Le prospettive della legge di bilancio 2019

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Siamo agli sgoccioli dalla presentazione della legge di bilancio 2019 e il da farsi non è ancora chiaro nemmeno ai vertici. Per realizzare tutti i punti dell’agenda di governo, infatti, si intende in primis flat tax, quota 100 per il superamento della legge Fornero, reddito di cittadinanza, ma questo significherebbe superare il limite del 3% del rapporto deficit-Pil fissato dal Trattato di Maastricht. Da tenere in conto che l’Italia, a causa del debito accumulato, non può porsi come obiettivo rientrare in quel 3%, bensì dovrebbe preoccuparsi di non superare lo 0,9%, secondo quanto previsto dal Patto di stabilità siglato nel 2012, nell’ottica di una convergenza verso la parità di bilancio.

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Questi dati, dunque, non sono per niente confortanti e provocano reazioni diverse da parte delle personalità politiche. Da una parte Di Maio sembrerebbe disposto a non sottostare ai limiti imposti dall’Europa piuttosto che tradire la fiducia del proprio elettorato; d’altra, invece, il ministro dell’economia Tria si dimostra aperto al compromesso e, secondo indiscrezioni riportate il 31 agosto da diversi quotidiani, sarebbe pronto a volare a Bruxelles per richiedere un allentamento dei vincoli, che corrisponderebbe ad un aumento della spesa pari a 10 miliardi. In realtà, questo “sconto” richiesto all’Europa basterebbe solamente a scongiurare l’aumento dell’Iva, le altre manovre resterebbero scoperte. Seconto le stime, evitare l’aumento dell’Iva costerebbe, da solo, 12,4 miliardi di euro, ai quali, rispettando gli ambiziosi progetti dei partner di governo, si aggiungerebbero ad esempio i 16 miliardi per il reddito di cittadinanza, almeno da quanto calcolato dal leghista Brambilla. A questi si sommano ancora i costi per la Quota 100 che si presenterebbe onerosa, prevedendo una pensione anticipata (con il limite di 64 anni) calcolata sulla base della sommatoria tra età anagrafica e versamenti contributivi, pari a 100, che in base ai dati dell’INPS costerebbe 8 miliardi. Da non dimenticare la Flat tax con l’introduzione di un’aliquota fissa del 15% per i redditi fino a 80.000 euro, e del 20% per i redditi superiori, che avrebbe un costo di 3,5 miliardi.

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Il rischio, dunque, che l’Europa possa bocciare la legge di bilancio è reale e, sottostando alle direttive, si rischierebbe da una parte di incrementare una politica di austerity con tagli sul welfare e dall’altra di non attenersi ai punti del contratto di governo, svuotando il voto di un peso sostanziale e dunque, in conclusione, intaccando, in entrambi i casi, uno stato di diritto.

Una soluzione parziale sarebbe iniziare a spostare le risorse, ad oggi presenti, verso i contenuti del contratto di governo, eliminando ad esempio gli 80 euro di sgravio fiscale di Matteo Renzi e il Rei, il reddito di inclusione sociale. Aspettiamo dunque che si faccia chiarezza sulla questione.

Federica Scippa

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