Le determinanti del tasso di disoccupazione in Europa

La disoccupazione cresce con la riduzione del PIL. La quarta rivoluzione industriale potrebbe rendere irrilevante il ruolo del capitale umano nel sistema produttivo

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Il database dell’Eurostat presenta alcune variabili di carattere macro-economico che possono essere utilizzate per analizzare l’andamento del tasso di disoccupazione inteso come percentuale della popolazione attiva. In modo particolare i dati fanno riferimento al periodo tra il 2010 ed il 2018 e fa riferimento ai seguenti paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Montenegro, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sweden, Regno Unito. Il modello analizzato è indicato di seguito:

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Variabile

Relazione

y

Total unemployment rate Percentage of active population

Tasso di disoccupazione totale Percentuale di popolazione attiva

x_1

PIL pro capite

PIL pro capite

Negativa

x_2

Total general government expenditure % of GDP

Spesa totale delle amministrazioni pubbliche in% del PIL

Positiva

x_3

Taxes on production and imports % of GDP

Imposte sulla produzione e importazioni% del PIL

Negativa

x_4

Current taxes on income, wealth, etc. % of GDP

Imposte correnti su reddito, ricchezza, ecc.% Del PIL

Negativa

x_5

Social benefits (other than social transfers in kind) paid by general government % of GDP

Prestazioni sociali (diverse dai trasferimenti sociali in natura) pagate dalle amministrazioni pubbliche in% del PIL

Positiva

x_6

General government gross fixed capital formation % of GDP

Capitale fisso lordo delle amministrazioni pubbliche% del PIL

Positiva

x_7

Comparative price levels of final consumption by private households including indirect taxes (EU28 = 100)

Livelli comparativi di prezzo del consumo finale da parte delle famiglie, incluse le imposte indirette (EU28 = 100)

Positiva

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Figura 1. Modello econometrico stimato.

La relazione tra il tasso di disoccupazione ed il PIL pro-capite. Si tratta di una relazione positiva. L’andamento della disoccupazione tende a diminuire con la crescita del PIL pro-capite. La crescita economica è associata ad una crescita dell’occupazione e quindi si viene a determinare una condizione di riduzione del tasso di disoccupazione. La riduzione del tasso di disoccupazione è pertanto una conseguenza della crescita economica. Si tratta di una considerazione che può essere considerata come normale nel contesto del modello di crescita economica. Tuttavia non bisogna dare per scontato che nel futuro la crescita economica sia ancora associata ad una riduzione della disoccupazione. Infatti è assai probabile che nel futuro tasso di crescita del Prodotto Interno Lordo e tasso di crescita della disoccupazione siano positivamente correlati per il fatto che una parte assai rilevante dell’attività produttiva verrà svolta dai robot e dall’intelligenza artificiale. Infatti la quarta rivoluzione industriale promette di ridurre il numero degli operai per il tramite della crescita dell’utilizzo dei robot, mentre l’intelligenza artificiale eliminerà gran parte dei colletti bianchi. Pertanto sia i colletti blu che i colletti bianchi potrebbero essere effettivamente sostituiti da robot i primi e intelligenza artificiale i secondi e quindi si potrebbe creare una condizione nell’ambito della quale la crescita economica potenzia la tecnologia la quale genera un ulteriore crescita economica pure in presenza di una occupazione ridotta. In questo senso è molto importante ragionare di quelli che potrebbero essere effettivamente gli effetti futuri della disoccupazione di massa che potrebbe determinarsi in connessione della relazione tra tasso di crescita del prodotto interno lordo e tasso di crescita della disoccupazione. Saranno infatti necessarie delle politiche economiche a sostegno dell’occupazione, le quali però risultano essere sempre più difficili da realizzare in presenza di una crescita dell’indebitamento dello stato e di una riduzione del reddito e delle imposte ad esso connesse. Appare così quasi necessaria l’ipotesi di tassazione dei robot [1] per ottenere le risorse da ridistribuire come sussidio alla disoccupazione oppure come reddito universalistico e probabilmente la medesima misura va utilizzata anche con riferimento agli algoritmi. Se infatti la crescita avverrà grazie alla tecnologia e se la tecnologia utilizzerà sempre meno il capitale umano allora la tassazione di robot e algoritmi è l’elemento essenziale per potere sostenere forme di welfare state ed evitare la tragedia dell’insorgenza della “classe inutile” [2] ovvero di persone che non hanno nessuna possibilità di avere un ruolo economico nelle istituzioni pubbliche e nelle organizzazioni private poiché prive di skills nel contesto della civiltà 4.0.

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Figura 2. Relazione tra il tasso di crescita del Pil e l’andamento del tasso di disoccupazione come percentuale della popolazione attiva. Fonte: Eurostat, nostra elaborazione.

La relazione tra tasso di disoccupazione e spesa totale delle amministrazioni pubbliche come percentuale del PIL. Si tratta di una relazione positiva. La crescita della spesa totale delle amministrazioni infatti avviene generalmente in connessione con periodi di riduzione del PIL che si configurano come periodi di crescente disoccupazione. La crescita della spesa delle amministrazioni pubbliche viene ad essere definita come una percentuale del PIL. Poiché quando il PIL si riduce il tasso di crescita della spesa pubblica aumenta, allora si verifica anche una crescita della disoccupazione. La proposizione potrebbe apparire paradossale in quanto in genere la crescita della spesa delle amministrazioni pubbliche viene ad essere considerata come un driver per la crescita dell’occupazione. Tuttavia in realtà è proprio nei periodi di crisi, ovvero quando il tasso di crescita del PIL si riduce, che cresce la spesa pubblica. Occorre in ogni caso considerare che nel futuro la possibilità di utilizzare la spesa pubblica per far fronte ad una crisi economica tende ad essere molto ridotta. Infatti la crescita del debito pubblico rende molto difficile per gli Stati agire per il tramite della spesa pubblica. Pertanto è probabile che nel futuro questa relazione tra spesa pubblica e tasso di disoccupazione potrebbe anche cambiare e diventare positiva, ovvero in condizione avverse spesa pubblica e disoccupazione verrebbero comunemente ridotte dalla presenza del debito pubblico.

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Figura 3. Relazione tra il tasso di disoccupazione e la spesa complessiva del governo come percentuale del PIL. Fonte: Eurostat, ns. elaborazioni.

La relazione tra il tasso di disoccupazione totale come percentuale della popolazione attiva ed il valore delle imposte sulla produzione e sulle importazioni. Si tratta di una relazione negativa ovvero se il tasso di disoccupazione cresce le imposte sula produzione e sull’importazione diminuiscono. La relazione pertanto è chiara ed evidente il tasso di disoccupazione è manifestato in connessione con riduzioni del prodotto interno lordo. La riduzione del prodotto interno lordo si manifesta sia come una riduzione della produzione, e quindi con una riduzione delle imposte derivanti dalla produzione, che come una riduzione del valore delle importazioni, ovvero con una riduzione dei consumi e degli acquisti di materie prime e di beni intermedi. La crescita del tasso di disoccupazione infatti non è soltanto rappresentativa della riduzione della produzione realizzata dalle imprese, quanto piuttosto diventa anche un elemento in grado di rappresentare una riduzione dei consumi delle famiglie che acquistano prodotti finiti dall’estero, oltre che, ovviamente, una riduzione dei beni importati dall’estero ed utilizzati dalle imprese nel ciclo produttivo. Si viene così a creare una fase di riduzione insieme della produzione e delle importazioni e chiaramente anche le relative imposte diminuiscono.

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Figura 4. La relazione tra tasso di disoccupazione e il valore delle tasse derivanti dalla produzione e dalle importazioni. Fonte. Eurostat, nostre elaborazioni.

La relazione tra il tasso di disoccupazione totale come percentuale della popolazione attiva e le imposte correnti sul reddito, sulla ricchezza come percentuale del PIL. Si tratta di una relazione negativa. Ovvero la crescita del tasso di disoccupazione è associata ad una riduzione delle imposte sul reddito e sulla ricchezza. La relazione può essere meglio compresa se si considera che la crescita del tasso di disoccupazione induce ad una riduzione del reddito e della ricchezza. Ne deriva che anche le imposte che sono calcolate sul reddito e sulla ricchezza vengono ad essere ridotte a seguito della crescita del tasso di disoccupazione. Tuttavia è molto probabile che nel futuro le imposte sul reddito tenderanno a scomparire per una parte rilevante della popolazione, se l’ipotesi dell’insorgenza di una classe inutile di persone dovesse effettivamente verificarsi anche solo parzialmente. Infatti se la robotizzazione e l’intelligenza artificiale dovessero effettivamente sostituire il lavoro manuale degli operai ed il lavoro intellettuale dei professionisti allora la componente del reddito da lavoro si ridurrebbe significativamente e con essa si ridurrebbero anche le entrate fiscali corrispondenti.

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La relazione tra il tasso di disoccupazione totale come percentuale della popolazione attiva e le prestazioni sociali diverse dai trasferimenti sociali in natura pagate dalle amministrazioni pubbliche in % del PIL. Si tratta di una relazione positiva. Ovviamente la crescita del numero dei disoccupati comporta una crescita delle prestazioni sociali pagate dalle amministrazioni pubbliche. Chiaramente anche in questo caso esistono delle problematiche di finanza pubblica che possono manifestarsi prospetticamente. Se infatti gli stati continueranno a vedere il proprio debito pubblico crescere, come accade sostanzialmente in tutti i paesi del campione considerato, allora evidentemente esisterà una difficoltà da parte di molti stati a mantenere elevati livelli di politiche economiche sociali. Inoltre in presenza di un avvenimento economico avverso, come per esempio una crisi finanziaria, la possibilità da parte dell’economia pubblica di realizzare anche solo parzialmente un intervento di politica economica sociale diventa assai scarsa.

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La relazione tra il tasso di disoccupazione totale come percentuale della popolazione attiva e il capitale fisso lordo delle amministrazioni pubbliche% del PIL. Si tratta di una relazione positiva. Gli investimenti pubblici delle amministrazioni nelle immobilizzazioni crescono in connessione ad una crescita della disoccupazione. In modo particolare gli investimenti della pubblica amministrazione vengono ad essere posti in essere proprio per contrastare la disoccupazione. Durante le fasi di disoccupazione cresce infatti l’investimento pubblico per incrementare le probabilità di ripresa economica e quindi fare in modo che la disoccupazione torni ad un livello “normale”. Tuttavia è chiaro che nulla impedisce alle amministrazioni pubbliche di realizzare degli investimenti anche durante la crescita economica, tuttavia alcuni limiti di politica economica presenti nei trattati ed alcune limitazioni della finanza pubblica non consentono di realizzare investimenti anche durante la crescita per allungare le fasi espansive.

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La relazione tra il tasso di disoccupazione totale come percentuale della popolazione attiva e i livelli comparativi di prezzo del consumo finale da parte delle famiglie, incluse le imposte indirette (EU28 = 100). Si tratta di una relazione positiva. Il livello dei prezzi comparativi è infatti una misura della crescita del carovita. Chiaramente la disoccupazione comporta la crescita del carovita perché per il disoccupato subisce una riduzione di reddito e anche se il prezzo dei beni e servizi rimane costante, in termini relativi, il prezzo risulta essere crescente. La disoccupazione peggiora la condizione di vita delle persone e riduce le loro possibilità di realizzare degli acquisti, ovvero di acquistare gli stessi panieri di beni e servizi che acquistava precedentemente, anche se effettivamente gli stessi panieri hanno sempre lo stesso prezzo.

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Conclusioni. Il modello stimato in realtà non presenta degli elementi di particolare innovatività e pertanto risulta essere abbastanza in linea con l’economia mainstream. Il tasso di disoccupazione è pertanto correlato:

  • In modo negativo al PIL;
  • In modo positivo alla spesa pubblica;
  • In modo negativa alle imposte sulla produzione e importazioni;
  • In modo negativo rispetto alle imposte correnti sul reddito e sulla ricchezza;
  • In modo positivo rispetto alle prestazioni sociali;
  • In modo positivo rispetto agli investimenti pubblici nelle immobilizzazioni;
  • In modo positivo rispetto al carovita.

Tuttavia le proposizioni che sono indicate sono parziali. Esse sono sottoposte ad un cambiamento in atto nel sistema produttivo che riguarda l’utilizzo della tecnologia. L’industria 4.0 tende a relegare la componente umana ad una dimensione di inutilità. La robotica e l’intelligenza artificiale rischiano di essere dei job-killer molto raffinati in grado di fare saltare le relazioni che pure nel modello testato risultano essere significative. Allora occorre comprendere che il portato delle proposizioni economiche è legato alla contingenza dei dati. Le relazioni tra le variabili economiche possono cambiare, e la tecnologia della quarta rivoluzione industriale tende a relegare il capitale umano ad una dimensione di assoluta irrilevanza.

Angelo Leogrande

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