La stretta di Salvini

Vaccini, anagrafe ’salva’ genitori da obbligo certificati - Eutanasia, Exit-Italia - Raggi accusa Zingaretti - Toti: " rivoluzione d’ottobre" - Sala: "Mia battaglia è di principio"

7_7_2019_Notizie_daLL_Italia.jpg

La stretta di Salvini

cms_13397/salvini38_fg.jpg

“Al Decreto Sicurezza Bis la Lega presenterà emendamenti per aumentare le multe fino al milione di euro e rendere più semplici sequestri dei mezzi”. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, annuncia la stretta e parlando di Ong sottolinea: “Rifiutano acqua per poter dichiarare lo stato di necessità a bordo e forzare il blocco: così sperano nell’impunità. Chiedono soldi per pagare le multe previste dal Decreto Sicurezza Bis: così aumentano le donazioni e il business. Sono tornate davanti alla Libia: così incentivano le partenze e il rischio di naufragi e fanno felici gli scafisti. Queste sono le Ong. Non ci faremo intimidire, non ci piegheremo ai ricatti, difenderemo l’Italia”.

In mattinata, a chi gli chiedeva se attualmente i porti in Libia sono sicuri, il vicepremier aveva risposto: "In questo momento, no". Quanto al pericolo che possa arrivare proprio da quel Paese un flusso massiccio di migranti, aveva replicato: "Stiamo lavorando con il governo libico perché la situazione torni tranquilla". L’obiettivo è evitare che vengano smistati in Europa, "c’è una guardia costiera che lavora bene, c’è un governo legittimamente riconosciuto e con loro ragioniamo", ha detto Salvini.

Alla domanda se il Trattato di Dublino verrà ridiscusso, il ministro dell’Interno ha risposto: "Non mi sembra che la maggioranza dei Paesi europei sia intenzionato a farlo, e quindi ci stiamo attrezzando per ridiscuterlo sostanzialmente da soli". "Stiamo ragionando - ha concluso - per superare delle regole che non funzionano".

Vaccini, anagrafe ’salva’ genitori da obbligo certificati

cms_13397/vaccini_ftg.jpg

(Barbara Di Chiara) - Nessuna ’corsa al certificato’ per iscrivere i bambini a scuola. L’anagrafe vaccinale attivata dal ministero della Salute, spiegano fonti del dicastero all’Adnkronos Salute, evita infatti ai genitori l’obbligo di presentare entro il 10 luglio, come era previsto dal decreto Lorenzin ancora oggi in vigore, la certificazione delle avvenute vaccinazioni per l’iscrizione alle scuole. Il sistema è infatti oggi del tutto automatizzato e sono le Asl a comunicare i dati agli istituti scolastici. E nel caso in cui non si risulti in linea con la legge, le irregolarità sono già state comunicate dalle Asl di riferimento, entro il 10 giugno, al dirigente scolastico. Il quale, entro il 10 luglio, deve richiedere i documenti mancanti ai genitori. Questi ultimi avranno a loro volta 10 giorni di tempo per produrli.

Se per l’anno scolastico 2018-2019 occorreva presentare i certificati vaccinali o una autocertificazione entro il 10 marzo 2019, per l’anno scolastico 2019-2020, le cui iscrizioni sono avvenute a febbraio, non c’è bisogno di autocertificare e certificare nulla perché a novembre 2018 il ministero ha istituito l’anagrafe nazionale, e i sistemi regionali sono a regime da aprile e hanno trasmesso i dati. Mancano solamente quelli delle province di Trento e Bolzano. I genitori non devono dunque comunicare nulla alla scuola. Se c’è qualche problema informatico, il dirigente scolastico li contatta per risolvere la situazione. E nel caso di mancata volontà di vaccinare il bambino, scatteranno le sanzioni previste. Anche dal ministero dell’Istruzione confermano che il sistema è a regime e che i genitori non devono presentare documentazione a meno che non venga richiesta dalla scuola.

Fonti del ministero dell’Istruzione spiegano all’Adnkronos Salute che sarà necessario presentare la certificazione cartacea delle avvenute vaccinazioni solo nel caso in cui, dopo lo scambio dei dati tra le Asl e le scuole, emergesse che il proprio bambino non sia in regola con gli obblighi previsti ai fini dell’iscrizione scolastica. L’ipotesi di dover presentare documentazione cartacea, dunque, emergerà solo in caso di problemi nel sistema informatico o di incongruenze: in tale caso le famiglie vengono contattate e possono dimostrare la regolarità della situazione vaccinale del bambino.

In una nota congiunta i due ministeri confermano poi quanto descritto dall’Adnkronos Salute. "In riferimento alla scadenza del 10 luglio - si legge nella nota - per la presentazione dei certificati di avvenute vaccinazioni per le iscrizioni scolastiche, prevista dalla normativa vigente (cd. legge Lorenzin), il ministero della Salute e il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca precisano che, essendo stata attivata l’anagrafe nazionale vaccinale, i genitori non hanno più l’obbligo di presentare la documentazione, perché il Sistema ormai automatizzato fa dialogare direttamente Asl e istituti scolastici". "Grazie all’anagrafe vaccinale - si legge ancora nella nota - le situazioni irregolari sono già state comunicate dalle Aziende sanitarie alle istituzioni scolastiche che provvederanno a richiedere i documenti eventualmente mancanti ai genitori. Questi ultimi avranno a loro volta 10 giorni di tempo per portarli a scuola. Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha istituito l’Anagrafe nazionale con decreto ministeriale del 18 settembre scorso. Tutte le Regioni hanno avviato da aprile la trasmissione dei dati, tranne le Province autonome di Trento e Bolzano che saranno presto a regime".

Intanto si registrano passi avanti nell’iter del ddl che prevede le nuove norme in materia di vaccinazione. "Abbiamo fatto tantissime audizioni per rendere il dibattito il più ampio possibile. Adesso siamo in attesa dell’ultimo parere della Commissione Bilancio al testo. Una volta ottenuto si voteranno gli emendamenti in Commissione Igiene e Sanità e mi auguro di riuscire ad approvare il testo in Commissione entro fine luglio" spiega all’Adnkronos Salute Pierpaolo Sileri (M5S), presidente della commissione Sanità del Senato. "E’ ovvio - aggiunge - che poi dovrà essere calendarizzato e votato in Aula, secondo le tempistiche che deciderà la conferenza dei capigruppo. Dopodiché andrà in seconda lettura alla Camera".

Eutanasia, avviso di garanzia a Exit-Italia

cms_13397/monitor_parametri_fg.jpg

Un avviso di garanzia con l’imputazione di "omicidio del consenziente relativamente all’art. 580 del Codice Penale" è stato consegnato a Exit-Italia. Ad annunciarlo è Emilio Coveri, presidente e fondatore di Exit-Italia (Associazione italiana per il diritto a una morte dignitosa), associazione che da anni offre informazioni per ricorrere alla ’dolce morte’ in Svizzera.

L’avviso di garanzia riguarda il caso di una donna siciliana che ha appunto fatto questa scelta recandosi la scorsa primavera in Svizzera, dove è ricorsa al suicidio assistito alla clinica Dignitas. La donna era affetta "da una rara sindrome che le provocava fortissimi dolori e non le permetteva di stare in piedi", spiega Coveri all’Adnkronos Salute. "Marco Cappato non è dunque più solo - dice Coveri - e la politica invece di discutere una normativa di legge sull’eutanasia e suicidio assistito in Italia pensa soltanto a litigare per le solite e ormai vetuste ideologie. Ho dato mandato al mio avvocato di procedere quanto prima con l’incontro col Pm".

Racconta Coveri: "La signora Alessandra Giordano, di Paternò (Ct) mi aveva contattato ad agosto del 2017. Mi ricordo benissimo, ero in barca d’estate e siamo stati al telefono per molto tempo. Mi ha esposto il suo disagio e il suo tormento: anche questo fa parte del mio lavoro, ascoltare. Le ho consigliato di fare testamento biologico, di associarsi a Exit per poi ottenere tutte le informazioni e le indicazioni pratiche per andare in Svizzera e ricorrere al suicidio assistito, scegliendo fra Berna, Basilea e Zurigo. Qui finisce il nostro compito: possiamo solo dare informazioni. Poi ci siamo scambiati delle mail, mi aggiornava sulla situazione, sul fatto che i suoi familiari non erano d’accordo con la sua scelta. Non rinnego quello che le ho detto: ’Alessandra, informati, prendi contatti e parti’.

"Alessandra - aggiunge il presidente Exit - se ne è andata alla clinica Dignitas per morire dignitosamente, perché non ne poteva più delle sofferenze indicibili che aveva e che le avevano rovinato l’esistenza. Stava malissimo e aveva dovuto lasciare il suo lavoro di insegnante perché non riusciva a stare più in piedi dal dolore che aveva. Qualcuno invece dei suoi ’cari’ aveva affermato falsamente che lei era soltanto depressa". E proprio la famiglia "non le avrebbe permesso di andare a morire dignitosamente in Svizzera: lei ha fatto tutto da sola, non ha detto nulla a nessuno ed è partita e ha risolto il suo dolore. Di conseguenza la famiglia Giordano ha fatto un esposto alla Procura della Repubblica di Catania e tra gli altri, sono giunti a noi, e mi hanno invitato a comparire in qualità di presidente della Exit-Italia a cui Alessandra Giordano era associata".

Raggi: "Zingaretti ha preso in giro i romani"

cms_13397/Rifiuti_via_Toscana_Adn260619_1.jpg

’’L’ordinanza politica del segretario Pd e presidente della Regione Lazio Zingaretti si è rivelata inapplicabile. I rifiuti a Roma sono ancora a terra. Il bluff è svelato’’. Così in un tweet la sindaca di Roma, Virginia Raggi, sull’ordinanza del governatore che ha lanciato un ultimatum ad Ama ma al contempo ha ordinato agli impianti del Lazio di lavorare alla massima capacità, anche nei giorni festivi. La sindaca poi rincara la dose in un video su Facebook. "Siamo in un impianto di trattamento dei rifiuti fuori Roma che in base all’ordinanza di Zingaretti dovrebbe accettare i camion dell’Ama di Roma, come vedete i cancelli sono chiusi l’impianto è fermo. Questa è la prova che l’ordinanza non funziona, Zingaretti ha preso in giro tutti i romani" è l’attacco al governatore del Lazio. Le immagini mostrano l’esterno di un impianto, un camion e un operatore dell’Ama. "Noi - dice la sindaca - dovevamo venire qui a scaricare i nostri rifiuti. I camion lavorano, gli operai Ama raccolgono ma continuano a non sapere dove buttare i rifiuti. Questa è la verità. Questo è quello che accade al di là dei proclami. Questa è la prova che ancora oggi i nostri operatori raccolgono, fanno i viaggi, arrivano fuori Roma e i cancelli sono chiusi".

"Ama è pronta a dare totale attuazione a quanto disposto dall’ordinanza regionale sui rifiuti per Roma - dichiara la presidente di Ama Luisa Melara - dunque in pochi giorni potremmo superare le criticità che permangono, ma nessuno degli operatori che devono accogliere i rifiuti di Roma ha, al momento, risposto in esecuzione a quanto in teoria ordinato dal dispositivo regionale, tranne un unico operatore, Rida, dal quale era tra l’altro atteso il maggiore contributo per capienza accertata contrattualmente, che ha, per converso, espresso diniego contravvenendo all’ordinanza’’. ’’Se il quadro non muterà drasticamente, è mio dovere denunciare che tutti gli sforzi - in termini di risorse, uomini e mezzi - che ci apprestiamo a mettere in campo saranno inutili perché Ama non ha gli sbocchi sufficienti per allocare i rifiuti in impianti di trattamento. E’ doveroso evidenziare - anche per informare correttamente i cittadini - che Ama ha pianificato la totale copertura di tutti i flussi dell’indifferenziato prodotto dalla Capitale con contratti stipulati con gli operatori del Lazio. Alcuni di essi, ad oggi, sono inadempienti. Da qui la necessità di un provvedimento straordinario (l’ordinanza regionale) che ha carattere di cogenza. Del problema ho messo al corrente nottetempo anche la Prefettura".

La cabina di regia Ama per la gestione e il superamento della fase di crisi ha lavorato fino ad oltre mezzanotte, ieri, e tornerà a fare il punto anche oggi. Dopo l’accordo che ha prodotto l’apertura con turni potenziati nei festivi dell’impianto di trattamento meccanico biologico di Rocca Cencia, con i sindacati è stato raggiunto un secondo accordo per garantire il dispiegamento massimo, in questa fase, di tutto il personale operativo disponibile (presso le oltre 50 sedi di zona nei municipi, le autorimesse, le officine e unità speciali) e un incremento di almeno un terzo degli addetti al lavoro la domenica.

Ripulire Roma in 7 giorni? ’’Noi ce la facciamo ma le quantità di immondizia che possiamo portare negli impianti del Lazio devono essere certe non solo dichiarate, altrimenti non possiamo dare garanzie - dice all’Adnkronos l’ex amministratore unico di Ama Massimo Bagatti, attualmente direttore operativo della municipalizzata dei rifiuti - Siamo preoccupati, se non abbiamo sbocchi dove portare i rifiuti è un problema serio per Roma’’. ’’Da quando è arrivato il nuovo cda, sono tornato a fare quello che facevo prima: il direttore operativo. Sono stato in prestito per tre mesi e mezzo, ho dato una mano’’. Bagatti ricostruisce come si è arrivati a questa ’’bomba nelle strade di Roma’’. ’’Fino alla fine di maggio abbiamo tenuto bene, poi alcuni eventi hanno determinato questa situazione. Con lo stop di Colari (i due Tmb a Malagrotta, al momento in manutenzione straordinaria, hanno ridotto la quantità di rifiuti trattati, ndr). Dal 3 giugno non abbiamo potuto svuotare circa 40mila cassonetti. Nove giorni di mancanza di raccolta, che si è andata a sommare ad alcune giornate festive e ai due giorni di fermo di Rocca Cencia. Tutti questi fattori hanno determinato questa bomba nelle strade della capitale’’. Ora è arrivata l’ordinanza del governatore Zingaretti. ’’Le macchine la capacità di trattamento ce l’hanno ma alcuni proprietari dicono che non sanno dove portare i rifiuti una volta trattati. Una delle ipotesi è che i proprietari non vogliono spendere quel qualcosa in più, per portarli all’estero o fuori Regione, perché la tariffa è fissa. Ma non è accettabile perché così si limita la capacità di raccolta. Insomma per garantire la pulizia occorre che le destinazioni siano certe e non legate al proprietario dell’impianto’’.

Bagatti parla poi del sito di ’trasferenza’ a Ponte Malnome. ’’La possibilità di una proroga è già scritta nell’ordinanza della Regione Lazio. Stiamo parlando di qualche settimana - spiega - Sul trasbordo a Saxa Rubra siamo in fase di allestimento, partirà nell’arco di qualche settimana. Roma nord ha bisogno di aree di questo tipo. Siamo al lavoro con i Municipi per individuare delle aree di trasbordo, con dei nastri o da camion a camion ma senza toccare terra, e tra qualche giorno arriveremo ad una decisione. Ma se non si hanno destinazioni certe dove portare i rifiuti, i trasbordi o le trasferenze servono a poco’’.

Intanto si registrano ancora roghi di cassonetti nella Capitale. Due cassonetti sono andati in fiamme nella notte in via di Donna Olimpia e sono rimasti danneggiati. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Gianicolense e i vigili del fuoco. Indagini sono in corso.

Toti: "Avremo la nostra rivoluzione d’ottobre"

cms_13397/toti_convention.jpg

Camicia bianca sbottonata sotto un vestito blu, look informale, quasi a dire che il rinnovamento di Forza Italia e di un nuovo centrodestra passa dalla normalità, dall’uomo sorridente e semplice della porta accanto. Così il governatore della Liguria e coordinatore di Fi Giovanni Toti ha varcato la soglia del teatro Brancaccio, dove ha lanciato il movimento ’Italia in crescita’, ed è stato osannato dalla folla presente. Anche il selfie finale con il pubblico ’colorato’ dai cartelli con l’hashtag #IostoconToti, con le note dei Queen in sottofondo e la canzone ‘Don’t Stop Me Now’ è stato un gesto di condivisione, dell’uomo che iniziando un progetto ambizioso e complicato trova anche il tempo di ‘giocare’ con i suoi sostenitori. "Stasera mi divertirò veramente", inizia così la canzone dei Queen, e il governatore della Liguria ha coinvolto con questo spirito le duemila persone accorse a Roma da tutta Italia per ascoltare la sua idea di rivoluzione per un partito nuovo e un nuovo centrodestra.

"Avremo la nostra rivoluzione d’ottobre" dice Toti dal palco dove campeggia l’altro hashtag, #cambiamoinsieme, che segna l’idea di svolta voluta e pensata dal coordinatore di Fi. Ad aprire la convention il video ’Sono al Brancaccio perché #cambiamoinsieme’: immagini e voci al fianco e a sostegno del progetto di Toti e i suoi. "La politica è passione, non permetteremo a nessuno di uccidere questa passione" scandisce il governatore, sottolineando che "la volontà di non assistere impotenti al declino del nostro mondo ci fa essere qui".

"Questa effervescenza fa un po’ paura a qualcuno" rileva, ricordando che "siamo passati dal 40 al 6 per cento, eppure c’è qualcuno che dice non è andata così male. Cosa doveva succedere per andare male?" chiede nel corso del suo intervento. "Qui non c’è nessuno contro Berlusconi - mette in chiaro - siamo tutti grati a Berlusconi per aver costruito non un partito, ma un’era politica che passerà sui libri di storia come seconda Repubblica. Ma gli chiediamo di consentirci di creare la terza Repubblica". "Io non sto strappando nulla - assicura - sto cercando di allargare. Vorrei che dentro quella che è Forza Italia oggi arrivassero gli amici che sono qua, si allargassero i confini, si ragionasse di nomi anche nuovi".

Toti parla anche dei dem. "L’unica cosa che invidio al Pd sono le primarie" dice. E al termine della convention avverte: "Nei prossimi venti giorni" bisogna fissare "una data, una modalità politica per primarie aperte non dentro il partito e commissioni di garanzia che riguardino tutti". "Se decidono che le primarie non si fanno è finita", scandisce ancora. "Ci vuole una data; ci vogliono delle regole - rimarca - non possono essere chiuse dentro l’ambito ristretto del 6 per cento di Forza Italia, chi vuole deve venire e poter votare; bisogna che i coordinatori, tutti gli organismi di partito diventino organismi di garanzia. Allora è un percorso che avrebbe senso". E tutto ciò va stabilito "nei prossimi venti giorni, quando lo vogliamo stabilire? Anche perché un giorno Matteo Salvini si sveglia, decide che questo Paese va a votare e son c...i per tutti".

"Quello che vorrei che fosse chiaro a tutti è che non sto parlando di primarie di Forza Italia - puntualizza - sto parlando di primarie aperte a tutti coloro che vorranno partecipare. Quindi la classe dirigente di Forza Italia deve abituarsi o rassegnarsi all’idea di convivere in un luogo più largo dove ci sono più persone, più idee e più rappresentanze". "Stiamo al 6 per cento - ribadisce - e stiamo calando e fare come l’elefante e la formica (Forza Italia è la formica è la Lega l’elefante) non credo sia una soddisfazione per nessuno". E "se Forza Italia non farà qualcosa molto banalmente non ci occuperemo più di Forza Italia perché scomparirà".

"Oggi c’erano persone con la tessera di Forza Italia, persone che l’hanno abbandonata, persone che avevano la tessera del Pdl, che non l’hanno mai avuta, ragazzi che si sono avvicinati alla politica con le liste civiche: possiamo mettere tutte insieme queste persone e costruire un grande movimento che dia altri 25 anni di futuro alla nostra storia gloriosa? Credo di sì - sottolinea al termine della convention - e credo che lo si possa fare solo con un grande movimento dal basso. Mi auguro che tutti lo abbiano capito dentro e fuori dal mio partito". Toti è netto: "Le primarie noi le faremo, io mi auguro ovviamente di farle con Forza Italia che apre i suoi confini, cancella i tesseramenti, annulla le cariche e invita tutti gli amici che sono in questa sala e fuori da questa sala a partecipare ad un grande movimento costituente per ricostruire qualche cosa di nuovo, diverso, ampio e glorioso per i prossimi 25 anni. Forza Italia ne è parte importante, è nel mio cuore, è il mio partito, mi auguro ce lo facciano fare lì".

Quanto a Berlusconi, "non so se sia felice o meno. L’ho visto ieri, ci siamo confrontati a lungo, la settimana scorsa ha aperto per il partito di cui è presidente un percorso di cambiamento importante, se sono rose fioriranno nelle prossime ore oppure no". Riguardo alle primarie, "non credo che Berlusconi voglia candidarsi, penso che abbia un ruolo molto più alto e molto più nobile".

POKER DI DONNE PER TOTI - ‘L’Italia in crescita’ di Giovanni Toti è stata una convention partecipata. Non solo volti storici di Forza Italia e fedelissimi berlusconiani. Al teatro Brancaccio hanno sfilato i volti nuovi di chi ha raccolto la sfida del governatore della Liguria e coordinatore di Fi. I nuovi totiani. Tra questi, i volti di quattro donne simbolo dell’aria di rinnovamento che si respira. Le quote rosa di Toti, che si sono succedute sul palco prima del suo atteso intervento alla manifestazione. C’è Cristina Ponzanelli, prima sindaca di centrodestra della storia sempre rossa della città ligure di Sarzana. "La Liguria - ha detto la sindaca - è un modello virtuoso da esportare a livello nazionale, in tutta Italia". "Ho detto sì a Toti - ha concluso - per spirito di servizio, perché questa nuova politica è fatta di coraggio, speranza e cambiamento".

Federica De Benedetto, consigliere comunale di Lecce, ha raccolto questa sfida puntando tutto sui giovani e sui progetti legati al lavoro. "I nostri ragazzi - ha detto - devono poter scegliere se andare all’estero a lavorare, non devono essere costretti a farlo". E poi Giulia Marchionni, consigliere comunale a Pesaro, un’altra donna che insieme a Marika Padula, assessore comunale a Potenza, ha scelto di sostenere Toti "entusiaste e onorate di far parte di questa nuova classe politica". Sostegno al governatore ligure è stato espresso, con un video proiettato sul palco, anche dal sindaco di Genova Marco Bucci, che ha ringraziato Toti per l’impegno dimostrato dopo la tragedia del crollo del Ponte Morandi nella ricostruzione e nella gestione dell’emergenza. Un tema, quello della ricostruzione del Ponte, sottolineato anche dalla sindaca di Sarzana: "Dopo il crollo del ponte di Genova gli sforzi per la ricostruzione sono stati enormi".

CARFAGNA - Sia pure a distanza la vice presidente della Camera Mara Carfagna ha avuto modo di restare aggiornata sulla convention del collega-coordinatore Fi. E, secondo quanto si apprende, il suo giudizio si attesta sul riconoscimento che l’evento di ’Italia in crescita’ sia un "segnale di vitalità" di Forza Italia, che dagli avversari come partito veniva dato per archiviato. Secondo Carfagna, tuttavia, questa energia va "incanalata" in modo positivo, allo scopo di far crescere il partito come insieme, e di conseguenza evitando personalismi, se non protagonismi controproducenti. La parola d’ordine, insomma, deve essere "basta polemiche" e la direttrice da seguire è quella di lavorare tutti "sui contenuti". Circa il nodo delle primarie, Carfagna non mostra pregiudizi "verso alcuno strumento" e quale sarà quello più adatto lo deciderà il tavolo delle regole.

GASPARRI - "In primo luogo mi fa piacere che la scissione, paventata nelle scorse settimane, non si sia verificata - commenta all’Adnkronos il senatore Maurizio Gasparri (Fi) - Le scissioni non portano bene a chi le fa. Al di là dei teatri e dei padiglioni pieni: basti ricordare Futuro e libertà, Ncd negli studios sulla Tiburtina dove poi pure Montezemolo portò qualche migliaio di persone, i sostenitori degli eventi di Fitto....". "Dopodiché - prosegue - se Toti citasse meno Mao e Lenin, tra il bombardamento del quartier generale e la rivoluzione d’ottobre, penso che non farebbe male: gli suggerisco qualche nome alternativo, tipo Churchill, Michels, Einaudi, Machiavelli, Prezzolini... Se proprio deve guardare a Oriente, anziché al nostro Occidente, meglio Putin!". "Battute a parte - prosegue - chi è stato nominato coordinatore ha delle responsabilità generali verso i militanti e i dirigenti. Il rispetto verso Berlusconi, poi, deve essere sostanziale e non formale. Tutti in Forza Italia debbono molto a Berlusconi, alcuni gli devono tutto. Ci aspettiamo che la discussione sia ariosa e che tutti vi prendano parte in un modo corretto. Altrimenti, se il gioco è a chi alza di più la voce, si rischia di fare la Corrida di Corrado".

Sala: "Mia battaglia è di principio"

cms_13397/Giuseppe_Sala_Fg_1.jpg

"Le sentenze si rispettano, non si contestano e io non le contesterò, esprimerò un giudizio rispetto alla qualità della sentenza una volta che avrò letto carte, come si può fare in democrazia. Sono amareggiatissimo, ma profondamente rispettoso della sentenza". Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, all’indomani della sentenza di condanna nel processo Expo a cui hanno fatto seguito tanti attestati di vicinanza tra cui quello del leader della Lega, Matteo Salvini. "Quando c’è da ringraziare lo ringrazio, credo che abbia fatto dichiarazioni di buonsenso", ha aggiunto il primo cittadino che rispetto al suo futuro è attendista: "E’ presto per pensarci".

Più della condanna, convertita in multa da 45mila euro, a preoccupare Sala, anche in vista dell’appuntamento di Milano-Cortina che vedrà impegnati amministratori e privati, è il rischio "troppo elevato" che può incorrere "di fronte all’idea di entrare nell’ambito pubblico sia a livello politico sia a livello manageriale", ha spiegato a margine del suo intervento al villaggio Coldiretti a Milano. "Vi prego di credermi che la battaglia non è per la mia posizione personale. Io alla fine assorbo, sono abbastanza resiliente, ma una battaglia di principio, va fatta altrimenti continuerà ad esserci questa impermeabilità tra mondo privato e mondo pubblico. Quando funziona invece porta valore, perché dal privato porti la tua esperienza, la tua freschezza per cui questo è un tema importante per il nostro Paese", ha concluso Sala.

Oggi Salvini, a chi gli chiedeva un commento sulla condanna del sindaco, ha replicato: "Non c’è niente da festeggiare, di questo passo non troviamo neanche più un cittadino italiano disponibile a fare il sindaco, il consigliere o il ministro perché se firmi la riga sbagliata sul modulo sbagliato sei automaticamente inquisito. E’ una sentenza che mi rammarica, non fatemi commentare altre sentenze sennò mi portano via entro 15 giorni". Tra Salvini e Sala c’è stata una calorosa stretta di mano.

Redazione

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su