Lavoro in Italia

La “raccomandazione” ha la meglio anche sui social

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Il digital recruiting è diventato uno strumento di fondamentale importanza e un passaggio obbligatorio per chi cerca od offre lavoro. La formula magica divenuta ormai fondamentale all’interno delle risorse umane di ogni azienda che si rispetti, è cercare o comunque attivarsi per effettuare un primo screening di un potenziale candidato attraverso una ricerca dal carattere social e digital di chi cerca occupazione.

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La tendenza è quella nota come smart working, ovvero l’utilizzo di tecniche come per esempio l’AI in grado non solo di alleggerire il lavoro del recruiting, ma anche nel favorire una serie di colloqui basati sull’intermediazione dei pc (videointerviste). Le skill richieste e certificabili si arricchiscono di una componente basata sulla relazione tra le parti in comunicazione attraverso le nuove tecnologie e supportate da importanti strumenti social dedicati come per esempio Linkedin.

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La domanda è allora se i nuovi strumenti del comunicare, come appunto Linkedin e i suoi fratelli, siano altrettanto affidabili ed efficaci rispetto alla classica raccomandazione. Lo studio condotto da OnePoll, società inglese specializzata in ricerche di mercato, ripreso poi dal blog di Viking Italia, ha permesso di indagare meglio come sia il mercato del lavoro in Italia. Trovare lavoro grazie al networking è oggi possibile?

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La campagna di Viking ha cercato di rispondere a queste e altre domande coinvolgendo un campione rappresentativo di ben 1000 lavoratori italiani e facendo emergere come il 53% degli intervistati sostenesse che il networking in effetti abbia avuto un suo peso per la loro carriera, ma nello stesso tempo il 50% afferma di aggiornare il proprio curriculum meno di una volta l’anno, 3 persone su 5 non si recano quasi mai a eventi di networking, o per mancanza di tempo o perché vi siano pochi eventi nelle vicinanze e infine il 48% ha perso i contatti con gli ex-colleghi. Ci si chiede allora quale sia il ruolo delle piattaforme di condivisione e di LinkedIn in particolare nella ricerca di lavoro.

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Gli intervistati rispondono che il social specializzato nello sviluppo lavorativo piace poco: il 41% non aggiorna quasi mai il profilo, il 45% non pubblica quasi mai niente in bacheca e il 48% non parla mai con i recruiter online o con le altre conoscenze. Non decolla dunque la strada del networking online per gli italiani alla ricerca di lavoro, mentre rimane intatto un mito, un punto fermo nelle preferenze degli italiani di ieri e di oggi per trovare un’occupazione, la cara vecchia raccomandazione: un partecipante su due infatti è stato raccomandato per un lavoro o un colloquio da un amico, mentre il 25% ha sfruttato delle vecchie conoscenze professionali.

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Quasi tutti gli intervistati (70%), sono d’accordo che in Italia il nepotismo e i favoritismi in generale predominano sulla meritocrazia e sui titoli di studio. Uno su due dei mille intervistati del campione pensa che raccomandare sia giusto e tra le ragioni emerge il fatto che la raccomandazione sia una pratica d’uso comune e in grado di velocizzare il recruiting. Il 33% degli intervistati ritiene invece le raccomandazioni ingiuste perché la persona che viene raccomandata non possiede le abilità dovute per un certo tipo di lavoro. Sono i giovanissimi a pensare che sia sbagliato raccomandare qualcuno per una certa mansione lavorativa, ma ciò non li esime da essere il gruppo più raccomandato d’Italia: il 53% ha ricevuto un’offerta di un posto di lavoro o di un colloquio da un genitore, il 53% da un ex collega e il 42% dal partner. E i social? Usati sì ma con parsimonia. Nonostante il digital recruiting sia andato moltiplicandosi negli ultimi tempi (fioriscono siti e piattaforme come Employerland, Just Knock, Meritocracy), i giovani sono ancora poco propensi a sfruttare le potenzialità del web per cercare, senza “spintarelle” parentali, un posto di lavoro. La ricerca di un’occupazione implementa strade digitali, ma è ancora l’approccio analogico della raccomandazione a spostare determinati e atavici meccanismi tipici del Belpaese.

Andrea Alessandrino

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