La vera “crisi” è l’Incompetenza!

Meno analisi e più azione

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Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi”.

cms_236/th_(2)_1387056003.jpgNelle parole di Albert Einstein non c’è solo il mondo come poteva essere visto nel 1931, ma c’è di più: c’è il mondo di ogni ragazzo o ragazza che oggi cerca lavoro e non lo trova, il mondo dell’imprenditore che si vede sbalzato dal sistema senza riuscire a riconquistare quote oramai cannibalizzate dall’apertura dei mercati. Occuparsi di progettazione formativa e valutazione del personale, permette, tra le altre cose, di constatare che i più giovani molto spesso si avviano alla ricerca del lavoro con aspettative non allineate al sistema in cui cercano di entrare.

cms_236/th_(3).jpgAvere l’aspettativa di trovare un lavoro è legittimo e naturale ma in pochi hanno anche degli obiettivi ben strutturati, e direi quasi mai un reale progetto di vita personale. Un progetto di vita presuppone una serie di obiettivi che dovrebbero essere fondati su dei bisogni ma spesso si osserva uno scollamento tra le aspettative e i bisogni. I bisogni molte volte sono in netta contraddizione rispetto a quello che ai giovani piacerebbe fare. E sia ben chiaro avere degli obiettivi non significa necessariamente raggiungerli, ma almeno avere un verso e una direzione a cui orientarsi. Del resto come sosteneva il poeta latino Lucio Anneo Seneca “non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.

cms_236/th_(4).jpgStephen Covey, il carismatico guru statunitense della motivazione personale e della leadership in uno dei suoi più celebri libri scrive: “Ho conosciuto troppe persone nella mia vita affannosamente impegnate a scalare la scala del successo per poi accorgersi, troppo tardi, di averla appoggiata sul muro sbagliato”. Il progetto di vita è quindi come il muro su cui appoggiare la scala e gli scalini come gli obiettivi per cui lottare. Non credo esistano scelte sbagliate o giuste al massimo esistono problemi gestiti o non gestiti e per gestione non si intende solo analisi, abitudine più diffusa della vera ricerca delle soluzioni, così come non credo esistano scalate facili credo invece che esistano scalate difficili o difficilissime, ma se si ha un progetto e un’ambizione è giusto lottare per avanzare di quei tre centimetri che ci permettono di ridurre la distanza da ciò che desideriamo.L’estrema sintesi del concetto pertanto è “Coerenza”. Solo muovendosi in una prospettiva come questa può accadere che tutte le opportunità che si presentano ad un giovane, in termini di esperienze, siano colte e diventino bagaglio personale in grado di arricchire.

cms_236/th_(5).jpgUn’esperienza lavorativa, per esempio, di due o tre mesi, anche se gratuita, per conto di una società, non è mai tempo perso: due o tre mesi di esperienza formativa, rappresentano comunque un avanzamento nel percorso del proprio progetto di vita purché il tutto risponda al principio di coerenza. L’esperienza è il miglior allenamento per imparare a potenziare le nostre competenze e soprattutto per abituarci ad agirle in “contesti lavorativi” e “non solo cognitivi”. Sulla carta funziona tutto, nella realtà no, la vera sfida è quindi imparare ad agire le competenze non basta possederle, il possesso spesso lo certificano i titoli che appendiamo al muro, la capacità di agirle i luoghi di lavoro, che non sono sempre come descritti nei libri, anzi sono sempre più spesso lo specchio del sistema in cui cerchiamo di entrare, aziende esplose nelle mani del nonno, non necessariamente nate da un idea imprenditoriale e non necessariamente basate su principi imprenditoriali, gestite in forma familiare e non perfettamente organizzate, e li ricchi dei nostri “saperi”, delle nostre certificazioni e delle nostre competenze non riusciamo a creare valore, dando la colpa agli altri. Ma se siamo noi quelli che non creano valore, siamo noi a doverci mettere in discussione e non i sistemi famigliari disorganizzati in cui cerchiamo di entrare, almeno loro hanno creato qualcosa e cercano qualcuno che gli aiuti. Il paradigma del valutatore è pertanto quello di constatare che “Il soggetto ha tutte le competenze previste, ma “NON LE AGISCE” pertanto ha le competenze ma non è competente.

cms_236/po.jpgL’obiettivo principale non può essere solo quello del fatturato. Il progetto porta al fatturato, ma quando parte da lì, si fa confusione tra valori e importi in fattura, tra mezzi e risultati, il progetto si realizza attraverso l’acquisizione delle competenze esperenziate che rappresentano metaforicamente il saper fare o meglio il “saper pescare”, anche se questo comporta che per un certo periodo non entri nulla o quasi nulla in tasca. Il pescatore quando impara a pescare potrebbe non mangiare pesce, ma sa che non è tempo perso, una volta acquisite le competenze saprà farlo per il resto della vita. Bill Gates insegna che il valore di una persona è proporzionale alle competenze spendibili che possiede. Non siamo il valore dei beni materiali che possediamo; se ce li dovessero rubare ci ritroveremo esattamente ciò che siamo, nudi, noi soli con le nostre competenze o con le nostre incompetenze. Una persona competente è in grado di ricreare valore in qualsiasi parte del mondo in cui si trova. Perché ovunque egli saprà pescare.

cms_236/th_(6).jpgMio nonno mi ha insegnato una cosa saggia, “analizzare i problemi non li risolve”, è ulteriore legna per chi vuole alimentare le scuse”. L’analisi senza azione è tempo perso, nella “logica del fare” basta allora partire da semplici domande: Domanda numero uno: qual è il mio progetto di vita? o più semplicemente, dove vorrei essere tra 5/10 anni? Domanda numero due: quali competenze sono funzionali, immediatamente spendibili e/o coerenti al mio progetto? Domanda numero tre: come devo fare per acquisire queste competenze? Quarta domanda: che cosa sto facendo per acquisirle ed esperenziarle? .La quarta è di sicuro la più scomoda e sia ben chiaro il soggetto é definito “cosa sto facendo IO per.” In qualsiasi momento della giornata sarebbe sufficiente chiedersi cosa abbiamo fatto nell’ultima ora per risolvere quello che percepiamo come “nostro problema” certi del fatto che nessun altro lo stia risolvendo per noi. Porsi queste domande significa cominciare ad essere “pro-attivi” cioè iniziare ad operare senza attendere che qualcosa accada e prendere l’iniziativa per realizzare ciò che è giusto e necessario. Bisogna imparare più semplicemente ad essere come l’acqua: l’acqua quando trova l’ostacolo non si blocca ad analizzarlo, non si ferma a pensare perché c’è l’ostacolo. Riesce ad infilarsi anche in un minuscola fessura e fluisce dall’altra parte, proseguendo il suo cammino, in continuo divenire, senza mai fermarsi, "senza perdere la propria identità".

Massimo Favia

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