e da lui stesso votata un anno fa in Parlamento, per evitare che le lungaggini della Giustizia penale provochino la prescrizione dei reati. Ci aveva ripensato, non era più d’accordo e l’ho invitato ad incontrarci l’indomani per discutere del tema anche con il Ministro Bonafede, ma qualche minuto dopo esserci salutati ho capito che quello era solo un pretesto perché subito dopo in aula ha votato contro la risoluzione per bloccare l’introduzione del Mes sempre osteggiato dal Movimento".

"Nella stessa giornata si era pure astenuto sulla votazione del DL Sisma e la sera è andato a cena con la Stefani, ex ministro leghista madrina del federalismo. Non era un problema politico, è stato proprio un cambio di casacca. Il termine giornalistico per descriverlo è ’voltagabbana’", attacca l’ex capo segreteria di Di Maio.

"Per Ugo Grassi non mi dilungherò affatto. Vi basti sapere che l’ho incontrato a luglio dello scorso anno perché era critico sulle restituzioni di parte dello stipendio, così come previsto per gli eletti del Movimento, era agitatissimo e in quella circostanza piangendo mi disse che ’così non si riusciva a campare’. Gli risposi ’vai a dirlo a chi non lavora o a chi si fa il mazzo per 12 ore al giorno a 700/800 euro al mese!’. Rinsavì, ma l’epilogo di ieri lo conoscete", prosegue De Falco, che aggiunge: "In ultimo ho incontrato Stefano Lucidi, arrabbiatissimo, perché quando Luigi Di Maio è stato in Umbria, la sua regione, ’non ha scattato neppure un selfie con lui e con questo un parlamentare dimostra di non contare un caxxo!’, cosa che mi ha ripetuto dieci volte in mezz’ora. Ora di selfie se ne potrà fare quanti ne vuole con Salvini, che non fa altro da mattino a sera".

"Il Movimento - sottolinea - ha dato a queste persone, e a tutti noi, la straordinaria opportunità e l’onore di metterci a disposizione del Paese con valore e nell’esclusivo interesse collettivo, ma non è semplice, è una sfida quotidiana. E c’è chi, purtroppo, ad un certo punto, pur avendo avuto il privilegio di essere stato scelto per rappresentare questo progetto, sceglie per egoismo di lavorare per i propri interessi personali".

"Questa vicenda è non solo triste ma, permettetemi di dirlo, anche altamente diseducativa, non solo per chi nel Movimento ha sempre creduto, ma per qualunque cittadino, soprattutto i più giovani, che avrebbero bisogno, al di là del colore politico, di esempi di lealtà, sacrificio, correttezza, spirito di servizio e non di brama di potere fine a sé stesso", conclude il consigliere comunale di Pomigliano d’Arco.

Pd, Zingaretti ’bacchetta’ gli alleati

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"Non sono io ad alimentare i distinguo o a minacciare crisi, ma devo essere chiaro sulla posizione del Pd, e agli alleati dico: bisogna smetterla di scaricare sulla maggioranza i problemi interni". Nicola Zingaretti ’bacchetta’ gli alleati nel corso della Direzione del Pd. Il governo, spiega ancora, deve ora "alzare l’asticella, convincere gli italiani che siamo in grado di dare una risposta strategica ai loro problemi". Sulla manovra, tuona, "se di fronte all’impegno del Pd le altre forze della maggioranza avessero avuto analogo stile e impegno, una buona dose di polemiche ce le saremmo risparmiate e ci sarebbe stato tempo per tutti i passaggi parlamentari". No, quindi, "a ricatti, ultimatum o scambi ma trasparenza di chi assume le proprie responsabilità indicando una strada maestra per un governo che deve essere tale". "Non sono un esperto - continua -, ma una cordata scala una parete se procede insieme e per le forze politiche vale la stessa cosa, il premier deve guidare questa cordata. Noi saremo i più leali ma la stessa lealtà la chiediamo ai nostri alleati".

"Lasciamo perdere la riedizione di contratti, sanno di film in bianco e nero", servono "pochi traguardi, pochi provvedimenti che giudichiamo fondamentali per imprimere alla legislatura un scatto necessario", dice, parlando dell’agenda 2020 di governo. In ogni caso, spiega ancora Zingaretti, "continuiamo a credere nell’impianto politico di questa maggioranza, non un contratto ma un accordo politico-programmatico tra forze diverse ma alleate che devono dare certezze all’Italia".

Serve, spiega ancora Zingaretti, una "alternativa a questa legge elettorale che giudico pessima perché non da alcuna garanzia e può portare a gravi squilibri". Bisogna fare una "riforma elettore non per danneggiare gli avversari e in tempi brevi, prima del giudizio della Consulta sul referendum Calderoli", ha premesso il segretario del Pd che ha riassunto i passaggi dell’intesa raggiunta nella maggioranza. "Dobbiamo cercare un punto intesa ampio in Parlamento", ha sollecitato Zingaretti chiedendo tra l’altro "il diritto di voto ai fuori sede".

E per quanto riguarda il Pd, il partito deve "iniziare l’anno politico con un appuntamento di confronto e una discussione con i gruppi dirigenti, la delegazione di governo, i gruppi parlamentari, gli amministratori per costruire la nostra proposta del 2020".

La Direzione del Pd si è conclusa approvando all’unanimità la relazione del segretario.

Cannabis light, ira Meloni: "Norma folle"

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"’Ragazzi ce l’abbiamo fatta’. Con queste parole i grillini esultano per l’ok al loro emendamento che permette di commercializzare i fiori della canapa. Sono senza parole: parliamo di una norma folle, che permette di spalancare le porte alla vendita legale di quei prodotti con cannabis a basso contenuto di Thc che il Consiglio superiore della Sanità ha giudicato estremamente pericolosi per la salute". Così la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

"Per Fdi la droga non è mai una cosa leggera e innocua - sottolinea -. E noi continueremo a combattere la sua diffusione e chi la sostiene".

Redazione

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